“Femminilista” è l’espressione della stilista Chiara Boni, che ha intrapreso da anni “una ricerca flessibile alle esigenze della donna nel segno della femminilità”.

La passione per la moda, l’attivismo verso le tematiche ambientali, un libro realizzato sull’eleganza e, il suo famoso tubino nero “La Petite Robe”, l’hanno resa una celebre stilista.

Un percorso fatto di sperimentazioni consapevoli, ma anche di rivoluzioni intuitive che solo a posteriori ha scoperto straordinariamente coerenti.

La cosa più difficile nella moda è rinnovarsi rimanendo riconoscibili, “quello che l’ha aiutata a esserlo è stato affidarsi sempre all’autorità della prima persona: Io cosa indosserei?'”.

L’abito che si è costruita addosso ha assecondato un unico imperativo in divenire, quello della modernità.

L’intervista esclusiva di Life&People alla stilista Chiara Boni

chiara boni stilista Life&People Magazine LifeandPeople.it

Chiara Boni, lei oggi è una stilista riconosciuta. Ci parli dei suoi inizi…

“You Tarzan, me Jane”, negli Anni ’70, è stata la mia prima collezione.

Ho iniziato da pioniera, tanti anni fa, aprendo un negozio in via del Parione a Firenze.

Possiamo definirla una “collezione di rottura” rispetto al rigore che allora imponeva la Moda italiana.

Eravamo tutti molto giovani, non conoscevamo le regole di questo sistema e amavamo sperimentare nuove possibilità stilistiche.

Seguivamo l’istinto, era questa, per noi, la bellezza.

Cos’è cambiato nel suo stile e nella sua ricerca da allora?

Il mio stile si è evoluto con la ricerca stessa di tessuti sempre nuovi, fino alla rivoluzione de La Petite Robe, nel 2007 e, continuerà ad evolversi verso un concetto di flessibilità green.

Con questa prospettiva nascono i Sensitive Fabrics, brevetto esclusivo di Eurojersey, composti da poliammide e lycra.

In questo caso gli abiti di sartoria non hanno orli e cuciture, ma sono, comunque, un esempio di eleganza e di raffinata semplicità.

Accompagnano, potremmo dire, il corpo della donna senza bisogno di essere tagliati su misura.

Ci parli dell’iconico tubino della linea “La Petite Robe”…

Sta bene a tutte, in qualsiasi occasione, in qualsiasi stagione.

Ogni tubino de La Petite Robe è realizzato in jersey, tessuto iconico del brand, che ha la caratteristica di essere super performing e, poi, fa sentire sexy ogni donna.

Non si stropiccia, si lava in lavatrice, non si stira e da sempre ha un’anima sostenibile, 100% Made in Italy.

A quale donna si rivolge la nuova collezione Leisure?

A qualsiasi donna. Vesto fisici anche con taglie forti, fino alla 52.

Soprattutto signore che hanno forme morbide, ma vita stretta.

Nel corso della mia carriera ho fatto sfilare generazioni diverse tra loro, anche donne over, come una signora di 80 anni!

Perché le donne possono essere belle a qualsiasi età.

Cosa non deve mai mancare nel guardaroba di una donna secondo lei?

Quel vestito che, come la coperta di Linus, anche quando ti senti brutta, ti fa sentire bene.

Quello che anche nei momenti peggiori, lo indossi senza pensarci… ed esci.

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C’è un abito a cui è particolarmente legata?

Sono ovviamente tanti, ma forse sono particolarmente legata all’abito del mio matrimonio.

Era una tuta di pizzo trasparente con una gonna di chiffon un po’ zingaresca, era abbastanza sensuale.

Pensato da me, mi fu cucito dalle sarte di Valentino.

Cosa sogna per il suo futuro?

Per il mio e quello di mia nipote: un mondo più “verde”.

Credo che sia importante, oggi, perfezionare l’intero processo produttivo delle aziende tessili.

L’epidemia ci ha insegnato, in fondo, a prenderci cura del pianeta e soprattutto della nostra salute.

E mi piace poter dire che la salute passa anche dalla moda.

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