Una lunghissima via di mare scandisce la vita del poeta e scrittore romagnolo Marino Moretti. La casa paterna si affaccia sul Porto Canale Leonardesco di Cesenatico.

È il luogo amato, animato “di buoni sentimenti” dove nasceranno liriche intime, che svelano un Moretti incapace di lasciarsi coinvolgere dai movimenti e dalle correnti del suo tempo. La casa è rimasta pressoché intatta. Si sente, entrando, il tempo“vissuto” dal poeta.

Un gusto particolarmente raffinato traspare nell’arredamento: le pareti sono occupate da quadri e stampe da cui spiccano i quattro dipinti del carissimo amico Filippo De Pisis. La corte esterna è un meraviglioso angolo fuori dal mondo: un luogo circondato dal verde, dove il poeta resta appartato, orgoglioso della sua solitudine.

L’Adriatico, i paesaggi marini, naturalmente “lenti” e distanti dalle folle, dalla fastosa magniloquenza delle poesie di D’Annunzio o di Carducci ispireranno le celeberrime Poesie scritte col lapis (1910).

La guerra mondiale segnerà invece profondamente la vita letteraria del poeta, costituirà per lui  l’occasione imperatoria per prendere congedo dalla poesia volgendosi verso la prosa.

Intervista a Manuela Ricci (conservatrice di Casa Moretti a Cesenatico)

Marino Moretti è stato un poeta definito dalla critica “crepuscolare”, da dove deriva questo aggettivo, e che peso ebbero gli autori frequentati nel suo periodo giovanile, negli anni della sua formazione?

La definizione di Crepuscolare (che mai piacque a Marino Moretti) risale ad una recensione di Borgese del 1910 riferita proprio alle morettiane Poesie scritte col lapis.

Considerava un gruppo di giovani poeti che, richiamandosi anche a modelli stranieri, avevano avviato una poesia dedicata alle “piccole cose” del quotidiano, più intima e raccolta, segnata da nostalgia e ironia insieme. Oltre a Moretti, c’erano Gozzano, Corazzini, Govoni e Palazzeschi.

In particolare quest’ultimo, incontrato a sedici anni a Firenze alla Scuola di Recitazione di Luigi Rasi, rimase l’amico di tutta una vita. Un fraterno e costante confronto umano e letterario, anche se ad un certo punto Palazzeschi entrò in contatto coi Futuristi e Moretti amò definirsi “passatista”.

A proposito della scuola di Luigi Rasi che legò Moretti al teatro, ma non come attore….

Ci fu forse un unico episodio in tal senso: Moretti recitò nella parte di Scavezzo con l’amico Giurlani, ovvero Palazzeschi, che era il Barone del Cedro, nel Ventaglio di Goldoni.

Tuttavia la pratica della lettura della poesia, cui i giovani discepoli del Rasi erano obbligati perché la scansione del verso aiutava il ritmo della dizione, e forse ancor più l’ambiente fiorentino capitale dell’intellettualismo italiano sede delle riviste più autorevoli e innovative, procurò in questi ragazzi un vivo desiderio di scrivere.

Esordirono con le poesie.

Ma il teatro era nel cuore e, cosa non molto nota, Moretti scrisse nei primi anni Dieci del Novecento anche quattro poemi drammatici, mai rappresentati, il Leonardo Da Vinci (1909), Gli Allighieri (1910), Frate Sole (1911) e Giuditta (1912).

 Negli anni Dieci uscì una delle raccolte di poesia più celebri che è Poesie scritte col lapis. Quali sono le tematiche centrali del libro?

Le poesie scritte col lapis ebbero, per l’epoca, uno dei titoli più originali che già “conteneva” un programma: la tensione al piccolo e al minimale, a ciò che è di poco conto (il lapis si può cancellare in ogni momento) e quel colore grigio simbolo di tutta la vena malinconica di cui si nutrivano.

Moretti nel primo conflitto ha lavorato in un ospedale da campo. L’esperienza procurò, come accennato, la sospensione dalla poesia e uno spostamento sul versante del romanzo. Può dirci di più?

Il primo conflitto mondiale chiuse inderogabilmente la prima stagione del poeta crepuscolare, al termine della guerra uscì una antologia di Poesie ma nessuna di queste di nuova composizione.

