Influencer, 40 anni, Giorgio La Porta è tra i 50 profili Twitter più importanti in Italia con oltre 2 milioni di interazioni al mese. Lo abbiamo intervistato nella sua casa romana dove ha montato un piccolo studio da social media manager.

Giornalista, 55 mila follower, un profilo verificato di Twitter, da tredici anni portavoce presso la Presidenza della Camera.

Ogni giorno fa infuriare il suo pubblico con articoli e provocazioni, creando spesso punti di riflessione che vengono ripresi dai maggiori quotidiani.

“Sempre dalla parte sbagliata, ma in ottima compagnia’ è il suo slogan”.

Vi raccontiamo in questa intervista cos’è un influencer e cosa fa ogni giorno

Macchina da scrivere Olivetti sulla mensola, accanto alla macchina da cucire Singer della nonna, una grande scrivania in vetro con due monitor venticinque pollici, un ipad, tre telefoni e una tv.

Un ambiente semplice, ampio, con un tocco zen; è questa la casa di Giorgio La Porta, uno dei cinquanta influencer più importanti di Twitter che ci ha aperto le porte della sua abitazione e si è raccontato ai lettori di Life&People Magazine.

La prima domanda è una provocazione ma è quello che spesso si domanda l’italiano medio di fronte ad un personaggio che si espone con decine di migliaia di follower.

Sei davvero e sempre tu a scrivere i post?

Trovassi qualcuno così folle da scrivere i miei stessi tweet, gli direi di crearsi un profilo e viaggiare da solo. Non sono così ricco per avere qualcuno che scriva i miei tweet.

Non sono un personaggio televisivo, non sono mai andato in tv e nonostante ciò ho creato il mio pubblico che si accende letteralmente ogni volta che faccio partire un cinguettio.

I follower non devono essere considerati come una massa senza forma, ma come individui interattivi.

55 mila teste pensanti che reagiscono in maniera differente allo stesso identico messaggio

Io non assecondo mai nessuno, anzi amo provocare e prendere a schiaffi il sistema. Probabilmente la gente mi segue per questo mio modo di fare.

Se serve sono anche sgradevole, ma non devo vendere nulla e non guadagno nulla dai social. Devo dire le cose come stanno, devo dare la prognosi al malato, non posso essere simpatico e carino: preferisco dirgli come sta realmente.

influencer Giorgio La Porta Life&People Magazine lifeandpeople.it

Come si diventa influencer?

Guarda quella macchina da scrivere sulla mensola, avevo sette anni e me la portò Babbo Natale. Volevo fare il giornalista e in seconda elementare facevo i compitini battendo a macchina, tanto che la mia maestra si arrabbiava per le mia pessima grafia.

A quattordici anni entrai per la prima volta in una redazione locale, a 17 il mio primo articolo su un quotidiano e a 22 lavoravo alla Camera dei Deputati. Influencer è una parola che vuol dire molto e non vuol dire nulla.

Oggi scrivo con lo stesso spirito di 25 anni fa e non so mai se verrò letto da dieci, cento o un milione di persone, ma l’impegno e la passione sono sempre gli stessi.

Preferisco definirmi un giornalista. Probabilmente l’esperienza acquisita nello scrivere centinaia di articoli e lanci d’agenzia mi ha insegnato qualche tecnica di buona comunicazione

Prima scrivevo articoli ora scrivo tweet, è cambiata la forma e la velocità del messaggio, ma non il contenuto o lo studio che c’è dietro.

Non esiste una regola per diventare influencer o per avere un tweet di successo

Nella comunicazione nulla è spontaneo e tutto deve essere pianificato con la stessa attenzione di una operazione chirurgica.

Tante volte è molto meglio restare in silenzio, piuttosto che sparare un tweet a caso che fa crollare la credibilità di un personaggio. Bisogna avere buoni argomenti da twittare come fossero tanti proiettili in una mitragliatrice; se non hai i proiettili non entri in guerra o rischi di finire impallinato.

C’è qualcosa che consiglieresti ai politici per quanto riguarda l’approccio con i social?

Molti politici assumono nipoti e amici che sanno ‘smanettare’ sui social, facendo dei veri e propri disastri mediatici. Mentre, investire sulle persone giuste con professionalità è fondamentale.

Lei pensi che i quotidiani vengono letti mediamente da cinque milioni di italiani ogni giorno, mentre ad accedere all’informazione tramite i social ci sono quasi venticinque milioni di persone.

Eppure in ogni staff c’è un addetto stampa e non un social media manager. Sono due cose ben diverse, parola di giornalista.

Perché la maggior parte dei politici e dei giornalisti che si occupano di politica prediligono Twitter come social ufficiale?

Twitter è un social network particolare, con un pubblico ben sette volte più piccolo di quello di Facebook e molto più selettivo: praticamente è un club.

C’è chi fa l’errore di postare lo stesso identico messaggio su Facebook e Twitter e compie un errore tremendo, perché non sa che sostanzialmente il pubblico è differente e l’effetto è simile al presentarsi con una porchetta in un ristorante vegano.

Se posti la stessa foto delle vacanze su Facebook e Instagram puoi prendere qualche like, mentre su twitter ti insulterebbero

Non dimenticherò mai che il giorno del mio 40° compleanno postai la foto della mia festa, era per me un giorno importante e lo volevo condividere con il mio pubblico.

