Lo stile letterario di Chiara Giacobelli

//Lo stile letterario di Chiara Giacobelli

Chiara Giacobelli, giornalista e scrittrice, autrice di numerosi libri di successo racconta il suo ultimo romanzo

Ci sono storie che per essere raccontate vanno ascoltate con le proprie orecchie e lette con i propri occhi. Chiara Giacobelli, è una giornalista-scrittrice che tramite la scrittura sprigiona energia e libertà donando immagini alla realtà. Tanta dedizione e amore per il suo lavoro, le hanno permesso di raggiungere ambiti traguardi dopo anni di studi, gavetta e fatiche.
Resta tutt’oggi un legame con la “sua” regione Marche, nonostante abbia viaggiato molto e per anni si sia trasferita altrove. La sua è una terra dalle tante peculiarità che non ha mai smesso di raccontare in modi diversi, ispirandosi per scriverne a nuove scoperte del territorio marchigiano.
Laureata in Scienza della Comunicazione, specializzata in giornalismo ed editoria, tiene un blog dedicato a personaggi storici sull’Huffington Post, inoltre collabora con varie testate, tra cui Affari Italiani, Bell’Italia, In Viaggio, Luxgallery.
Scrive di cultura, lusso e turismo, al suo attivo annovera undici libri pubblicati e, sentendola parlare abbiamo subito capito che c’è qualcosa di molto sagace che contraddistingue la sua classe ed eleganza.

Autrice di tredici libri, hai ottenuto diversi premi e riconoscimenti. Quale dei tuoi volumi ti ha appassionato maggiormente?

Nonostante io sia emotivamente legata a tutti, il mio romanzo d’esordio “Un disastro chiamato amore“,  da poco in libreria in versione tascabile è di certo l’opera che mi ha regalato più soddisfazioni, sia per i risultati ottenuti sia per l’affetto ricevuto.
E’ stata un’esperienza bellissima tanto scriverlo quanto vederlo pubblicato e successivamente promuoverlo toccando con mano il calore di tantissimi lettori. Qualcosa di unico e fantastico per uno scrittore.

Cosa narrano i tuoi racconti? Come definisci il tuo stile di scrittura?

I miei racconti prendono quasi sempre spunto dalla realtà che mi circonda. Storie ascoltate, persone conosciute, luoghi visitati, sentimenti sperimentati, qualunque cosa abbia colpito la mia attenzione.
Sono molto più interessata a parlare del mondo e magari a immedesimarmi in personaggi diversi da me piuttosto che raccontare della sottoscritta, sebbene sia inevitabile che il tutto passi attraverso la mia sensibilità, il mio modo di sentire e di vedere la realtà.
Il mio stile di scrittura è molto eclettico. Avendo fatto tante esperienze, dal giornalismo all’ufficio stampa alla ghostwriter fino ai racconti personali, i romanzi, le biografie, le guide turistiche e i libri storico/culturali ho imparato a scrivere in modi completamente differenti tra loro.
A volte è quasi impossibile riconoscere la stessa autrice dietro a testi fortemente diversi. Amo questo aspetto del mio lavoro perché rispecchia la mia personalità sfaccettata e ricca.

Quale importanza per te ricopre la scrittura, cosa significa essere una scrittrice oltre ad essere una affermata giornalista?

La scrittura è sempre stata un qualcosa di cui sentivo la necessità per esprimermi e stare meglio. Non l’ho mai percepita come un lavoro e ancora oggi non mi sembra possibile che io venga pagata per fare ciò che ho sempre amato e ritenuto essere una passione.
Quindi, per prima cosa la scrittura è libertà e sentirmi in sintonia con me stessa. Tuttavia, è altrettanto vero che dietro ai risultati raggiunti ci sono tanti anni di studi, di gavetta e di fatiche, perciò la ritengo anche una soddisfazione personale. Un sogno per cui ho lottato e si è avverato.
L’aver dato tanto, l’essermi messa in gioco fino in fondo rende il tutto più vero, puro e commovente.

Raccontaci di più sull’ultimo tuo romanzo “Un disastro chiamato amore”. Un romanzo ispirato a una serie di personaggi da te conosciuti personalmente. A cosa ti sei ispirata nella stesura del libro?

La protagonista femminile Vivienne è una buffa e imbranata parigina con non poche fobie e gaffe all’ordine del giorno. La sua centralità in tutto il romanzo rende il libro una commedia divertente e leggera, il cui messaggio principale è legato al potere dell’auto-ironia.
Alex Lennyster, il protagonista maschile, si differenzia dai personaggi della narrativa contemporanea italiana e straniera perché è un modello positivo: bello e benestante, ma al tempo stesso gentile, paziente, generoso e onesto.
In molti mi hanno chiesto se esiste davvero un uomo del genere e soltanto ora, a distanza di tempo rispetto a quando ho scritto il libro, posso affermare che sì, esiste veramente. In parte la sua storia e quella di sua madre Elisabetta Grimaldi si ispirano a Audrey Hepburn e al suo figlio maggiore Sean Ferrer, ma si tratta solo di spunti.
Il romanzo è arricchito, infatti, di tanti elementi di fantasia, un giallo, una storia d’amore, l’incantevole Golfo dei Poeti a fare da sfondo e altri personaggi ispirati a persone che ho avuto la fortuna di conoscere grazie al mio lavoro.

Disastro e Amore, come nasce l’idea di titolare così il romanzo? Come si scrive un libro di successo?

Il titolo, come la cover, non è una mia scelta. Solitamente, a meno che non si sia ormai scrittori di alta fama, sono le case editrici e le agenzie letterarie a occuparsi di questo.
Non c’è una formula precisa per scrivere un romanzo di successo. Penso, tuttavia, che si riesca a entrare nell’onda del passaparola e delle grandi vendite quando si è in grado di generare empatia con il lettore. Toccare il lettore emotivamente, produrre qualcosa di originale e lasciare un piccolo segno in chi ci concede la propria fiducia acquistando il libro.

Un messaggio chiaro vuoi lanciare: l’importanza dell’ironia della vita e la terapia del sorriso. Pensi siano due doti essenziali per vivere meglio?

Non solo lo penso, ma si tratta di un qualcosa che ormai è stato ampiamento dimostrato anche dalla scienza e dagli studi empirici. Nel mio caso, il libro è nato come forma di divertissement durante una malattia e mi ha dato l’opportunità di scoprire il mondo della terapia del sorriso a 360 gradi: la clownterapia, la lettura, la scrittura, lo yoga della risata, la teatroterapia e molto altro.
Alcuni medici dell’ospedale Meyer di Firenze mi hanno seguita e affiancata in questa operazione, tanto che oggi il libro è disponibile per i giovani pazienti o per i loro genitori nella ludoteca del reparto di oncologia.
Enrico Sanchi
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2018-06-01T13:39:00+00:00People|