Caitin Stickels: la diversità di una modella dagli “occhi di gatto”

//Caitin Stickels: la diversità di una modella dagli “occhi di gatto”

Arriva all’animo diretta e feroce. Attanaglia, provoca emozioni contraddittorie e da sempre rappresenta il risvolto dell’utopica ricerca della perfezione.

È il diverso, che al giorno d’oggi viene considerato come una nuova forma di bellezza. Caitin Stickels della sua diversità ne ha fatto successo.

Dal mondo dell’arte classica alle passerelle di moda, il concetto dell’estetica nella cultura dell’arte visiva, e del vivere sociale, è in continua evoluzione. Quel che tempo addietro era reputato come sublime può essere oggi ritenuto ridicolo o ripugnante.

Il fashion system è stato coinvolto dal fenomeno che vede il trionfo del peculiare su quel che è omologato, e in passerella sfilano esseri umani ibridi, asessuati. Volti dai tratti irregolari oggi più che mai attraggono rispetto a fisionomie che fino a ieri incarnavano l’ideale di bellezza.

Gli schemi della consuetudine si sgretolano sotto il vento della trasformazione sociale e nuove icone sostituiscono quelle del passato, volti e corpi animati da tormenti interiori prevalgono sul candore di quelli perfetti. È grazie a queste riflessioni che ho scelto di incontrare una tra le modelle e artiste di maggior successo al giorno d’oggi.

Lei è una ragazza di Seattle che ha fatto della propria diversità un successo, demolendo pregiudizi, rinnovando l’ordine in cui l’estetica viene apprezzata, e reinventando l’identità di genere

Caitin è nata con una grave malattia, la sindrome Schmid-Fraccaro, detta anche “degli occhi di gatto”. Quel che non ti uccide ti fortifica, è così che questa anomalia ha permesso alla giovane di trasformare il proprio corpo in un’opera d’arte quasi surrealista, al servizio della moda sembrerebbe ma soprattutto di un nuovo vivere sociale.

Il diverso non incute più  paura, bensì rappresenta l’occasione di un riscatto, quello di un corpo unico. Un corpo distintivo nel suo essere imperfetto, spesso abitato da un animo colmo di splendida bellezza che aspetta solo di essere scoperta.

Ho cercato di farlo con Caitin, a voi l’intervista per Life&People Magazine

Sin dall’antica Grecia il mondo dell’arte ha prestato una forte attenzione all’articolazione delle idee sulla normalità del corpo tramite la rappresentazione di soggetti ibridi, deformi, disabili.

In una visione di esaltazione del dramma e del dolore, nelle opere d’arte pare che quel che comunemente venga giudicato brutto e persino ripugnante possa trovare una sublimazione che lo trasformi in seducente e irresistibile, dando linfa al legame che associa Eros a Thanatos.

Quali pulsioni ti hanno permesso di superare le barriere sociali, trasformandoti in “un’opera d’arte vivente”?

Avverto la brutalità della società contemporanea, e non resta quindi altra scelta che sopravvivere. La maniera in cui si affronta questo vivere sociale, comunque,  può essere molto diversa tra una persona e l’altra.

È così che taluni potrebbero essere più inclini ad alterare la propria identità al fine di adattarsi. Io ho scelto un percorso che è meno sicuro, ma più liberatorio. Tu puoi stare alle regole del gioco e a fine giornata rifiutare di comprendere chi sei in realtà. 

Un erotismo macabro e una sensualità che pare provenire dalle tele dei Preraffaelliti pervadono molti tra gli scatti fotografici che ti ritraggono.

Qual è il tuo rapporto con il mondo dell’arte?

L’arte per me è la vita. È ciò che siamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo e ciò che respiriamo. Rappresenta allo stesso modo ogni elemento di ciò di cui siamo fatti.

L’arte è onesta, anche quando non è ovvia. Io provo una profonda passione per l’arte di essere umani. È croce e delizia essere parte dell’umanità, spesso sono coinvolta in quella lotta interna che è parte dell’essere umano. È abbastanza banale e tuttavia anche così intrinsecamente complicato. Esiste un fervore presente  in quasi tutto quello che ci rende chi e cosa siamo.

