La Prima alla Scala è un trionfo di partecipazione, presenze eccelse e il ritorno a una moderna sobrietà

È un appuntamento fisso oramai, imperdibile da parte del gotha della cultura e dello spettacolo, presenziare alla prima de “La Scala” in scena a ridosso del Natale.

Maestro di cerimonie il regista Davide Livermore accompagnato dal direttore di orchestra Riccardo Chailly. Insieme hanno saputo valorizzare al meglio le già grandi voci che impreziosiscono l’opera di quest’anno, “Attila“, scritta dalle sapienti mani di Giuseppe Verdi.

L’inaugurazione della stagione teatrale genera sempre nervose attese e gravose aspettative per gli addetti ai lavori. Tre ore di trasmissione coperta da RAI UNO, completa di sottotitoli, per far conoscere al grande pubblico un’opera meno conosciuta e solitamente poco riprodotta.

Il pubblico ha premiato questa scelta restituendo un ottimo share, considerando la scommessa del palinsesto. Le maestranze che ruotano intorno a questa mastodontica kermesse farebbero impallidire qualsiasi altra produzione artistica.

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I grandi numeri rappresentano solo la punta dell’iceberg. La preparazione parte molto prima, nella migliore delle ipotesi si tratta di mesi.

Quanto alla scelta dell’oufit da parte degli ospiti accorsi per l’evento invece non è dato sapere quante prove di fitting abbiano preceduto la serata. Lo stile Armani è stata la scelta che ha accolto maggiori favori.

Lo conferma ci è arrivata dallo smoking di Alessandro Cattelan in velluto blu, con giacca doppiopetto e collo effetto sciarpa in raso senza papillon, che sa di effetto di rottura nei confronti di un dress code istituzionalmente troppo rigido.

Licenza che comunque non tradisce la consueta eleganza esibita dallo stilista Re della moda. Anche la moglie Ludovica Sauer in un abito Armani Privé in velluto di seta nero con scollatura ricamata in cristalli; lo strascico è un omaggio al classicismo. Il couturier firma anche la linea di due Beatrici, le bellissime Beatrice Borromeo e Beatrice Vendramin, il cui risultato è la consueta radiosa sobrietà.

Un impeccabile e statuario Roberto Bolle impeccabile su giacca corta e bottoni neri per la camicia. Da contro altare il bon ton estroso di Enzo Miccio che osa un abbinamento ardito ma che lascia il segno: giacca blu elettrico – con i reverse a contrasto – associato a pantaloni neri e mocassini, il tutto in velluto, come da trend di stagione.

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L’attenzione che si sprigiona attorno all’evento però non si riduce a personalità conosciute che affollano il foyer,

richiama infatti una popolazione variegatissima. Una serata di star sfavillanti e glamour che va ben oltre consueti ospiti in sala.

In tanti avvertono il fermento e il desiderio di esserci, ma il Teatro non può accogliere tutti, sia per capienza che per inaccessibilità dei biglietti al di fuori degli ambitissimi inviti. La soluzione della Scala è stata magnifica: ha regalato ai suoi meneghini la proiezione dello spettacolo grazie a un maxi schermo offerto dall’iniziativa “Prima Diffusa”.

Il Comune di Milano ha così adibito la Galleria Vittorio Emanuele II° a spazio utile alla trasmissione in diretta della “Prima” per i suoi cittadini. La Prima alla Scala non riguarda solo una cerchia ristretta di persone, ma cattura e ipnotizza in mondovisione una quantità di spettatori inimmaginabile, sospesa tra il sogno e la moda, tra la cultura e l’alta società.

La cultura non ha confini, e sono queste le occasioni per approfittare e sdoganarla, facendola respirare lontano.

Cristina Rosso

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