«Amore e morte funzionano, questo è appunto l’inquietante: che funzionano…

La vita si svela partendo dal nulla. E questo Heidegger lo sapeva  –  afferma Umberto Galimberti  – l’uomo nasce e muore senza averlo deciso. Crede di vivere all’infinito, invece è l’essere mortale per eccellenza».

Secondo il filosofo, il virus del 2020 è solo l’ultima disgrazia capitata al mondo. Un mondo non abituato alla dimensione della morte: un occidente scientifico, fedele solo alla téchne, ma staccato da quella che i greci chiamavano ierofania, la dimensione del sacro.

«Le generazioni precedenti erano abituate a confrontarsi con la fine della vita. C’erano guerre, pestilenze, i genitori vedevano spesso morire i figli e viceversa».

Per Umberto Galimberti il sacro è anche il luogo della massima violenza. L’istinto di morte, di distruzione esiste dall’inizio dei tempi. È una categoria umana con la quale bisogna convivere, per questo è necessaria una nuova risonanza emotiva.

La falla della modernità, per Galimberti, è proprio l’incapacità di distinguere fra il bene e il male, fra amore e morte

«Non abbiamo più le parole – continua il filosofo – non sappiamo più che cosa dire a coloro che se ne vanno! Ecco perché anche in questa occasione, si è preferito nascondere i morti. I camion sono stati mandati in giro di notte: per non turbare la rimozione collettiva».

Seguendo il pensiero del professore, abbiamo scordato la sacralità della natura. Fuori dal panteismo, senza dèi, non sappiamo più comunicare la misura del tragico. Tragedia è natura, natura è tragedia. Non a caso i greci avevano un satiro che rappresentava la sessualità: Il dio Pan.

Nei vari articoli di Umberto Galimberti e interviste rilasciate sul tema virus, viene ammonita spesso la nascita di un vocabolario bellico.

«Abbiamo utilizzato termini errati, non c’è nessuna guerra! Non ci sono bombe, catastrofi. La pandemia non è un conflitto. La verità è che nascono sentimenti nuovi, come l’incertezza; non sappiamo più cos’è la paura e cos’è l’angoscia.».

Il professore ridimensiona con queste parole il pericolo della pandemia. Nella fase 2 a cui si sta preparando l’italia, definita “allentamento”, Galimberti prevede un’intensificazione dei rapporti umani.

Dopo questo confinamento, secondo il professore, ognuno riprenderà con le proprie abitudini. E per controbilanciare l’assenza di contatti degli ultimi mesi, questo accadrà in maniera più intensa di prima.

«Tutti faranno  le stesse cose del passato e non sarà cambiato proprio nulla. A dir il vero tutti si comporteranno esattamente come fanno i tossicodipendenti dopo un periodo di astinenza».

E l’amore ai tempi del coronavirus?

Per Umberto Galimberti l’amore resta un tema scottante: è desiderio, mancanza. De-sidera ci riporta al cielo, alle stelle, ci ricorda il filosofo. Così la nostra parte razionale non ha potere sull’amore. Amando ognuno resta immerso nella propria follia, e in questa dimensione è capace di trasformarsi, di rigenerarsi.

L’amore per Umberto Galimberti è un raggio di trascendenza!

 

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