Champagne di grotta“: la valorizzazione del territorio attraverso la cultura materiale. Un nuovo sogno che si realizza nella splendida Santarcangelo di Romagna.

Ne sono stati artefici sotto l’egida della sezione di Italia Nostra Valmarecchia, Francesco Lombardini, esperto di produzioni e tecnologie agro alimentari di varie aziende italiane e straniere, e Antonio Battistini, titolare di una delle più avviate aziende vinicole della zona.

L’incursione tra grotte e vigneti ci ha condotto in questa magnifico borgo romagnolo. Una rete sotterranea, costituita da cunicoli che attraversano il sottosuolo, entrando nella pancia dell’antico onte Giove!

Ed è da questo monte che prende il nome il Sangiovese ovvero Sangue di Giove!

Un tesoro, quello che si cela sotto terra, ricco di suggestioni e misteri. Erroneamente denominate grotte tufacee, esse sono in realtà ipogei in arenaria.

In epoche più recenti vennero utilizzate come depositi per il cibo. (nel sottosuolo la temperatura è di 12°C costanti) Suddivise poi con muri, in modo che ogni casa avesse la propria cantina. All’oggi solo un breve tratto è aperto al pubblico.

Le grotte ribadisce Francesco Lombardini sono un particolare spazio, di storia, arte e cultura materiale. Fanno ricordare i tempi in cui i miei nonni vi stoccavano vini e formaggi.

E così ci è venuta questa idea, di creare questo cosiddetto “champagne di grotta”

In realtà ottenuto con metodo classico di fermentazione. Ogni bottiglia si rivela una sorpresa, perché rimanendo più tempo nell’ipogeo, abbiamo verificato come il sapore risulti più corposo, saporito e odoroso.

Per questo proseguiremo nel corso delle visite guidate organizzate da Italia Nostra Valmarecchia ad offrire altre degustazioni esclusive di questo prodotto artigianale, che proviene da vitigni esclusivamente autoctoni per conferire sapore.

Il tutto s’inquadra in una serie di strategie in grado di tutelare ma soprattutto innescare dinamiche virtuose capaci di salvare e strappare ad un destino di oblio un bene culturale.

Un destino impensabile per luoghi come questo, che hanno contribuito nei secoli a costruire l’identità culturale occidentale. Perderlo equivarrebbe a perdersi.

Il percorso di “rinascita” si è incrociato anche con un gruppo di laici che, in accordo con la comunità conventuale delle SS. Caterina e Barbara, si occupa della sua tutela e valorizzazione.

E nato così  “Il Lavoriero”. Un gruppo di volontari che da quasi sei anni crea momenti, eventi, appuntamenti durante i quali apre le porte del convento.

Questi luoghi sono stati grandi laboratori di cultura materiale. Si passa dall’antica cantina del convento ad un ipogeo attiguo. Raccontare come fosse stato utilizzato per scopi diversi, in questo caso l’affinamento del vino.

Qui è avvenuto l’esperimento che ha consentito alla sezione Valmarecchia di presentare il risultato di un progetto enologico unico:

l’affinamento di uno “champagne di grotta.

Champagne di grotta Life&People Magazine lifeandpeople.it

‹‹Quando abbiamo presentato lo champagne quello che abbiamo raccontato era inerente agli usi degli ipogei che nei secoli si sono avvicendati.

Siamo partiti dall’ipogeo del convento risalente probabilmente al periodo villanoviano, scavato per essere utilizzato ad uso religioso pagano.

Poi abbiamo continuato nell’ipogeo di fronte al convento, vicino a Porta Cervese, di età successiva, per mostrare l’uso per cui era stato scavato. Ovvero la conservazione dei cibi.

Un’evoluzione che racconta di un’età antichissima e di età meno antiche in cui si continuò a scavare ipogei, per emulazione certo, ma anche per necessità››.

Un prodotto definito “ancestrale”, questo champagne presentato e voluto in grotta

Questa la sua composizione: Trebbiano 60%, Sauvignon 30% ed Albana 10%. Il tutto è stato vinificato in bianco (senza bucce), per salvaguardare e preservare i toni delle uve ed evitare l’ aggiunta delle cere naturali dell’acino garantendone la delicatezza del frutto tale e quale.

La fermentazione è ottenuta in bottiglia con metodo classico-ancestrale poiché non viene separato dal deposito naturale che si crea con la fermentazione.

Il vino così ottenuto risulta frizzante torbido con profumi primari, accentuati, intensi, gradevoli floreali e fruttati.

Con il tempo ed in breve saranno completati da quelli “evoluti”(crosta di pane, lievito), che andranno a costituire un insieme unico.

“La migliore prerogativa – aggiunge Lombardini – è che è un vino “vivo”, in continua evoluzione e in fase di sperimentazione, lo si può certamente considerare “artigianale “.

A noi piace considerarlo la continuazione e l’ evoluzione di un nostro sogno effimero trasformato in realtà”.

Anche Vittorio Sgarbi in occasione di una sua recente visita al patrimonio culturale santarcangiolese ha detto: “Vorrei che le grotte di Santarcangelo fossero inserite dall’Unesco fra i Patrimoni  dell’Umanità, perché sono le grotte più belle d’Italia”.

Marcello Tosi

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