Little Black Dress. Fast Fashion

, Low Cost, Green Economy. Tematiche che coinvolgono il sistema moda, essendo questo uno tra i settori che – a causa di elevatissima produzione di abiti “usa e getta” – inquina maggiormente il pianeta diventando un problema ambientale.

Il settore tessile quindi, abbinato a una ponderata scelta del consumatore, può e deve adoperarsi attraverso scelte appropriate nel ridurre la contaminazione ambientale.

Allora, ecco provenire un consiglio dalla storia del costume. Un abito che si discosta dalle disastrose “catene di montaggio” a basso costo. Resta tuttavia sobrio, e quindi adatto a circostanze e orari diversi tra loro.

Il “Little Black Dress”. Una sorta di divisa senza maniche che negli anni ’20 rispose alle nuove esigenze delle nuove generazioni

Dinamismo, praticità, comfort, sobria eleganza. Via le crinoline, via i sottogonna, via fronzoli e bustini. Era il 1926 su “VogueAmerica comparve una piccola illustrazione, un figurino, neanche troppo bello, che rappresentava tuttavia con esemplare minimalismo la donna moderna.

Geniale e avveniristica fu Gabrielle Chanel a percepire la necessità di rivoluzionare il look femminile, rispondendo nel 1927 attraverso questo semplice vestito all’urgenza del diffuso cambiamento sociale. Venne inizialmente chiamo “Ford Dress”, la sua linea riprendeva quella della lettera “T”.

Nero e veloce come l’auto, adatto alle donne che finalmente emancipate potevano lavorare e guidare, liberate da abiti ingombranti a impedire ogni movimento.

little black dress History Life&People Magazine lifeandpeople.it

Comodo, elegante senza eccessi, dal tessuto facilmente lavabile, realizzato in un colore scuro che nasconde macchie e snellisce. La “Petite Robe Noir” travolse quella generazione confermandosi un emblema per i “Roaring 20s”.

Adatto a ogni ora del giorno, perfetto per i meeting di lavoro e per quelli amorosi, il tubino è stato da allora rivisitato in infinite sfaccettature, trasformandosi persino in elegantissimo indumento per la sera. 

La più celebre delle sue versioni è infatti quella realizzata nel 1961 da Hubert de Givenchy per l’attrice Audrey Hepburn, occasione fu l’iconico filmColazione da Tiffany”.

Inossidabile, oggi più che mai è questo l’indumento su cui puntare per ridurre sprechi e inquinamento. Un tubino nero, cui abbinare un foulard in seta per il giorno, tre fili di perle per la sera, perché l’eleganza non vuole eccessi.

Coco stessa diceva: «la moda passa lo stile resta», e il tubino è ancora qui con noi. 

Text Luciano Lapadula

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