Moka Bialetti, la caffettiera icona del design, inaugura una serie di pezzi sui prodotti che hanno narrato lo stile italiano nel mondo.

Creata da Alfonso Bialetti, fondatore dell’azienda omonima, la caffettiera ha attraversato quasi 90 anni della nostra storia, come oggetto d’uso comune, celebrato persino dai musei.

La Bialetti

Rientrato dalla Francia, dove aveva conosciuto la fusione a conchiglia lavorando in fabbrica, Alfonso si mette in proprio a Crusinallo, in provincia di Verbania.

Lì, nel 1919, nasce lo storico brand italiano, che, incubato in un’officina di semilavorati d’alluminio, ha raggiunto una fama di livello internazionale.

L’alluminio, per carenza di ferro, era divenuto, in epoca fascista, il metallo per eccellenza; anche il movimento futurista ne apprezzava la leggerezza, la resistenza e la cromia argentata.

Preparazione della Moka Bialetti Life&People Magazine lifeandpeople.it

Connubio di energie tra caffè e metallo nella Moka Bialetti

Moka Bialetti l’invenzione dell’icona del design

La Moka Bialetti vede la luce nel 1933, grazie a un’intuizione legata al metodo più diffuso nelle lavanderie dell’epoca.

Il bucato veniva bollito in vasche dotate di un tubo centrale, che recuperava l’acqua saponata per spargerla di nuovo sui panni.

Modellata in 3 componenti – una caldaia, un filtro per il caffè in polvere e un bricco superiore a beccuccio – la macchina trasforma la semplicità in stile.

La completano una guarnizione e un manico, prima di bachelite e poi di plastica.

Il profilo si stringe nella parte mediana, con un look quasi fashion, e scende verso i fuochi in forma ottagonale, pura avanguardia per gli anni  ’30.

Il suo nome, così particolare, deve il sound orientale alla città di Mokha, nello Yemen, famosa per le produzioni di caffè a miscela arabica.

Lo stile Art Déco della Moka

È noto che il design della Moka richiama l’Art Déco del decennio precedente, una filosofia visual incarnata da geometrie simmetriche, compatte e plastiche.

Era uno stile che incrociava discipline diverse. Dalla grande architettura di New York all’arte fredda e lucida di Tamara de Lempicka, passando per il design e la decorazione.

Caffè versato dalla Moka Bialetti Life&People Magazine lifeandpeople.it

Un gesto familiare: il caffè versato dalla Moka Bialetti

Moka Bialetti – la comunicazione

L’energia della caffeina sposa quella dell’alluminio, nell’immaginario collettivo, e la pubblicità diffonde il desiderio della caffettiera che fa “l’espresso come al bar” (lo slogan più diffuso).

A partire dagli anni ’50, la comunicazione s’avvale anche di una geniale creazione di Paul Campani: l’omino coi baffi – doppiato, dopo un decennio, da Raffaele Pisu – che ancora marchia i prodotti Bialetti.

Fu Renato Bialetti, figlio di Alfonso, scomparso solo nel 2016, a portare l’azienda alla definitiva consacrazione tra i produttori di caffettiere.

Dai fornelli alle collezioni dei musei

La Moka Bialetti, oggetto contemporaneo per quasi un secolo, ha riassunto i valori del made in Italy: spirito creativo,  cultura della tavola e realizzazione figlia della tradizione artigiana.

Non ha subito operazioni di restyling sino al 2004, quando ha conosciuto modifiche marginali, alla forma del manico o alla finitura metallica, e sono state introdotte nuove colorazioni.

Già celebrata dalle collezioni della Triennale di Design di Milano e del MoMA di New York, la Moka ha fruito di uno spazio dedicato, in una recente edizione del Salone Internazionale del Mobile.

 

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