La città eterna per Moravia è luogo profetico di un lavoro letterario sconfinato, una Roma sognata, quella dello scrittore de “Gli indifferenti”, dove domina l’ipocrisia, il conformismo e la sottomissione.

Un weekend a Roma, città eterna, nei paesaggi di Alberto Moravia…

I suoi primi ricordi tornano a una palazzina di quattro piani su via Sgambati: la casa in cui è nato, di fronte a Villa Borghese.

In una visita alla città non può mancare una passeggiata nel parco della villa omonima, che occupa una vasta area nel cuore della città.

La sua realizzazione si deve al cardinale Scipione, nipote del Pontefice Paolo V.

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I luoghi più suggestivi di Villa Borghese sono: il Giardino del lago, dove è possibile noleggiare delle barchette e ammirare, al centro dello specchio d’acqua, il Tempietto dedicato ad Esculapio e, lungo le sponde, la Meridiana e la Fontana della Famiglia dei Satiri.

Camminando lungo il parco potrete fermarvi, inoltre, in Piazza di Siena, nominata così in onore della città di origine della famiglia Borghese, sede del Concorso Ippico Internazionale, dove si svolgono eventi e concerti.

Eppure la Roma dell’infanzia di Moravia è lontana dal trionfo letterario degli anni ’50.

«Sono nato e vissuto a Roma e ho avuto sempre gli stessi problemi insoluti e insolubili nel mio rapporto con la città»,

afferma il romanziere.

Parla di un luogo che, prima della seconda guerra mondiale, era ancora quello descritto da Stendhal.

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«Una piccola città mediterranea, quasi più piena di monumenti che di case», che ha tentato sempre invano di trasformarsi in una vera capitale europea.

Nelle opere letterarie più mature, “La ciociara”, degli anni  ’40 l’atmosfera non varia.

Racconta di una Roma tutte finestre, tetti, cupole e campanili.

Il libro si apre con una descrizione su Vicolo del Cinque e, nonostante il libro si ambienti poi a Fondi, nella periferia romana, pare di intravedere in lontananza tutti i monumenti che le protagoniste si lasciano alle spalle.

Nel tour letterario, sulle tracce dei luoghi di Moravia, non può mancare una visita al Colosseo, uno dei più grandi anfiteatri al mondo.

E’ stato eretto da Vespasiano nei primi anni del suo regno (69-79 d.C.) nella valle compresa tra Palatino, Esquilino e Celio.

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L’interno del Colosseo è a gradinate: la parte più significativa, il piano dell’arena.

Nel muro perimetrale si aprono trenta nicchie profonde, forse utilizzate per piccoli montacarichi a contrappeso, destinati ad innalzare belve e gladiatori fino al livello dell’arena stessa.

«Le strade di Roma, nessuno può conoscerle tutte. Però, più o meno, a naso, si indovina»,

amava dire Alberto Moravia.

Non possono mancare ne “I racconti romani”,  il Circo Massimo o il Pincio, dove il vento umido viene dal mare e l’aria di scirocco «appiccica».

Nel vostro weekend, non potrete non fermarvi ad ammirare il panorama da qui.

«Si vede tutta Roma, simile a una torta nera bruciata, con tante crepe di luce, e ogni crepa era una strada.»

L’idea che lo scrittore ha della città è la stessa dei suoi personaggi che, abitandola da sempre, vi si sono alienati.

Si riconoscono nello stupore intermittente delle pietre o delle rovine; delle voci o delle facce dei passanti. E c’ è tutto un brusio, un frastuono di parole dette e urlate.

Così vi comparirà Campo de’ fiori, la piazza celebre un tempo per le esecuzioni capitali, dove primeggia l’imponente statua di Giordano Bruno, bruciato, qui, nel 1600 con l’accusa di eresia.

Oggi vi apparirà come uno dei punti più famosi della capitale. Dal 1869 tutte le mattine, dal lunedì al sabato, si tiene un mercato di cibo, fiori e altri prodotti.

Di sera, invece, potrete cenare in uno dei suoi locali all’aperto.

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Lo stesso brusio, la stessa folla la troverete davanti alla Fontana di Trevi.

Resa immortale dalla “Dolce vita” di Fellini, è un vero e proprio capolavoro d’architettura, scultura e ingegneria.

Al centro troverete la figura di Oceano, poi le statue che rappresentano Salubrità e Prosperità ed infine i due cavalli che idealmente identificano il mare in burrasca.

«Il panorama di Roma si stende – secondo Moravia – senza luce, velato dall’afa, fino alla remota, minuscola cupola di San Pietro».

La splendida basilica, costruita tra il 1506 – sotto papa Giulio II domina la piazza.

I lavori vennero terminati solo nel 1667 a opera del Bernini.

A lui si devono gli imponenti colonnati laterali, composti da ben 284 colonne di ordine dorico e sormontati da 140 statue di santi alte più di tre metri e da sei grandi stemmi di Alessandro VII Chigi.

Entrando nella Basilica resterete immediatamente colpiti dalla magnificenza degli interni, tipici delle chiese barocche.

E poi in un ultimo bagliore del vostro weekend a Roma non dimenticatevi di osservare il Tevere.

Può capitare di vederlo «girare come una serpe – afferma lo scrittore – ­­per la campagna, con la luce abbagliante del cielo rannuvolato sulla pelle gialla e grinzosa».

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