Ci sono degli abiti che tutti riconosciamo e che sono entrati a far parte della memoria collettiva, imprimendo una traccia indelebile nella storia della moda e del costume.

Sono gli abiti iconici per eccellenza, divenuti tali in quanto indossati da donne dello spettacolo, dalla personalità fortemente carismatica.

Pezzi rivoluzionari, non semplici abiti, che hanno solcato un percorso, riflettendo la situazione culturale e storica in cui sono nati, ma al contempo dalla forte impronta visionaria e intuitiva, capace di farci sognare.

La loro caratteristica comune è il genio e l’unicità dei loro creatori che hanno senza dubbio consacrato la nascita, la storia e il concetto di moda quale vera e propria arte.

  • NEW LOOK DIOR

Le origini risalgono agli anni ’50, quando, la fine della Guerra fece insorgere un forte desiderio di rinascita e di “nuovo”.

La risposta è il New Look di Dior che, per primo abbraccia uno stile innovativo fatto di lusso e desiderio di libertà.

Ne scaturisce un nuovo concetto di giacca dalle spalle morbide, strettissima in vita, da indossare con gonne a ruota o a palloncino dalla linea fluente.

Una mise che sbalordisce, tanto da far coniare il termine di “New Look” alla direttrice di Harper’s Bazaar, per sottolinearne l’impronta innovativa che rimarrà epica nel mondo della moda.

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© GettyImages

  • TAILLEUR CHANEL

Classe 1923. Ancora oggi uno dei must have che hanno segnato la storia della moda e del guardaroba femminile.

Il tailleur è un capo irrinunciabile, opera del genio creativo di Mademoiselle Chanel che, le dà vita, ispirata dal desiderio di realizzare un capo elegante ma comodo che rispecchiasse il temperamento di una donna libera e determinata.

Ai suoi esordi, in tempo di guerra, la versione è in jersey, più semplice, fino a quando, all’inizio degli anni ’20, lo arricchisce di quel quid rivoluzionario, il tessuto tweed, che lo renderà iconico.

Il completo composto da una gonna al ginocchio e una giacca essenziale bordata con profili a contrasto e bottoni gioiello, diviene un must nell’immediato dopoguerra e da allora, con tutte le sue rivisitazioni, è divenuto un capo senza tempo dall’inconfondibile impronta.

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  • LITTLE BLACK DRESS

Noto come tubino nero, un abito icona senza tempo.

Ideato da Givenchy e reso famoso, nella sua versione longuette, dalla meravigliosa Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”nel 1961, è diventato il passepartout più chic del guardaroba femminile.

Il modello è basico, senza maniche, lungo fino al ginocchio o alla caviglia, estremamente femminile e di grande eleganza.

Nel tempo ha avuto mille rivisitazioni, pur mantenendo sempre la sua identità e il suo carattere iconico.

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  • MONDRIAN DRESS

Un’opera geniale quella di Yves Saint Laurent, in cui arte e moda si fondono.

L’ispirazione proviene dai disegni geometrici del pittore olandese Mondrian, che il celebre stilista trasferisce, nel 1965, su stoffa dando vita ad un abito in lana e jersey dalla linea dritta, in cui i blocchi colorati sono cuciti insieme e contornati da una spessa linea nera.

Un esempio geniale di rigore e semplicità, in cui la moda abbraccia l’arte tout court.

  • WRAP DRESS

Nell’accezione comune “abito a portafoglio”, frutto dell’intuizione di Diane Von Furstenberg nel 1973.

Parliamo di un abito rivoluzionario che introduce e rappresenta la liberazione sessuale delle donne.

Il taglio è comodo, a vestaglia, da annodare in vita, in jersey o cotone, dalla linea morbida e scivolata sui fianchi, con attenzione particolare al decolletè grazie alla scollatura a V.

Un abito simbolo, capace di vestire ogni donna con semplicità e sensualità.

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  • ROSSO VALENTINO

Punta di diamante della Maison, l’abito rosso di Valentino, incarna la nascita di un colore divenuto icona della moda.

La sua è una sfumatura unica, tra il rosso fuoco fulgente, il carminio, il porpora e il rosso cadmio.

Valentino fu ispirato, nella sua creazione, da un viaggio a Barcellona, dove venne colpito dall’impetuosa tonalità di questo colore.

Da allora il suo abito rosso è indossato da star del calibro di Sophia Loren, Elizabeth Taylor, Monica Vitti, Jacqueline Kennedy, quale simbolo di estrema sensualità e fascino.

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  • ABITO IN MAGLIA MISSONI

Nelle sue mani la maglieria diviene una forma d’arte e Missoni, alla fine degli anni ’60, trasferisce le sue fantasie uniche e visionarie sull’abito in maglia.

Un vestito pratico, comodo, dal taglio semplice e dall’immancabile fantasia multicolor che definisce un nuovo stile “haute bohème”, per una donna libera e dinamica.

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  • ABITO ARAGOSTA SCHIAPARELLI

Con grande onore tra gli abiti iconici, quello di Elsa Schiaparelli.

Si distingue per il suo motivo anticonvenzionale e dal chiaro richiamo alla sfera sessuale femminile.

Anche qui un evidente connubio con l’arte.

Nello specifico con il surrealismo di Dalì, insieme al quale la Schiaparelli dà vita, nel 1937, al suo lungo abito in organza bianco, sul quale spicca decorata una grande aragosta rossa dall’aria spiccatamente evocativa.

Il successo è immediato e lo rende abito icona oggetto del desiderio di ogni donna.

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  • ABITO SPILLE VERSACE

Abito icona di Versace che celebrò anche il successo della sua indossatrice, fu quello scelto da Elizabeth Hurley in occasione della prima di “Quattro matrimoni e un funerale”, nel 1994.

La caratteristica che rende unico questo lungo abito nero è data dal fatto che è trattenuto lungo il fianco da numerose e grandi spille da balia color oro, lasciando così intravedere dei lembi di pelle.

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L’abito rappresenta forse la creazione più conosciuta di Versace, da lui presentata come neo punk.

Una creazione audace, divenuta iconica e citata tra i migliori abiti di tutti i tempi.

Guarda anche – Moda e cinema: i film iconici nella storia della moda

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