Il 35enne artista milanese Matteo Borghi ha appena pubblicato il suo nuovo singolo “Vivo La Vida”, un brano reggaeton perfetto per muoversi a tempo in questa calda estate

Parlare con Matteo Borghi rilassa. Fa una serata dietro l’altra con la sua band in molti dei più importanti locali italiani e quando non canta deve parlare a voce bassa, perché ha bisogno di riposare le corde vocali.
“Mi sembra che il pubblico risponda bene a questo brano. Piace anche ai bambini, il che è importante”, racconta sorridendo. E’ già al lavoro su un album di canzoni pop nel senso più ampio del termine. “Vorrei sempre fare ‘musica del popolo’, che piaccia alla gente, in questo senso pop va benissimo.
Invece in senso musicale credo possa essere definita ‘world music’, visto che sto preparando brani di diverse culture”. Nei suoi concerti Matteo mette insieme quasi cento anni di musica. In questo nuovo lavoro cercherà di fare ancora più e in un modo ancor più personale.
Matteo Borghi gira il mondo cantando sin da quando aveva appena 19 anni. In America Latina si è esibito con una superstar come Enrique Iglesias e ha lavorato pure con produttori di hit mondiali come Emilio Estefan ed Kike Santander. Ha cantato per Sceicco l’Aga Khan, per la famiglia Al Thani, l’emiro del Qatar e girato molti dei paesi del Medio Oriente.
“Da molti paesi non sono semplicemente passato per suonare, spesso mi sono proprio trasferito pensando di non tornare più in Italia. Senz’altro il viaggio fa parte di me”, spiega. E’ ciò che può capitare solo a un artista che sappia cantare come un madrelingua in sei lingue diverse, arabo compreso.

Che rapporto hai con il Medio Oriente?

Mi sono sempre sentito a casa. Un pescatore che butta la reti in Sicilia o in Calabria è in fondo molto simile a chi fa lo stesso lavoro in Egitto o in Tunisia. Ho origini calabresi e questa vicinanza la sento molto. In Egitto mi sono esibito anni fa per il presidente Mubarak e poi in diverse Ambasciate, per un pubblico d’elite.
Quando viaggio mi piace però immergermi davvero nella cultura dei luoghi, frequentando anche i quartieri popolari. Al Cairo ad esempio mi sono fatto fare un massaggio in un hammam della Vecchia Cairo, una zona non proprio raccomandabile. Quando sono uscito ad attendermi non c’era più solo il ragazzino che mi aveva accompagnato, a cui avevo pure regalato una catenina d’oro… ce n’erano diverse decine…
Matteo Borghi

Matteo Borghi Vivo La Vida

Hai ottimi risultati anche in Italia, ma la tua è una carriera soprattutto internazionale.

Sono un entertainer, uno che sul palco fa tante cose diverse tra loro. Forse questo tipo di figura non è in sintonia con i meccanismi del nostro show business. Negli USA, in Spagna e in altri paesi chi fa cose diverte (cantare, ballare, recitare, etc) viene premiato, se poi lo sa fare in diverse lingue ancora di più.
In Italia sembra esserci riuscito solo Fiorello. Giampiero Menzione, manager di lungo corso che tra gli altri ha lanciato Sabrina Salerno, una volta mi disse che per l’Italia ero ‘inadeguato per eccesso’. Ma non mi lamento di certo, lavoro duro, sera dopo sera e cerco di portare avanti il mio progetto facendo un bel po’ di autocritica, che serve sempre.

Matteo Borghi che musica sta ascoltando in questo periodo?

Ascolto come tutti la radio, mi piace soprattutto prendermi del tempo per riascoltare “Thriller”, l’album di Michael Jackson. Ascolto anche artisti come Luther Vandross, tutto il mondo Motown, poi Otis Redding, Chaka Khan, Beyonce.
Insomma non sono solo innamorato dei classici, mi piace moltissimo il nuovo modo di intendere il soul quando lo interpretano star come Beyonce. Le star musicali di questo periodo, però, sembrano più ‘piccole’ di quelle di qualche decennio fa. Ci sono eccezioni, come il talentuoso Ed Sheeran, ma spesso la differenza sembra abissale.
E’ vero. Credo dipenda soprattutto dai talent show musicali, programmi tv che bruciano talenti invece che essere un vero palcoscenico per chi ha qualcosa da dire. C’è in rete un bel video di Red Ronnie che dà un giudizio molto duro su questo tipo di programmi.
Non capisco come si possa essere giudicati da un autore televisivo. Tutto sembra ridursi ad un una polemica, al carattere delle persone,  quando invece dovrebbe contare solo e soltanto la musica. Chi esce da questi programmi guadagna sicuramente notorietà, una fama che uno come me ad oggi non ha certo raggiunto…ma quasi sempre non ha un suo pubblico.
Lorenzo Tiezzi
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