Le macchine da scrivere Olivetti sono state amanti e compagne fedeli di quattro generazioni di scrittori, giornalisti, poeti e sceneggiatori.

Le tastiere sono la chiave della letteratura moderna ma il mondo letterario in cui viviamo è stato concepito su una macchina da scrivere.

La dotazione per chi lavorava in una redazione era una macchina da scrivere Olivetti, un posacenere e la memoria personale.

Personaggi come Dino Buzzati, Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Gianni Brera, Mario Soldati, Pier Paolo Pasolini, Giorgio Bocca, spiegavano, interpretavano e raccontavano le notizie per mezzo delle macchine da scrivere.

Il ticchettio simultaneo dei tasti a contatto con le dita, domina ancora l’immaginario collettivo come simbolo di professioni romantiche ed elitarie.

Ma non è solo una questione di suono.

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Quando scrivere a macchina era un’arte.

La macchina da scrivere imponeva una gestualità e un processo di scrittura molto diverso da quello della tastiera.

Innanzitutto il movimento degli occhi non era fisso e la scrittura era sincopata.

Per non incorrere in errori che non si potevano correggere si procedeva con frasi corte e chiuse.

Si pensava a quello che si voleva dire, fissando un punto imprecisato nel vuoto e solo quando era tutto chiaro, le dita potevano scattare sulla tastiera.

E’ come se questo strumento con la sua poesia, continuasse ancora oggi a raccontarci verità rivelate, personaggi indimenticabili, capolavori della cinematografia e romanzi meravigliosi.

La nostra e anche la storia di Adriano Olivetti: editore, scrittore, uomo di cultura e imprenditore illuminato e poliedrico.

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Il design e la tecnologia Made in Italy nel mondo.

Ponendo l’accento sull’innovazione, la comunicazione e l’estetica, tra gli anni ’40 e ’60 Adriano Olivetti introdusse sul mercato modelli di macchine da scrivere destinati a diventare oggetti di culto.

Ha dato vita ad una leggenda sia per le novità introdotte, ma anche per la sua sensibilità imprenditoriale e umana, estrosa e ricettiva.

Decretando il successo sia culturale che industriale della Olivetti, puntando all’eccellenza dei prodotti, nel design, nella tecnologia, nella comunicazione (che oggi chiamiamo marketing).

Ha aperto la fabbrica a intellettuali ed artisti e migliorato la condizione dei lavoratori, considerandoli da un punto di vista squisitamente umano prima che risorse produttive.

“Dobbiamo far bene le cose e farlo sapere”.

Con queste parole Adriano Olivetti comunicava i suoi valori, attraverso il design di un prodotto, l’architettura di una fabbrica, l’arredo di un negozio, la grafica di un poster, il testo o il disegno di una pubblicità.

Le scelte estetiche, quanto quelle tecnologiche e gestionali, hanno creato l’inconfondibile “stile Olivetti”.

Ogni modello di macchina da scrivere racconta una sua storia, uno stile inconfondibile.

Sulla spinta di questo entusiasmo, nasce la prima macchina da scrivere portatile (1932) che, con il nome di MP1, abbandona la forma monumentale e adotta una linea appiattita e leggera.

La Lexikon 80 rappresenta un punto di riferimento nella storia internazionale del design.

Grazie alla tecnica della pressofusione la carrozzeria può essere studiata come un unico involucro da modellare.

Ma fu la Lettera 22 il prodotto di maggior successo della Olivetti negli anni Cinquanta.

Venne premiata sia in Italia (Premio Compasso d’oro 1954) sia all’estero (miglior prodotto di design del secolo secondo l’Illinois Institute of Technology nel 1959).

Nomini la Lettera 22 e subito ti viene in mente la foto che ritrae Indro Montanelli seduto in un corridoio del Corriere della Sera con la macchina da scrivere appoggiata sulle ginocchia.

Un esemplare è oggi esposto al MoMa di New York, tra gli oggetti più iconici del design italiano.

Una curiosità: la tastiera della Lettera 22 non aveva l’accento, di conseguenza le parole accentate venivano scritte con l’apostrofo.

E’ entrata nel mito anche la Lettera 32, amata compagna di lavoro di Oriana Fallaci.

Il design dalla linea squadrata e la tastiera a mensola della Praxis 48 (1963) elettrica, disegnata da Ettore Sottsass, segna una svolta.

Ben diversa è la soluzione per la Valentine (1969), la portatile rosso fuoco definita dal poeta Giovanni Giudici “una Lettera 32 travestita da sessantottina”.

E’ il primo esempio di un prodotto per ufficio anticonformista e sorprendente.

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A caccia di pezzi cult del secolo scorso: il modernariato.

Il passato è diventato l’ingrediente essenziale di ogni nuovo trend culturale e il design italiano di Olivetti di memoria ne ha davvero tanta.

Il modernariato è ciò che non è più contemporaneo e in produzione, ma che evoca un passato relativamente recente dell’oggettistica e del design.

Il segreto? Richiama il passato senza sconfinare nell’antico.

Una passione diventata un trend, soprattutto di fronte a pezzi unici dei grandi maestri.

Non solo modelli di macchine da scrivere: “Olivetti Design Contest 2020-2021”.

Anche lo studio dei caratteri tipografici per le macchine da scrivere, ha fatto la storia del design Olivetti.

La quarta edizione dell’Olivetti Design Contest 2021 è dedicata al Type Design: la progettazione di un nuovo carattere tipografico.

Il progetto vuole proseguire in maniera innovativa e visionaria i valori che hanno guidato Adriano Olivetti, puntando sui giovani.

I progetti migliori saranno selezionati per concorrere alla realizzazione del nuovo font ufficiale Olivetti.

L’azienda è da sempre attenta all’innovazione, alla sperimentazione e al design e con la centralità che dedica ad artisti, giovani e designer, porta avanti gli insegnamenti ereditati da Adriano Olivetti.

“Non riuscivo a dormire, ma se la Olivetti Lettera 22 di mio padre batteva, significava che l’universo era in pace con sé stesso”.

Vittorio Zucconi

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