Bisogna vivere ad artem per essere felici, stillando anche le parole come la linfa dalle foglie. Per essere felici bisogna saperla prendere la vita: sentire il sangue, l’acqua, l’odore della carne, infilando le mani giù, dentro alla pasta delle cose.

E se la carne è buia, se non c’è luce oltre il confine delle fibre, degli occhi, della lingua, poco importa, perché la felicità sarà sempre ‘leone alato’ o ‘testa di capra’, al confine tra vita e spirito.

La gioia di vivere di Matisse è una lunga promessa di felicità

Ma forse gli artisti hanno davvero il dono santo di riuscire a cogliere l’ora felice, il colore-magma, lo stato primordiale dello spazio privo di segno.

Un’opera d’arte è infallibilmente pura: ciò che viene dipinto all’alba, pomeriggio, notte o sera, diventa tempo.

L’arte entra così nell’olimpo dell’assenza di tempo, e per questo dura, e la sua durata è per noi una promessa di salvezza.

Lo sa Henri Matisse come va preso il mondo. Mai nessun artista più di lui ha saputo essere felice,  mai nessuno ha conosciuto davvero la folgore di un’autentica gioia di vivere.

Matisse nasce a Nizza e più precisamente a Cateau-Cambrésis nel  1869. Dopo un inizio impressionista, si avvicina al movimento Fauves ed espone al Salon d’Automne le prime tele.

E’ il 1905, i colori sono scatti luminosi, puri, fulminei sulla tela.

Successivamente nasceranno le geometrie cubiste, le odalische, e i famosi papiers découpés, (carte ritagliate).

Ritmo ed esaltazione cromatica:

la gioia di vivere di Matisse contagia occhi, faccia, e dita. Si torna bambini, e non si spengono pensieri vitali.

Nel quadro “La danza”, (1910), sei figure – maschili e femminili – si snodano nude in un movimento di danza circolare, nello sfondo di un paesaggio molto semplificato.

La terra è verde; l’azzurro alto nel cielo. Le figure danzano tra terra e cielo, nella curva del mondo. “La danza” esprime la continuità ciclica della vita cosmica, perché in Matisse non c’è linea che tenga, ogni cosa nasce e finisce nel colore.

Nella teoria del pittore francese c’è proprio la nascita di quella che è definita ‘una pittura di gioia‘ o arte della felicità.

Così si intitola uno dei dipinti più celebri dell’artista: La gioia di vivere.

Henri Matisse riprende il tema da Cèzanne. Si ispira al quadro Le grandi bagnanti, elaborandolo secondo la propria visione.

Lo scenario è una sorta di paradiso nel quale si muove un’umanità innocente. L’uso dei colori è volutamente innaturale. Il rosa è usato puro sul corpo della donna seduta al centro del quadro.

Allo stesso modo raffigura un albero, e alcune parti del corpo umano. Esiste sempre una sorta di filo che unisce e fonde l’uomo alla natura. E qui è l’universo tutto.

E forse, qui, è anche il segreto dell’arte, quella vera, perché in fondo che cos’è la vita se non un grande cerchio? Parola di Matisse.

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