Siete curiosi di sapere quali sono i ristoranti famosi italiani, con più stelle Michelin? Intanto è doveroso dire che la celebre ‘stella’ si conquista solo grazie a standard di servizio elevati: grande attenzione è data al menu degustazione e all’innovazione delle ricette di tradizione mediterranea.

  • Cracco (Milano)

Celebre per la sua partecipazione (come giudice) a numerosi programmi televisivi. Ma anche per aver perso – nel 2018 – una delle sue due stelle Michelin. Cracco è e resta comunque una certezza. Ed il suo locale merita di essere in cima alla lista dei ristoranti migliori e famosi in Italia.

Capace di far convergere un’esperienza al ristorante, degustazioni in cantina ed eventi privati, in un solo ambiente, questo locale si trova nel cuore del capoluogo lombardo.

Tre sale e due privè – tutti raffinatissimi – in cui assaggiare piatti esclusivi, come la zuppa di pesce in crosta e tuorlo d’uovo marinato con asparagi verdi e tartufo nero.

  • Ristorante Piazza Duomo (Alba)

“Non basta il bicchiere riempito al livello preciso, né una tovaglia senza una briciola. Ciò che serve, invece, è creare per ciascun ospite l’atmosfera che gli permetta di godersi pienamente Piazza Duomo”.

Così si legge sul sito del ristorante, che promette di non seguire pedissequamente le regole classiche del servizio, quelle delle grandi tavole d’Europa di decenni fa,  ma  di dare voce a un’idea di cucina innovativa”.

Enrico Crippa è la vera stella del locale e di stelle Michelin ne ha guadagnate ben tre. Il menù proposto contiene davvero di tutto: mare e monti, tartufi ed una raffinata selezione di vini.

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  • Osteria Francescana (Modena)

Quando il viaggio comincia dalla tavola, l’attenzione per i dettagli è massima così come in cucina.

“Non è una lista di ingredienti o una dimostrazione di abilità tecniche. È il racconto del paesaggio Italiano e delle nostre passioni. È una collisione di idee, tecniche e culture”.

Rigorosamente a cura di Massimo Bottura, tra i migliori chef in Italia, premiato con ben tre stelle Michelin, il locale ha ricevuto il titolo di Miglior ristorante al mondo per i World’s 50 Best Restaurants.

  • Le Calandre (Rubano)

Definito anche “il parco giochi culinario di Max Alajmo”, questo è il luogo in cui lo chef si diverte a dare sfogo alla sua creatività.

Aperto nel 1981 da Erminio Alajmo e Rita Chimetto, oggi è in assoluto uno dei ristoranti più famosi italiani.

Non a caso è stato annoverato tra i “50 migliori ristoranti del mondo” per oltre 10 anni consecutivi.

Lo chef Alajmo ha ricevuto tre stelle Michelin ad appena 28 anni, diventando così il più giovane con questo riconoscimento.

Gli ospiti possono scegliere tra tre menù degustazione – “Classico”, “Max” e “Raf” – oppure decidere di creare il proprio menù selezionando i piatti dai menù degustazione.

  • Dal Pescatore (Canneto sull’Oglio)

Situato nella riserva naturale del parco dell’Oglio, questo ristorante è il più “antico” della lista. Esiste da quasi 100 anni (esattamente dal 1926). Ed ha meritato ben tre stelle Michelin.

La chef Nadia Santini è l’unica donna italiana ad essere presente nella classifica dei migliori chef al mondo, “Le Chef”.

I menù tra cui i clienti possono scegliere sono tre: il menù della campagna, il menù d’autunno ed il menù del pescatore.

  • Reale (Castel di Sangro)

È possibile trasformare una piccola trattoria in un ristorante stellato? Chiedetelo a Niko e Cristiana Romito che sono stati capaci di guadagnare ben tre stelle Michelin.

Largo ai giovani è la parola d’ordine. La brigata del Reale è un piccolo gruppo affiatato e giovane: 14 tra ragazzi e ragazze, di età compresa tra i 20 e i 30 anni.

Quella dello chef Romito è una cucina semplice: a detta sua, “manca di complicazioni, ma c’è una notevole complessità. La complessità in cucina può essere benefica, senza mai portare complicazioni”.

  • La Pergola (Roma)

Sotto la guida di Heinz Beck, questo ristorante è divenuto un tempio della gastronomia internazionale. E non sorprende che lo chef abbia guadagnato nella sua carriera ben tre stelle Michelin.

Anche in questo caso i menù sono due: degustazione – composto da dieci piatti – e alla carta.

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Cracco e Cerea

  • Villa Feltrinelli (Gargnano)

“Sapori che rimangono nella vostra memoria e piatti che riempiono con ammirazione, come vere e proprie opere d’ arte. Cucina che prima e più importante, tocca il cuore, creato con lo studio, la qualità e la passione”.

Questa la promessa dello chef Stefano Baiocco (due stelle Michelin).

La sua firma è inconfondibile, la sua creatività riesce a rendere unico ogni piatto, reinterpretando tradizionali sapori ed utilizzando sia ingredienti semplici che complessi.

  • Il Luogo di Aimo e Nadia (Milano)

Rinnovare, restando legati alla tradizione è l’obiettivo della cucina degli chef stellati Fabio Pisani e Alessandro Negrini. “La storia passata è ancora presente nel futuro di questo luogo”,

dicono. Questo intreccio tra passato, presente e futuro ha consentito loro di guadagnare ben due stelle Michelin.

Continuità, dedizione, cura. Questi sono i “must” dei due chef che proseguono il percorso iniziato da Aimo e Nadia, 60 anni fa, che ha reso il loro, uno dei ristoranti più famosi italiani.

  • Da Vittorio (Brusaporto)

A metà strada tra la città (Bergamo) e la campagna, questo ristorante è il gioiello dei due chef stellati, i fratelli Cerea. Il filo conduttore della loro cucina è coniugare “tradizione lombarda e genio creativo”.

Qui possono trovare godimento palati diversi: dalla carne al pesce, dalla selvaggina ai tartufi.

Ma c’è spazio anche per i piatti a base di verdura, declinati con uno stile originale e sensibile anche alle nuove frontiere della cucina del benessere.

Non a caso Chicco Cerea è stato premiato con tre stelle nell’edizione 2010 della guida Michelin, è considerato dagli stessi bergamaschi il “ristoratore più rappresentativo che Bergamo abbia mai avuto”.

E’ importante sottolineare che gli ispettori Michelin non mangiano one shot in un ristorante, l’esperienza si ripeterà più di una volta, e ogni volta con persone differenti per allargare al massimo il range di valutazione.

In fondo, “un buon cuoco è un dono peculiare degli dèi. Egli dev’essere una creatura perfetta dal cervello al palato, dal palato alla punta delle dita.”

Guarda anche – La cucina degli chef stellati: da Cracco a Cerea tutti uniti contro il Coronavirus

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