Le scuole di moda in Italia attraggono sempre più giovani. Sono in molti a desiderare di entrarvi a fare parte in un modo o nell’altro.

C’è chi ne ama l’aspetto più creativo e vorrebbe lavorare un giorno come stilista per qualche brand importante. C’è chi invece vorrebbe poter lavorare alla comunicazione del brand o magari all’organizzazione dei fashion show.

Molti fotografi desiderano specializzarsi unicamente nei ritratti di fotomodelle o nei reportage fotografici di moda. Da quando poi il fashion si è riversato enormemente sui social media, sono nate una serie di figure professionali legate alla moda.

Il numero delle aspiranti fashion blogger ed influencer cresce di anno in anno in modo esponenziale in Italia ma molto spesso si calano in questi ruoli ragazze che non hanno la giusta preparazione.

La moda in Italia: un settore saturo?

C’è chi sostiene che anche il settore del fashion, uno dei pochi di cui l’Italia è ancora considerata un’eccellenza nel mondo, stia cominciando ad essere saturo.

Se l’alta moda stia davvero risentendo della crisi economica non siamo in grado di dirlo con esattezza, ma una cosa è certa: proprio ora che dilagano le figure professionali legate a questo ambito lavorativo, il settore si fa più selettivo.

E quello che conta per entrarvi è essere davvero preparati.

Due dati importantissimi da tener presenti se si sceglie di studiare per lavorare nella moda sono:

-nelle case di moda e di alta sartoria c’è molto più necessità di sarti che di stilisti;

-nell’ambito del giornalismo e della comunicazione della moda è sempre più importante sapere di cosa si parla e conoscere davvero a fondo il settore, la storia dei brand, i termini tecnici del mestiere.

Le scuole di moda italiane e il mondo del lavoro:

offrono percorsi di studi orientati al fashion, è opportuno però sceglierne uno serio, completo, accreditato.

Negli ultimi anni, di pari passo con questa “moda della moda” sono sorti corsi di formazione che durano un week end fino a cinque anni.

È logico che il risultato non potrà essere equivalente. Il nome sul curriculum di una scuola o di un’accademia storica ed importante nel settore aiuta ancora moltissimo nella ricerca del lavoro post-laurea.

Poiché c’è molta offerta e poca richiesta, però, bisogna tenere in conto due possibilità:

-quella di dover cominciare con degli stage che daranno solo un rimborso spese ma aiuteranno a “farsi le ossa”;
-quella di cominciare accettando proposte di lavoro all’estero.

Una formazione in una scuola di prestigio italiana in molte nazioni è ancora considerata un plus. Va da sé che la conoscenza della lingua inglese in questo ambito lavorativo è di fondamentale importanza.

scuole-di-moda-sfilata-Life&People Magazine lifeandpeople.it

Se si vuole lavorare nel fashion fuori dall’Italia è meglio pensare fin da subito all’estero.

Spesso le scuole di moda di altre città europee offrono immediate possibilità di stage

a conclusione del percorso di studi. Questo tipo di esperienza è spendibile ovunque per cercare poi lavoro.

Diplomarsi o laurearsi presso un’istituzione leader è il modo più sicuro per ottenere un impiego nel settore della moda.

La Central Saint Martins (CSM), scuola d’arte londinese, ha una reputazione consolidata come istituzione creativa leader nel mondo per l’educazione alla moda.

L’Institut Français de la Mode (IFM) di Parigi, una scuola con legami industriali eccezionalmente forti, è uno dei primi in classifica nel 2018 in quanto a rapporto diplomati/impiegati.

Fatte queste premesse, forse troverete piuttosto romantica l’affermazione sempre valida: “se si ha un sogno si deve lottare per realizzarlo”.

L’importante per provarci è partire fin da subito con i piedi ben piantati per terra e le idee chiare.

Se ad esempio darete un’occhiata ad alcuni portali di ricerca del lavoro legati al mondo della moda, potrete farvi un’idea di quali siano i Paesi con la migliore offerta.

Questo trend nell’arco di qualche anno potrà leggermente variare ma intanto potrà aiutarvi a porvi delle domande prima di affrontare il percorso di studi.

Tra queste nazioni, ce n’è una in cui prendereste in considerazione di vivere?

Bene. Un’ottima iniziativa sarà quella di integrare ad esempio il triennio di Accademia con lo studio dell’inglese e della lingua parlata nella nazione “prescelta”.

Vietato partire scoraggiati. Insomma, le possibilità ci sono ancora… ma bisogna darsi da fare.

Candy Valentino

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