Laura Biagiotti: dal Piccolo Teatro di Milano va in scena la nuova collezione f/w 1819 dove palcoscenico e passerella si uniscono ad unisono.

Laura Biagiotti uno dei più grandi nomi della moda italiana. La moda è sinonimo di cambiamento, innovazione, rivoluzione proprio come il teatro esprime energia e senso di libertà di espressione.

Il teatro proprio come la moda vanta una storia le cui origini risalgono al passato dove mixano storicità e fashion.Passione e autenticità che rimangono immuni nel corso del tempo.

L’interpretazione della stilista vede la donna Laura Biagiotti come una donna consapevole, appassionata con un forte legame alle sue radici.

Il carattere dalle linee decise e geometriche rappresentano l’esaltazione dei primi successi ottenuti e riconosciuti alla donna. Dalla battaglia per la parità dei sessi ai primi importanti successi ottenuti sul lavoro. Con questa chiave di lettura è stata presentata la nuova collezione della stilista. Il ricordo nel tempo dove la donna abbia conquistato i propri diritti sociali e privati dandole nuova sicurezza. L’autostima che un abito può interpretare.

Ad oggi dove c’è stato un cambiamento dello scenario culturale e sociale, in cui la donna diventa protagonista della sua vita.

Si apre un nuovo fronte di fiducia, consapevolezza e protagonismo femminile. E, anche l’abito deve avere un nuovo significato per rappresentare al meglio questa evoluzione.

Inizia in bianco, il colore simbolo della maison, e termina con il nero con tutte le modelle in dolcevita come piaceva a Strehler.

“Il nostro è un tributo a un’istituzione straordinaria che sosteniamo da 20 anni” ha detto Lavinia Biagiotti, visibilmente emozionata al termine della sfilata. “Un modo per dire che anche noi facciamo cultura con la moda. Attraverso i nostri abiti ben fatti, ma anche grazie al teatro metafora della vita, dove noi donne siamo chiamate a interpretare diversi ruoli”.

Lavinia ha voluto rendere omaggio allo straordinario quotidiano, per le donne che vivono ogni giorno e oggi lo fanno con una goccia in più di consapevolezza, quella di affondare le loro radici in qualcosa di solito.

La sfilata è iniziata con l’esaltazione del bianco che rappresenta il candore.

Bianco Biagiotti nel segno della treccia, dipinta a mano dai chiaroscuri, anche stampate su abiti morbidi e camicie in chiffon.

Il nuovo must è la ragnatela di cashmere, impalpabile, con pezzi sovrapponibili e intercambiabili, incredibilmente facili e leggeri. Il calore è dato anche dai double in toni neutri per ceppe con cappuccio, tubini e pantaloni con le pinces.

La quotidianità viene rappresentata con delle giacche dalle spalle importanti e pantaloni a vita alta in tartan. Pied de poule e principe di Galles a disegni micro e macro, decorati da pietre e borchie, alternati a completi di velluto e motivi di giardini inglesi. Colori che ricordano le nuance speziate e della natura, proprio come la ruggine, il verdone, la senape e il cammello.

Per la sera abiti scivolati di cashmere illuminati da piccoli cristalli. Tagli di luce, strass, forme geometriche decise, cappe scenografiche e disinvolti tubini corti. Optical non eccessivo, abiti scurissimi che riflettono grazie ai bagliori dei brillanti.

Il gran finale è in total black, con le modelle che indossano tubini di maglia a collo alto con l’omaggio al ‘Piccolo Teatro’ e ‘Biagiotti’ proprio a simboleggiare il duraturo legame che oramai dura da vent’anni.

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