Stefano Ciotti lo scorso Novembre 2016 al Teatro Regio di Parma, ha ritirato l’ambito riconoscimento della gastronomia nazionale ed internazionale.

La stella Michelin alla cerimonia della Guida 2017.

Nella Marche quindi, oltre ai già noti Uliassi di Senigallia,  Madonnina del Pescatore a Marzocca di Senigallia, Andreina di Loreto ed Emilio a Fermo, si aggiunge il pesarese Nostrano.

Un ristorante, vicinissimo al mare, essenziale e moderno nell’ aspetto, curato nei minimi dettagli grazie anche all’estro di  Marco Morosini Brandina. Ad un anno di apertura già diversi riconoscimenti:  il “cappello” de L’Espresso e le due “forchette” della Guida Gambero Rosso. E’ un grande onore per la città di Rossini avere uno chef come Stefano Ciotti.

Stefano, davvero complimenti! Come ci si sente ad avere questo importante riconoscimento?

Felicissimo! Per prima cosa per me e per il lavoro che in questi anni ho svolto ma contento anche per la città di Pesaro che merita di avere un ristorante stellato. E’ una città meravigliosa e deve essere conosciuta e scoperta anche attraverso l’enogastronomia ed il circuito della ristorazione.

Tu sei Riminese. Cosa spinge un romagnolo ad aprire un ristorante a Pesaro?

Si, sono nato a Rimini ma ho sempre vissuto a Montefiore Conca che si trova vicinissima alle Marche. Sono venuto a vivere a Pesaro dopo aver conosciuto Giorgia, la mia compagna, che è di Urbania. Entrambi amavamo Pesaro ed è stato naturale aprire un ristorante in questa città.

Anche nel 2009 Stefano Ciotti aveva ricevuto una stella Michelin in qualità di executive chef al Carducci 76 – Vicolo Santa Lucia di Cattolica .

Che differenza c’è con quella ricevuta oggi?

Nel 2009 ero davvero molto giovane, poco consapevole e non in grado di gestire un premio così grande. Certo, ero felicissimo come oggi, chiaramente, ma ora ho maggiore consapevolezza e maturità. Inoltre, in questo caso l’attività è mia quindi la soddisfazione è maggiore, nel 2009, invece  lavoravo in un ristorante di altri.

Quali erano i sogni di chef Stefano Ciotti da bambino?

Da bambino volevo fare prima il calciatore, poi il musicista perchè ho sempre amato la musica ed il ritmo. Tutti dicono che ho una bella voce e, lo dico solo a voi…. imito Al Bano! Spesso in cucina, mentre cucino, canto a squarciagola!

Accetteresti di condurre Master Chef?

Non penso faccia al caso mio. Mi piacerebbe condurre un programma in cui si veda bene e con calma il procedimento, la preparazione del piatto e la scelta delle materie prime. Per me questo è di primaria importanza.

Il piatto che più rappresenta Stefano Ciotti?

Indubbiamente i Calamari arrostiti con le polveri di Sicilia e una crema di pera con vaniglia. Sta avendo molto successo! Cucino questo piatto da tanti anni proprio perché racchiude il mio pensiero.

Raccontaci, allora, il pensiero, la filosofia di Nostrano.

Il nome Nostrano mi è venuto in mente diversi anni fa, mentre cucinavo. Un lampo, un’ illuminazione che descriveva esattamente il mio modo di cucinare. Piatti nostri, della tradizione, con nostri prodotti ma rivisitati in chiave moderna.

Segnai su un foglio questo nome e mi dissi: “ Se un giorno aprirò un ristorante lo chiamerò Nostrano”. Ci ho creduto talmente tanto che quella semplice parola  poi è diventata il nome di un ristorante, il mio.

Come hai conosciuto Giorgia, tua compagna e attuale manager del ristorante?

In un viaggio con amici. E’ stata fondamentale e lo è tuttora. Io sono uno chef e non mi intendo di amministrazione. Lei sì, ha studiato ed ha spiccate doti amministrative e gestionali. Senza di lei non avrei mai aperto un ristorante.

Enrico Sanchi

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