La prima grande polemica del Festival di Sanremo 2024 arriva con il caso John Travolta. La star statunitense, ospite della seconda serata della kermesse, non ha gradito il siparietto organizzato all’esterno del Teatro Ariston con Fiorello ed Amadeus, i quali lo hanno coinvolto per danzare sulle note de”Il ballo del qua qua”, tanto da non firmare la liberatoria per la trasmissione delle immagini in replica. L’obiettivo dei due conduttori era chiaro: rendere il momento “memabile” e virale sui social, ricorrendo ad uno strumento di comunicazione ormai radicato sul web. Ma qual è la storia del meme, da dove nasce e quali sono le origini il fenomeno? Come si è sviluppato nel corso degli anni?

Un termine scientifico divenuto di uso comune

L’origine del termine “meme” non è recente. La parola risale infatti al 1976, per merito del ricercatore Richard Dawkins che, nel libro “Il gene Egoista”, definisce come “meme” il modo di diffusione di alcune informazione culturali, nonché l’evoluzione culturale umana.

Storia dei Meme Life&People MagazineTutto cambia però agli albori di internet, grazie ad un quindicenne americano di nome Christopher Poole, noto online con lo pseudonimo Moot. Il teenager nel 2003 lancia 4chan, forum che diventerà in poco tempo risorsa infinita di contenuti, capace di racchiudere al suo interno il meglio e il peggio della rete, sfruttando soprattutto la mancanza di regolamentazione che ancora vigeva all’epoca. Il forum era completamente anonimo, fattore che azzerava l’ego degli utenti consentendo un rapporto paritario per tutti. Ed è proprio all’interno di quelle pagine che si svilupparono i primi meme così come li conosciamo adesso: creazione di vignette ironiche realizzate per cristallizzare nel tempo episodi, idee o concetti chiave, basati per la maggior parte di volte su fatti realmente avvenuti.

L’esplosione con Facebook 

Sarà però molto tempo dopo che il fenomeno conoscerà popolarità anche fuori dal circuito nerd. Questo grazie al social più utilizzato della seconda parte degli anni dieci: Facebook. Intorno al 2014 grazie alla piattaforma creata da Mark Zuckerberg i meme si trasformano da strumenti di nicchia a linguaggio di massa, spesso utilizzati come reazione ai post o come formula per riassumere in poche parole una sensazione personale.

Storia dei Meme Life&People MagazineAlcune persone raggiungeranno in questo modo una popolarità fuori dal comune: è il caso di András Arató, anziano signore utilizzato come sfondo per vignette comiche trovato per caso nell’archivio di immagini stock (quelle pubblicabili senza copyright).

Ne approfittano i brand 

In poco tempo, anche i brand si impegnano a sfruttare a pieno la potenza dei meme, creando contenuti per apparire seduttivi, intriganti e soprattutto alla moda. Tra i primi a intuirne la forza mediatica fu la Ceres, organizzando nel 2016 il “memevale”, serie di eventi in cui alcuni ospiti venivano truccati da meme famosi per poi essere pubblicati sulle pagine social. Tra le altre aziende si contano poi Netflix (specie per il lancio del film con Sandra Bullock “Bird Box”), General Eceltric e il sito di streaming musicale Spotify. La forza del meme risiede nella sua immediatezza: con poche parole – spesso anche solo con un’immagine – il contenuto diventa viatico per una catena di altri contenuti, generando viralità.

Meme involontari e forzati

Ma c’è anche l’altro lato della medaglia. Capita spesso infatti che diventino meme screenshot o fotografie che ritraggono vip, celebrity o persone comuni in posizioni strane o innaturali, risultando così grottesche. In questi casi il viso della persona fotografata rimbalza impazzito nella rete raccogliendo sberleffi da tutto il web e scaturendo grande frustrazione da parte dei protagonisti, divenuti famosi contro la loro volontà.

Storia dei Memes - Life&People MagazineA questo si aggiungono poi i cosiddetti memes forzati: è ormai uso comune cercare di creare situazioni studiate ad hoc per estrapolare un momento virale. Un’operazione che però non paga quasi mai i dividendi: i meme con più successo sono infatti quelli nati per puro caso ed in modo spontaneo. Costruirli in modo artificioso non trova quasi mai il consenso del pubblico, bensì l’effetto contrario, provocando irritazione e freddezza da parte di chi osserva. Proprio su questo punto sono caduti Amadeus e Fiorello, nel tentativo (in assoluta buona fede) di far ballare l’attore famoso per le sue mosse in “Pulp Fiction” e “Saturday night fever” anche sulle note di una simpatica canzoncina della nostra tradizione. Ma… Sanremo è Sanremo; anche per questi piccoli scivoloni.

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