I ruggenti anni 20: Tra revival nostalgici, pellicole cinematografiche e matrimoni a tema, a distanza di quasi cento anni sembra più che mai attuale quello stile glamour e rivoluzionario divenuto iconico.

Come un profondo verso animalesco che squarcia il silenzio ed esprime vigore, “Ruggenti” vennero definiti gli anni ’20.

Anni che lo scorso secolo stravolsero le regole del costume.

Un nuovo modo di vivere, di osservare il mondo e farne parte definirono un’orgia di stili, mode, abitudini che come un virus si diffusero in tutto il mondo, attraversando diverse fasce sociali,  segnando in modo inesorabile la storia delle società.

Diversi furono i fattori storici che contribuirono all’esplosione folgorante di questa rinnovata maniera di vivere. Tra i tanti, fondamentale il boom economico, l’avanzamento tecnologico, il benessere ritrovato dopo la fine del primo conflitto bellico, e il cinema.

Quest’ultimo disegnò un mondo ideale offrendolo per la prima volta nella storia a quanti affollavano le sale sedotti da mondi e dimensioni lontani. Donne e uomini connotati da un’estetica nuova, pericolosa e irresistibile.

Imitare quei divi nello stile, nei modi, nel trucco fu semplice.

Le chiome delle donne riflessero il clima di emancipazione e si fecero corte alla Louise Brooks. Uomini dai volti incipriati avevano i capelli illuminati dalla brillantina, seguendo lo stile proposto dall’iconico Latin Lover Rodolfo Valentino.

Un esercito di ragazze in gonne corte e scarpe alla Mary Jane avanzava sulle strade con il capo coperto da un elmetto in seta o feltro che prese il nome di Cloche.

Lunghe perle scendevano sugli abiti di tessuto impalpabile che si chiamarono Flapper Dress, ricordando la leggerezza delle ali di una farfalla.

Il trucco eccessivo disegnava volti glamour e simili a quelli delle bambole. Tutto si fece dinamico, moderno, minimale. Stampe Optical e Art Déco trionfavano sui tricot.

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Cocò Chanel – nel 1927 – lanciò il suo Ford Dress, iconico tubino nero pratico da indossare e adatto a ogni circostanza.

Ispirato al modello l’omonima auto, quest’abito si trasformò presto in un intramontabile classico della moda, rielaborato tra gli altri, anche da Hubert de Givenchy per Audrey Hepburn.

Roboante a innovativo fu al pari del “Little Black Dress” il profumo “Nr 5”, creato da Ernest Beaux per Madame Coco. Il sovradosaggio degli aldeidi generò quell’essenza metallica e distante dalle fragranze fiorite che fino ad allora l’avevano preceduta.

Moderno e algido è ancora oggi il profumo più venduto al mondo.

Lo stile “à la garçonne” fu un trionfo di donne in pantaloni, che esibirono fiere e ribelli un look androgino che non sarebbe più passato di moda.

Il bel sogno quell’epoca costellata di feste impregnate di alcol e Charleston tuttavia era destinato a svanire con l’arrivo della grande crisi economica.

Nel 1929 cancellò come un colpo di spugna i trucchi Smokey-Eyes, gli abiti leggeri, le ciprie maschili, le opulenze Camp di una generazione che voleva divertirsi a ogni costo.

Il tracollo in Borsa catapultò il mondo negli anni ’30, nuovi venti iniziarono a soffiare insidiosi spostandosi da un continente all’altro.

L’avvento di una nuova moda fatta di abiti lunghi, ampie spalline, e struggente malinconia per quegli anni ’20 che si ricordavano “Ruggenti”.

Text Luciano Lapadula

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