Un’eroina che sta facendo innamorare tutto il mondo; il personaggio di Bella Buxter non sarebbe lo stesso senza i costumi che stanno rendendo iconico il filmPovere creature!” di Yorgos Lanthimos,  già vincitore del Festival di Venezia e grande favorito agli Oscar. La ricerca costumistica, affidata ad una gigante del mestiere come Holly Waddington scardina tutte le regole dei drammi di ambientazione storica grazie ad un oculato uso di elementi legati alla contemporaneità.

Il contemporaneo entra nel period drama

Quella di Waddington, – che in passato ha disegnato abiti di scena per altre importanti pellicole come Espiazione Lady Macbeth -, si è rivelato uno degli azzardi più riusciti della storia del cinema recente. La storia infatti parla di Bella Buxter (interpretata magistralmente da Emma Stone), giovane donna riportata in vita nell’Ottocento dopo un esperimento compiuto da Dr. Godwin Baxter (Willem Dafoe). Sotto la sua ala protettiva Bella scopre un nuovo mondo; libera dai pregiudizi del suo tempo, compie dunque un viaggio alla scoperta di sé stessa e del proprio corpo, diventando paladina femminista ed emancipata.

Costumi Povere Creature Life&People MagazineStudiata la sceneggiatura, la designer ha pensato di non seguire con precisione il rigore filologico ottocentesco, inserendo nel period drama svariati elementi di contemporaneità donando così un tocco punk, particolarmente calzante per il carattere della protagonista. Da qui l’idea di fondere il classico mood Fin de siècle con il lattice, tagli originali e materiali iper moderni.

Lo stille di Bella, eroina punk 

Il lavoro minuzioso dei dettagli riesce a descrivere il carattere di Bella anche semplicemente osservando le foto di scena. Il personaggio, essendo estraneo alle regole sociali, appare spesso sullo schermo con i pantaloncini, tradendo così il rigido diktat dell’epoca vittoriana. Ma, cosa ancora più importante, non indossa mai il classico corsetto, elemento di costrizione per eccellenza all’epoca usato da tutte le donne.

Costumi Povere Creature Life&People MagazineLa sua voglia di libertà, di movimento e di vita ha portato inoltre la stilista a non optare per nessun tipo di laccio né stringa, a favore di maniche a palloncino (che chi scommette che diventeranno presto un trend nei prossimi mesi), giacche indossate sulla pelle nuda e sottogonne tubolari che schiacciano l’occhio alla lezione di Moncler. D’altronde la stessa Waddington ha dichiarato di aver preso ispirazione da fonti molto diverse, attingendo agli abiti di Elsa Schiaparelli e Madame Vionne, ma anche agli hot pants di Jodie Foster in “Taxi Driver”.

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La moda come liberazione

Toccante poi nella pellicola di Lanthimos notare come la moda sia in grado di accentuare il significato del film stesso. All’inizio dell’opera, – quando una rinata Bella ragiona ancora con il cervello di una bimba -, Emma Stone è vestita esattamente come un’infante, portando solo le vesti nella parte superiore del corpo e le gambe nude,imitando così l’atteggiamento dei più piccoli, spesso insofferenti ai vestiti durante i primi anni di vita. Quando scopre la potenza della sessualità nel guardaroba della protagonista entrano invece colori accesi come giallo e azzurro. Cromatismi che diventano più scuri e rigorosi quando Bella sarà finalmente emancipata, consapevole ed ambiziosa: è in questo momento che le vesti vengono impreziosite da un trionfo di arricciature e plissè, create apposta per alludere ai genitali femminili.

Life&People MagazineMa il colpo di genio sta nel meraviglioso abito da sposa, contraddistinto da una struttura tubolare che ricorda il disegno di una gabbia, dirompente metafora dei matrimoni combinati dell’epoca accentuato dal velo appoggiato appositamente attorno agli occhi come una benda (idea venuta alla stessa Emma Stone durante le riprese). Ennesima dimostrazione di un uso del costume a tutto tondo, in grado di offrire spunti di riflessione di grande profondità.

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