Mentre cerco di accettare questa parte di me stessa, io spero anche di riuscire a rendere onore all’umanità, in modo chiaro, senza nebbie e incertezze. Questo rende per me ogni cosa sensuale, e l’arte è sensuale dopo tutto, anche quando fa male.

Al di fuori dagli spazi dedicati all’arte spesso il “divers” viene rimosso, e torna a essere oggetto di ridicolo, di insensibilità, di ripugnanza, perché il diverso, rompendo gli schemi della replicazione, spaventa.

 

Caitin Stickels ph. Amanda Calquhoun - Life & People Magazine

Caitin Stickels ph. Amanda Calquhoun

Possiamo definire le tue performance come un lavoro di sensibilizzazione? O lo vivi piuttosto come un’esaltazione del “B side” della bellezza? 

Ad essere onesti, non vedo cosa ci sia di così inquietante nell’essere “diversi”, eppure io stessa sono costernata dal modo in cui si nascondano alcuni che appartengono a questa dimensione.

Se la diversità ti disturba, se è incompatibile con il tuo stile di vita e se la stessa società  è ancora ferma a una mentalità  secondo la quale l’essere peculiari nell’apparenza sia sinonimo di difetto, allora tutto quello che posso fare è sperare che il mondo faccia un lavoro su se stesso e si svegli.

Se davvero si è convinti che io rappresenti uno scherzo della natura, allora hai molto lavoro davanti a te in questa vita. A riguardo di questo, io credo di lavorare contro l’idea della sensibilizzazione al mondo.

In passato  il “Sideshow”, descritto nel film “Freaks” di Tod Browning, era una dimensione che sfruttava i diversi per produrre intrattenimento.

Hai mai provato empatia nell’osservare immagini di questo tipo? Mi riferisco ai tuoi sentimenti rispetto a quella condizione umana. Ti consideri più fortunato di loro? 

È difficile per me rispondere in quanto non pretendo di sapere cosa provi un altro soggetto nella sua vita, ma penso che siamo tutti molto più simili di quanto immaginiamo, anche se questo non traspare nelle vie più immediate e semplici.

Se sono più fortunata?

Beh, io non sono qui per il vostro divertimento, quindi non posso mai dire chi sia più fortunato. Mi sento fortunata ad avere la forza e il coraggio che mi permettono di essere in grado di fare ciò che amo, nonostante il modo in cui gli altri possano approcciarsi con me.

Davvero, non sono interessata a quel che pensano gli altri, e sento che molte persone vivrebbero molto meglio con questo mio stesso stato d’animo.

Caitin, parliamo di tuoi colleghi come Melanie Gaydos, Winnie Harlow, Andreja Pejic.

Potremmo pensare che il sistema moda contemporaneo sfrutti – come avveniva con i Side Show e il circo – i diversi di oggi per una strategia di marketing? 

Il mondo si sta svegliando, ma dubito che la diversità possa trasformarsi in un marketing  con una strategia basata sulla frode, poiché la diversità non è poi tanto facile da usare, tuttavia  qualsiasi forma di pubblicità in questo senso è una buona pubblicità, tutti lo sanno.

Quel che è diverso è forte e inconfutabile, persone come Melanie Gaydos e Winnie Harlow meritano tutto il rispetto e la fama che hanno guadagnato perché questo, senza dubbio, non è facile.

Un cambiamento epocale ha cancellato quasi del tutto l’immagine glamour e perfetta delle supermodelle degli anni ’90 sostituendola con quella di ragazze anoressiche quasi anonime, spesso lontane dalla bellezza classica e caratterizzate da un’estetica androgina, quasi asessuata.

Qual è la ragione di questa trasformazione estetica secondo te?   

Credo che questo cambiamento sia stato in procinto di avvenire sin da un po’ di tempo addietro. Anche negli anni ’90 si potevano intravedere persone che, attraverso la propria sessualità e tipicità, urlavano al mondo di essere ascoltate, ma eravamo ancora molto limitati.

Definirei questo un tempo di liberazione. Niente resta uguale. Tutto è in continuo cambiamento, e questa è l’unica certezza su cui puoi fare affidamento. Spero che questo dialogo sulla bellezza possa farci riflettere. 

Text Luciano Lapadula

Photos: Amanda Calquhoun

 

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2018-10-19T16:53:22+00:00Fashion & People|