Come lei, non c’è nessuno….Valentina Vezzali all’anagrafe Maria Valentina, ha reso grande l’Italia della scherma con la sua tenacia e freddezza, dimostrate fino all’ultima stoccata in cui ha dato l’addio alla pedana.

Un addio dato dal podio. Si è ritirata alla 56esima medaglia conquistata a Rio de Janeiro ai Mondiali di fioretto femminile a squadre il 26 aprile 2016 con un argento che vale più dell’oro.

Osservando Valentina Vezzali, scrutandola e sentendola parlare sembra che il detto “chi si accontenta gode” non faccia per lei.

Quando a sei anni ha scoperto il proprio talento ha inesorabilmente iniziato ad alzare l’asticella anno dopo anno dimostrando, che piaccia o no, costanza e testardaggine.

Il suo maestro è stato Ezio Triccoli. Il precursore della scherma a Jesi che la portò in città in sordina proponendo gli allenamenti a due passi dalla piazza dove nacque l’Imperatore Federico II.

E proprio a Jesi, nelle Marche, è nata Valentina Vezzali che all’età di ventidue anni ha esordito alle Olimpiadi, ad Atlanta.

Era il 1996 e da lì in poi il palmares ha iniziato ad essere ancora più prezioso fino a vantare sei medaglie d’oro olimpiche e, di riflesso, lo scettro della donna d’oro d’Italia.

Oggi, Valentina Vezzali è mamma di Pietro e Andrea e insegna a volare alto agli atleti che si affidano a lei.

È impegnata per la Res publica, come la chiamavano i romani, e il suo impegno in politica nel parlamento italiano va a consolidare una carriera in cui il suo impegno in prima persona.

Come nello sport, deve essere il valore numero uno. Ma, lo sport insegna, anche il lavoro di squadra gioca la sua parte.

Valentina Vezzali, se si guarda indietro cosa pensa di se stessa?

Sono stata una bimba, una ragazza e poi una donna che ha seguito una passione, affrontato sacrifici, accettato rinunce ed inseguito i propri sogni, riuscendo a realizzarne alcuni.

È orgogliosa e consapevole di ciò che ha fatto in trentotto anni di carriera?

Più orgogliosa che consapevole. Non sono mai stata una che si è guardata indietro. Adesso che ho scelto di appendere il fioretto al chiodo, in realtà ho puntato nuovi obiettivi.

L’orgoglio scaturisce dalle parole di chi a volte mi ferma per strada e mi dice “ho ammirato il tuo non mollare mai e il non arrenderti di fronte alle difficoltà”.

Ci sono stati dei pregiudizi, o giudizi, che le hanno fatto male? 

Ce ne sono stati tanti che però, anziché ferirmi, mi hanno stimolato. Un esempio su tutti: quando pensavano che un’atleta, dopo una gravidanza, avesse concluso la sua carriera.

Nel 2005, cinque mesi dopo la nascita di mio figlio Pietro, non solo ero tornata in pedana, ma ero sul gradino più alto del podio dei Campionati del Mondo.

Cosa pensa l’abbia fortificata e resa più guerriera?

La sfida. Ho sempre voluto sfidare i miei limiti per superarli. Ho sempre puntato a dei traguardi ed ho lavorato ogni giorno per raggiungerli, affrontando gli avversari e gli ostacoli che si frapponevano tra me ed i miei obiettivi.

Questo mi ha modellato il carattere e se a volte sono apparsa troppo “dura”, è stato solo agli occhi di chi si è fermato ad una corazza che ho dovuto indossare per affrontare le sfide della vita di donna e di atleta.

Come definirebbe il termine “superfluo”, nella vita e nello sport.

Sono molto risoluta. Il termine superfluo indica a mio avviso tutto ciò che non è utile al raggiungimento di uno scopo. Ciò non vuol dire privarsi di distrazioni, ma ciò per non essere considerate “superflue”, devono essere d’ausilio al percorso verso il traguardo prefissato.

Nella vita di tutti i giorni così come nello sport.

Immagini di avere vent’anni oggi: avrebbe ugualmente avuto, secondo lei, le stesse possibilità e gli stessi strumenti per crescere, formarsi e vincere?

Probabilmente no sul piano della tecnologia al servizio della preparazione sportiva, ma ritengo che alla base di un successo ci siano degli elementi senza tempo: passione, tenacia, voglia di vincere, spirito di sacrificio e tanto lavoro.

On.Valentina Vezzali In che direzione sta andando il suo impegno in politica?

Sin dal primo giorno in Parlamento, ho vissuto questo impegno come servizio e rappresentanza.

Ho infatti provato a portare in Aula le richieste, le esigenze, i problemi e la realtà che vivo ogni giorno in una realtà piccola come quella di Jesi, che però a mio avviso, è paradigma di quel cuore pulsante della società italiana che sono le famiglie ed i più “piccoli”.

In più sto lavorando in favore dello sport e della pratica sportiva da diffondere ancora di più nel nostro Paese.

Da qui a vent’anni che contributo vorrebbe aver dato all’Italia? 

Mi piacerebbe incidere ancora di più sulla percezione dello sport nella società. L’attività sportiva è fondamentale per il benessere di tutti ed anche per diminuire la spesa sanitaria, ad esempio.

Oggi però lo sport viene considerato un interesse di serie “B”. Tra vent’anni vorrei ritrovarmi in mano una Costituzione che, ad esempio, contenga la parola “sport”!

L’Italia, oltre allo sport, ha anche un alto livello di cucina. Come se la cava in cucina? E qual è il suo piatto preferito?

Sono una buona forchetta, ma la cuoca in casa è sempre stata mia mamma ed a lei quello scettro non lo toglierà mai nessuno.

Ho mangiato in tutto il Mondo, assaggiando le cucine di tutti i Paesi, ma quella italiana è imbattibile. E lo sono ancor di più le lasagne di mia mamma Enrica!

Enrico Sanchi

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