Addio a Beppe Modenese, il primo ministro del fashion che ha reso Milano “città della moda”. Il ricordo di chi lo ha conosciuto da vicino.

“Tu stai lì, ascolti attentamente senza parlare, prendi appunti su tutto quello che ti viene richiesto, senza commenti di sorta. Tu sei la più “milanese” di questa redazione romana. Tirala tutta fuori, quella milanesità!”

Le istruzioni impartite dal direttore di Telemontecarlo, Roberto Quintini, nel 1987, erano state chiarissime.

In qualità di giovane aspirante giornalista con una propensione (fisica? Ero magra come un chiodo. caratteriale? All’apparenza riservata, un vero inganno. Esperta nel campo ed elegante? solo grazie alle borse “prese in prestito” dall’armadio di Mamma Gughy) a capire meglio la Milano della moda e i suoi grandi protagonisti.

Ero stata letteralmente catapultata a Milano,

al cospetto di Carla Ling, temutissimo braccio destro di Beppe Modenese.

Padre fondatore del sistema sfilate, il futuro e ineguagliabile Presidente Onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana.

Fedele alle consegne, rimasi lì, attenta e concentrata, per registrare i passaggi che avrebbero poi portato la moda italiana in  tv.

Alla fine, prima dei saluti e del ritorno nella Capitale, fui ammessa nello studio privato del “Signor Modenese” e introdotta al  vero grande ambasciatore della moda italiana nel mondo.

Mi accolse con un sorriso aperto e una solida stretta di mano. Fu l’inizio di un rapporto di stima e di affetto che sarebbe durato per più di 30 anni.

Beppe Modenese se ne andato in un sabato di metà novembre di questo anno che non ha rispetto dei grandi vecchi e delle loro straordinarie storie.

Beppe, il “Signor Modenese”, era uno di questi.

Elegante, la figura slanciata anche nel periodo della maturità.

Un metro e quasi 90 centimetri di altezza che lo spingevano ad una postura sempre un po’ inclinata verso un ascoltatore costretto, negli ultimi tempi, a parlare a voce alta per potere essere capito.

Era solo una delle piccole crepe del passaggio del tempo che non aveva, invece, inciso sulla sua naturale eleganza, sulla cura impeccabile con sui si presentava agli show.

Le calze rosse ma mai con scarpe nere, un suo segno distintivo, in inverno il cappotto di cammello stretto in vita e  sciarpa di ordinanza, d’estate le sue meravigliose sahariane di lino.

Negli ultimi tempi, utilizzava sempre un bastone per aiutarsi nei movimenti che si erano fatti più fragili e incerti.

Qualcuno sempre pronto ad accompagnarlo e ad assisterlo, a porgere un braccio affettuoso mentre scendeva dalla sua auto per andare a vedere lo show.

Beppe Modenese presidente onorario camera nazionale moda italiana Life&People Magazine LifeandPeople.it

Beppe Modenese e Lavinia Biagiotti

Finché ha potuto, non è mancato mai ad una sfilata.

Ricordo Fabio, Covizzi, una vita vissuta per assicurare l’infallibile security di ospiti e show.

Entrambi mirabolanti, lo accoglievano con una deferenza e un affetto che non avevano bisogno di parole, allo show di Gucci, in Via Mecenate.

Ricordo il pubblico assiepato davanti alla sfilata di Etro.

La folla che si apriva al passaggio di questo signore (“ma chi sarà, così elegante…”, si domandavano i non addetti ai lavori, semplici curioso accalcati all’entrata ) mentre  andava a salutare il suo amico Gimmo.

Storie di  amicizia, di eleganza e di industria milanese.

Lo ricordo ovunque, con il suo sguardo vivido, attentissimo, seduto in prima fila accanto Mario Boselli e Carlo Capasa.

Dopo di lui, i Presidenti della Camera Nazionale della moda.

Tre  cavalieri alla guida del sistema che rappresenta l’ industria più bella del  mondo, quel Made in Italy che lui, il Signor Modenese, aveva comunicato al mondo intero.

Ovunque accolto e rispettato, ha lavorato sempre sodo e con una passione premiata da uno sterminato numero di riconoscimenti.

Tra i più amati, l’onorificenza di Cavaliere ricevuta nel 1985 dal Presidente del Consiglio dei Ministri, l’Ambrogino d’Oro del Comune di Milano, nel 1994,  la Lupa Capitolina, nel 2002.

Riscuoteva consensi ovunque andasse, da nord a sud della penisola, di qua e di là degli oceani, per quella sua sterminata conoscenza di moda e la voglia di raccontarla e di promuovere le storie dei piu gradi stulisti ma anche amici, grandi.

Lo ricordo con Laura Biagiotti, Lavinia ancora poco più che una bambina, nelle trasferte all’estero, lo ricordo a casa di Raffaella Curiel… la sua Lella.

Lo ricordo a casa sua, nella sua bellissima casa milanese, nel cuore di Milano.

Un luogo che raccontava tutto l’amore per l’arte, i libri, la bellezza radicata nella vera cultura.

Il suo giardino curatissimo, i fiori delicati e colorati, i suoi cani, il suo Piero (Pinto), che se n’era andato con la consueta eleganza che era stata la cifra stilistica di una vita, in un’afosa notte di agosto di due anni fa.

Ai parenti, ai nipoti tutti, Alessandro e Rinaldo in primis va il mio pensiero triste, ma affettuoso e grato, per aver condiviso con il loro zio, una parte di questo percorso terreno, e averne scoperto, grazie a lui, il significato profondo del mondo della moda  e del “Made in Italy”.

Entrambi oggi, meno eleganti e meno interessanti, senza il “Signor Modenese”.

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