Quello tra cinema e divismo è uno strano rapporto che vive e si alimenta grazie a uno scambio reciproco. Questo particolare legame simbiotico ha da subito sviluppato una virale forma di attrazione nel pubblico. Infatti si è confermato nel tempo uno tra i principali fenomeni del costume sociale.

Divi e Dive sono rivestiti di glamour, un’aurea magica scintilla avvolgendoli e preservandoli dal contatto con il pubblico. Alimenta questa patina il trucco, l’acconciatura, e naturalmente l’abito.

Così i costumi di scena, si sono spesso spostati dal set all’alta moda, raggiungendo in alcuni casi la grande distribuzione low cost.

Iconici, evergreen, indimenticabili, hanno segnato il proprio tempo giungendo intatti al presente e divenendo preziosa fonte di ispirazione per stilisti e costume designers. Sono abiti magici, promettono l’illusione di un sogno a chi li indossa, spostandosi dalle teche dei musei del costume alle vetrine dei negozi alla moda.

Misteriosa, androgina, emancipata con la sua corvina chioma a caschetto la diva del muto Louise Brooks indossò per la prima volta nella storia del cinema abitini succinti e semitrasparenti, spesso firmati Patou.

In tal modo contribuì alla diffusione della tendenza Flapper, ripresa nel 2013 da Prada nel film “The Great Gatsby” .

Ambigua, algida ed enigmatica Greta Garbo riuscì ad attraversare il muto giungendo alla popolarità assoluta con il sonoro. Look maschile e sensuale in “The single standard” (1929). Tra i suoi costumi più sofisticati e Avant-Garde quelli realizzati nel 1931 da Adrian per “Mata Hari”.

Lo stesso costumista, celebrato già nel proprio tempo, l’autore dei sensuali abiti indossati da una tra le più belle attrici della Old Hollywood: Joan Crawford.

storia del cinema e della moda Audrey Hepburn Life&People Magazine lifeandpeople.it

Audrey Hepburn

Questa sofisticata eleganza trovò un’antagonista in quella eccessiva, sfrontata, Queer esibita da Marlene Dietrich tra gli anni ’30 e ‘40.

Memorabili i costumi adornati da piume di gallo realizzati da Travis Banton con la collaborazione della stessa attrice che li indossò in “Shangai Express” (1932). Ancor più iconici restano i suoi tailleur dal gusto ominile firmati Chanel, look ripreso decenni dopo dalla cantante Madonna.

E un’altra cantante di fama internazionale, Milva, è stata sedotta dal look intramontabile parte dell’estetica di un’attrice: Rita Hayworth.

Il sensuale abito in raso nero è uno tra gli indumenti dalla linea maggiormente riprodotta nella recente storia della moda. Realizzato dal costumista statunitense  Jean Louis e utilizzato dalla diva in “Gilda”, 1946, durante la sua esibizione nel celebre “Put The Blame On Mame”.

Dopo pochi anni  giunse sul grande schermo la star che più di chiunque altra segnò la storia del cinema e della moda,

rimanendone una indiscussa icona: Marilyn Monroe.

L’abito bianco plissé indossato nel 1955 in “Quando la moglie è in vacanza”, e quello in seta rosa shocking realizzato da Travilla per la  pellicola “Gli uomini preferiscono le bionde” – 1953 – restano i suoi due indumenti filmici più famosi e imitati.

Battuto all’asta l’ 11 giugno 2010 per 260.000 dollari il vestito da sera rosa è stato descritto come «il più importante costume cinematografico mai arrivato ad un’asta».

Di tutt’altro gusto, ma altrettanto iconico, è il tubino nero firmato Givenchy  indossato nel 1961 dall’elegante filiforme Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”. Ancora oggi si conferma un grande classico della moda.

storia del cinema Marilyn Monroe Life&People Magazine lifeandpeople.it

Marilyn Monroe

Oggi il cinema contemporaneo sempre più spesso attinge ai costumi di questo meraviglioso passato per riprodurre fasti e atmosfere estatiche.

I bellissimi abiti indossati da Grace Kelly in tanti suoi film, e per lei creati da Helen Rose ed Edith Head rivivono nelle passerelle e sullo schermo, come nella pellicola di Olivier Dahan, 2014, che attraverso Nicole Kidman celebra la storia della Principessa di Monaco.

Ed è proprio tra i costumi del nostro tempo che si inserisce quello eletto dal pubblico inglese come «il più bel costume nella storia del cinema mai realizzato».

Siamo nel 2014, il film è “Atonement” e il vestito in seta verde realizzato da Jacqueline Durranin per Keira Knightley scivola elegante e sinuoso sul suo corpo, proiettando sullo schermo l’eleganza anni ’30 verso un tempo senza fine.

Text Luciano Lapadula

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