Esotismo anni 20... Nuove scoperte archeologiche, viaggi nello spazio, crisi politiche, epidemie, guerre ma anche straordinari eventi mondani, estetiche generate da forti personalità. Questi sono solo alcuni tra gli aspetti che generano una nuova moda.

La storia è così importante in questo processo generativo, da essere da sempre l’unica fonte cui attingere per comprendere i cambiamenti nelle tendenze della moda nel tempo.

È avvincente il caso del gusto per l’esotismo durante gli anni ’20

Scoperte archeologiche, viaggi in terre lontane e favolose, ai piedi della Sfinge o tra i vicoli di Costantinopoli.

Luoghi che appartenevano a un immaginario collettivo stimolato da fantasie e sogni d’Oriente. Immaginario amplificato dalle prime rappresentazione realistiche di questi posti, attraverso le descrizioni e le fotografie dei viaggiatori, degli archeologi, dei pionieri della globalizzazione. È immediato il processo di traslitterazione.

L’estetica occidentale cede inerte di fronte alle seduzioni esotiche e si si appropria di quei segni, di quegli stili pregni di lusso e opoponax che avvolgono stupefacenti signore alla moda.

Già l’artista veneziano Mariano Fortuny era celebre per le sue argute sperimentazioni tessili che ripresero lo stile greco trasformandolo nell’iconico abito chiamato Delphos.

Nello stesso periodo Paul Poiret rivoluzionava i canoni dell’abito presentando avveniristiche collezioni orientali, che propose anche durante il decennio successivo.

Fu proprio nei Ruggenti Anni ’20 che esplose questa tendenza. Numerosi gli artisti che subirono il fascino dell’Oriente, effondendolo su creazioni architettoniche, spartiti musicali, stili nel trucco e – ovviamente – sui tessuti, sugli abiti, e sui copricapi.

Per impreziosire le acconciature anni 20, si utilizzarono fasce piumate e reticelle interamente ricamate con vetro e perline. Inoltre le frange erano più lunghe sul dietro, in stile Mata Hari.

Dalle stampe tessili ai modelli gli abiti più alla moda del decennio erano pregni di un gusto esotico, che non escluse neanche le calzature. Se i modelli furono più che altro in stile Mary Jane, i decori si fecero straordinari.

Tacchi in smalto, mosaico, ricami di oro e pietre, anticiparono di decenni i modelli firmati Dolce & Gabbana e Rodarte.

Tra le tante meravigliose creazioni dell’esotismo anni ‘20, ricordiamo quelle firmate André Perugia, François Pinet, Paul Poiret, con la sua Slippers chiamata “Le Bal”, 1924.

Nello stesso anno Jean Patou realizzò un prezioso abito da sera chiamato “Byzance”. Esposto nel Victorian & Albert Museum di Londra, fa impallidire i costumi firmati Prada realizzati per “Il Grande Gatsby” (anno 2013).

Grandissimi ventagli di piume scoprivano o nascondevano lo sguardo di donne con occhi profondi cerchiati di bistro. Moderne Nefertiti, seducenti odalische, queste signore vestirono abiti realizzati in impalpabile seta ricamata con infinite paillettes, coralli, conchiglie provenienti da mari lontani.

Erano distribuite con cura sul tessuto leggero al fine di creare disegni dal gusto Déco e orientale.

Fu un trionfo di Robe Kimono e di abiti dal punto vita sceso, che seguiva la moda “alla Tutankhamon”. Dalle creazioni di Jean Patou a quelle di Callott Soeurs, dalle illustrazioni di George Barbier a quelle di Romain de Tirtoff, detto Erté.

Questo stile unico conserva non solo i segni del passaggio da una cultura a un’altra, ma anche un principio di simbiosi moderna che nel corso del ‘900 si svilupperà generando mode, gusti, abitudini provenienti da lontano.

 

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