Dall’agosto del 1915 Moretti fu volontario della Croce Rossa presso l’ospedale da campo di Arta in provincia di Udine. Fu una esperienza per lui devastante e che gli fece chiedere il trasferimento a Roma (dove fu già nel 1916) con la nuova mansione di corrispondente e addetto all’ufficio stampa. Il periodo romano fu segnato dall’incontro con Federigo Tozzi.

Per questo, quando diciamo che (per Moretti) in guerra è morta la poesia, non alludiamo solo ad un fattore emotivo-sentimentale ma anche a quanto stava accadendo nel mondo letterario con l’avvio, negli anni Venti, della grande stagione del romanzo. marino moretti poesie Cesenatico Life&People Magazine LifeandPeople.it

Quali autori frequenta, quali sono state nel tempo le sue amicizie letterarie?

Beh, qui si aprirebbe un mondo… Nel suo archivio epistolare, se togliamo i pochi nomi iscrivibili alla cerchia dei familiari e degli amici locali, abbiamo oltre un migliaio di corrispondenti riferibili alla nostra migliore cultura letteraria e non soltanto italiana.

Intorno ai poli editoriali prima di Treves e poi di Mondadori, Moretti incrociò tutte le migliori firme della nostra letteratura. Da Gozzano a Saba, da Govoni a Zanzotto, da Papini a Bellezza, da Ada Negri a Prezzolini, dalla Aleramo alla Deledda non ci furono conoscenze occasionali, ma vere amicizie letterarie.

Su tutte, però, come si diceva all’inizio, quella di Palazzeschi. Il loro carteggio, pubblicato oramai una ventina di anni fa, riempie ben quattro volumi.

Che rapporto ha avuto il poeta con le donne?

Non soltanto il nobel Deledda entrò in confidenza col Nostro, sono infatti numerose le letterate legate a lui da franca amicizia, come Neera, Ada Negri, Teresah, solo per citarne alcune. Con la sua traduttrice francese Juliette Bertrand il sodalizio fu quasi cinquantennale.

Le donne inoltre, a detta della critica, sono senz’altro i personaggi meglio riusciti dalla penna di Moretti, dalla Barberina del suo primo romanzo Il sole del sabato, a Guenda e Anna degli elefanti, protagoniste degli omonimi romanzi, fino alle più celebri Andreana e Vedova Fioravanti.

Se mi vuol chiedere di relazioni affettive, invece, posso solo dirle che Moretti non si sposò mai. Le donne della sua vita furono la madre Filomena, a cui dedicò ben due libri, e quindi le sorelle.

Ines in particolare lo affiancò in vecchiaia e dopo la morte dello scrittore perfezionò la donazione al Comune di Cesenatico della casa e di quanto conteneva.

Possiamo considerare Moretti ancora un poeta moderno?

Certamente. Al contrario di quanto scrisse (ma era – lo sappiamo – una provocazione), Moretti è uno scrittore che ha tante cose da dire, ancora oggi. La sua poesia, interpretando la voce di oggetti apparentemente impoetici, ha rivelato una maestria straordinaria.

La sua prosa di memoria possiede tratti di una scrittura meravigliosa, e la narrativa, pur con un ritmo che non è più quello contemporaneo, si fa interprete di un mondo celando sottigliezze e simbologie ancora da studiare. marino moretti poesie camera del poeta Life&People Magazine LifeandPeople.it

La casa museo oggi di cosa si occupa?

Questa impresa editoriale, come le altre, è stata messa in campo da Casa Moretti, la casa natale divenuta museo, archivio-biblioteca, dopo la donazione al Comune di Cesenatico dei libri e delle carte da parte di Marino un anno prima di morire nel 1978, e della casa, un anno dopo la sua morte, da Ines.

Da allora l’Istituto è impegnato nella conservazione e tutela del ricco patrimonio e della sua valorizzazione in termini di incentivazione agli studi letterari dell’Otto-Novecento.

Accanto alle ricerche condotte da studenti e studiosi, ai seminari, alle giornate di studio e ai corsi d’aggiornamento per insegnanti di lettere, Casa Moretti allestisce ogni anno mostre estive e nello stesso periodo organizza incontri di musica e poesia nel giardino interno.

Il museo mantiene intatto l’assetto dato alla casa e alla suppellettilerie dallo scrittore e la sorella.

Un percorso che intende restituire la voce a tutti gli oggetti della poesia morettiana.

Ogni due anni, inoltre, bandisce un premio letterario per la filologia e la critica e quest’anno esce la XV edizione.

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