Su Twitter mi arrivò qualche insulto pesante, perché stavo entrando sui loro smartphone con un messaggio inadeguato. Arrivarono però anche tanti auguri, ma ovviamente non posterò più foto di compleanni.

La vera potenzialità di Twitter è nel far arrivare il tuo messaggio potenzialmente a tutti grazie agli hastag. Non importa che tu abbia dieci o mille follower: se infili il messaggio giusto arrivi primo.

Influencer vuol dire che influenza. Lei ha mai avuto riscontro di come abbia influenzato la società?

Lo scorso anno feci arrabbiare Giorgia Meloni con un articolo nel quale le davo qualche consiglio non richiesto, ovvero non chiudersi a riccio su ciò che restava della destra italiana.

Il mio commento venne ripreso da Repubblica e lei rispose un po’ stizzita in tv. Ma fortunatamente ha seguito quel consiglio e oggi viaggia sopra il 6%, proprio perché ha aperto le porte.

Altro esempio che ricordo sempre con il cuore sono le battaglie che faccio per la politica sudamericana con messaggi e articoli in spagnolo.

Qualche anno fa un video da piazza San Pietro contro l’uccisione di un funzionario in Argentina divenne virale

Ora in Venezuela un mio video è diventato il secondo tweet più condiviso nel giorno delle proteste contro Maduro.

Eppure io stavo sul terrazzo di casa a incitare la gente a scendere in piazza per la libertà e contro ogni forma di dittatura. Per me questo vuol dire essere un influencer.

Voler cambiare le cose che non vanno con la forza del mio pubblico e delle mie idee. Per non parlare poi di un articolo che twittai tre anni fa e che ebbe un milione e duecento mila accessi in un poche ore.

Il troppo traffico fece saltare il server di Aruba, mi chiamarono da Arezzo.

Ha avuto qualche riconoscimento per questa attività di influencer?

Nel 2014 una importante fondazione mi ha premiato alla Camera dei Deputati per la ricerca nella comunicazione e poco dopo ho iniziato a collaborare con una importantissima agenzia di comunicazione la Marketing Power.

Poi fondai un social magazine centro-destra.it un vero e proprio contenitore di idee che ha permesso in quattro anni un confronto diretto a decine di giovani autori

Una soddisfazione enorme l’ho avuta meno di un mese fa. Notte delle elezioni, sede centrale della Lega a Milano, alle tre si festeggia per il successo del 34% e con Matteo Salvini scattiamo una foto di gruppo.

Il suo responsabile della comunicazione, un vero e proprio mito, mi viene incontro mi fa i complimenti e mi ringrazia. Quella è stata la mia vittoria.

influencer Giorgio La Porta Life&People Magazine lifeandpeople.it

In alcuni post sostiene l’associazione Onlus Chiara Paradiso. Perché l’ha scelta?

Ci siamo trovati su Twitter per pura casualità. Io scrivo fiabe per bimbetti malati che vivono il dramma di un ricovero oncologico e loro fanno volontariato per portare un sorriso a questi bimbi.

Dieci anni fa nacquero ‘le avventure di Orsotto Potto’,  un orsetto che mi è stato regalato tanti anni fa. Nella fiaba va di notte negli ospedali a trovare i bimbi e li coinvolge nel costruire giocattoli per Babbo Natale.

Il libro per scelta non l’ho mai venduto e mai pubblicato, mi pago da solo le stampe e lo regalo a questi bimbetti meravigliosi di oncologia pediatrica

Esco da lì con le lacrime ogni volta, ma sono diventati per me una ragione di vita. L’associazione porta il nome di una bimba che non ce l’ha fatta. Sua madre, Angela, dedica tutte le sue forze per realizzare i sogni di questi bimbi che stanno molto male.

Mi sembra il minimo usare tutte le  forze e tutta la forza del pubblico per invitare a donare il 5 per mille, che a noi non costa nulla.

Trenta secondi di attenzione in più quando si compila la dichiarazione dei redditi, ma in questo caso possiamo trasformare quei pochi secondi in sogni per bambini che spesso non ce la fanno.

Anzi ne approfitto per dare il codice fiscale dell’associazione 95121910657. C’è qualcosa in questa vita che possa valere di più?

Ultima cosa, tra qualche giorno andrà a Bruxelles accanto all’economista Antonio Rinaldi. Si occuperà di comunicazione per renderci più simpatica l’Europa?

“Per recuperare la bassa stima degli italiani nei confronti dell’Europa non basterebbe un influencer ma servirebbe un esorcista”.  Antonio Rinaldi era per me un mito dell’economia e ora che ci lavoro insieme è diventato una persona di famiglia.

C’era da organizzare una campagna elettorale su quattro regioni e personalmente sono stato candidato due volte alle elezioni politiche e ben quattro alle amministrative.

So abbastanza bene cosa voglia dire correre quindici ore al giorno per fare comizi.

Ora con i social è tutto più semplice, soprattutto se sei hai lo stile di Antonio che non a caso è arrivato secondo dopo Matteo Salvini

Però tranquilli, mi occuperò molto poco di comunicazione. Continuerò a fare il battitore libero su Twitter ma a Bruxelles voglio tornare a occuparmi di politica e di leggi.

Sono laureato con tesi in diritto parlamentare e in una assemblea legislativa so come muovermi senza troppa timidezza.

Un po’ come faccio su Twitter

Enrico Sanchi

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