Spirito libero, artista, istrione, è uno degli stilisti italiani più apprezzati e talentosi al mondo. Alviero Martini, il celebre stilista di “1a Classe”, si è fatto apprezzare per le sue borse con l’iconica stampa geografica, dal successo strabiliante.

Forse, però, non tutti conoscono la vera storia dell’ideatore.

Tutto parte da un viaggio, perché seguendo il pensiero di Martini la vita è continuamente una scoperta.

Da Cuneo, nel piemontese, lo stilista è “andato lontano”: un viaggiatore insaziabile, che ha saputo ampliare i propri orizzonti e concretizzare i propri sogni.

Per creare uno stile inconfondibile, del resto, bisogna avere coraggio, ma soprattutto “cuore”.

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L’intervista esclusiva di Alviero Martini a Life&People

Alviero Martini, lei è uno stilista famoso in tutto il mondo. Come nasce la sua vocazione stilistica?

Sin da ragazzo avevo molti sogni, desideri, tutti intorno alla moda e all’arte.

A 14 anni sono entrato in una sartoria, dove ho imparato il mestiere, che poi non avrei fatto, perché in realtà io mi occupo del disegno e, poi, mani esperte realizzano i miei capi.

Nella sua vita ha fatto anche l’arredatore. Ci può descrivere la sua esperienza a Mosca?

Nella continua ricerca di qualcosa di unico, ho sperimentato nella mia vita molteplici lavori, fra i quali i settori del design e dell’arredo.

Lavoravo per molte aziende del settore in Brianza, e in un viaggio di piacere capitai a Mosca, dove si era trasferita la mia cara amica Laura, che mostrandomi le pessime condizioni dell’Ambasciata Brasiliana, dove lavorava, decise che quella ristrutturazione l’avrei fatta io, e così fu!

Qual è stato il suo incontro fortunato?

Io credo fortemente nell’energia, nella volontà e nella determinazione, qualità indispensabili per portare avanti i propri sogni. E soprattutto credo alla cosiddetta “legge d’attrazione”.

La gente chiama i miei incontri “fortunati”, ma in realtà sono solo pura energia.

A metà febbraio del ’90 mi trovavo a New York, in Lexington Av.

Una signora mi ferma per sapere dove avessi comprato lo zainetto (Geo) che avevo sulle spalle: “è mio, l’ho disegnato io!”, le risposi. “What?”, disse lei.

Mi chiese di seguirla nel suo ufficio: era la buyer di Bloomindales per il reparto pelletteria in America.

Firmai immediatamente un contratto di produzione… e via!

Questo è stato un incontro fortunoso, ma in realtà c’erano trent’anni di energia spesa alla ricerca di quell’incontro… si deve sognare, visualizzare e tutto succede.

Con la linea “1a Classe” riscuote un notevole successo. Perché ha scelto come motivo una mappa geografica?

Perché la gente si riconosce nella cartina, riconosce le etnie, i legami e la Columbia University studiò il fenomeno: la carta geo, in fondo, è il primo disegno che si vede in prima classe alle scuole elementari, almeno ai miei tempi era così…

Se esistesse una “patente da viaggiatore”, quali luoghi nel mondo, a suo parere, dovrebbero essere assolutamente visitati?

Tutto il mondo ha particolarità che meritano di essere viste, ma non si può non visitare l’Italia tutta: luoghi indimenticabili come Roma o Matera. 

Poi non si può non visitare la Turchia, il Giappone, Il Marocco, e ancora le Hawaii, il Perù, l’America o il Brasile.

Ha organizzato una sfilata in un hotel di ghiaccio, in Lapponia. Ci descriva meglio…

Questo è stato un viaggio imprevisto, perché odiavo il freddo. Inizialmente dissi di “no”, ma dopo un paio di minuti ci ripensai.

Fu un viaggio fantastico, nel bianco candore della neve e del ghiaccio, e la sfilata nell’Ice Hotel fu semplicemente una esperienza suggestiva… compreso il grande dono di poter ammirare l’aurora boreale! Indimenticabile!

Quali sono i colori che non devono mai mancare nel guardaroba maschile e femminile?

Sicuramente tutti i toni del beige che accompagnano ogni altro colore.

Il nero obbligatorio, e a seconda delle stagioni e mode, i colori pastello o fluo, il rosso e il blu… il segreto sta nel saperli dosare e utilizzare.

Quali sbagli commettono le donne quando si vestono?

Spesso sbagliano le proporzioni: abiti troppo stretti  non sono adatti se si hanno linee morbide; altri errori comuni sono le lunghezze dei capi; accessori  maxi o micro.

Ma credo che i veri nemici di ogni donna siano  i capelli: inutile avere un bell’abito se si ha un brutto taglio di capelli.

“Armonia” è la mia parola d’ordine!

La stampa la premia riservandole l’appellativo di “Style Maker”, creatore di un nuovo concetto di viaggio. Cosa succede dopo?

Si vive perfettamente a proprio agio, la fidelizzazione dei clienti premia il lavoro, l’onestà professionale e praticamente mi sono appropriato di un settore tra i più gettonati, il viaggio, che si può organizzare a tutte le età, in mille modi, nazionali o internazionali che siano.

Viaggiando si cerca sempre quel qualcosa che rende il proprio abbigliamento unico e inconfondibile, chic, elegante e contemporaneo.

Ha aperto boutique in tutto il mondo, ma per l’inaugurazione della boutique di Via Monte Napoleone, a Milano, presenzia persino Richard Gere. Ci racconti com’è andata.

Nel ’96 aprivo la boutique e cercavo un evento per il lancio.

Mi proposero di incontrare Richard Gere, che aveva due portfolio di foto scattate in Tibet a favore della popolazione sottomessa al regime cinese.

Fu uno degli incontri più belli della mia vita: accettò la mia proposta di allestire nella boutique una mostra fotografica per un mese.

I primi 4 giorni venne a Milano e si fece l’opening e molti altri eventi collaterali.

Nacque un’amicizia, nel rispetto dei propri ruoli e una profonda stima reciproca.

Nel 2006 crea anche la linea “Andare lontano viaggiando”. Come nasce il suo stile unico e inconfondibile?

Nel 2005 lascio la linea “1a Classe”, che avevo ideato nell’87 e gestito fino al 2005, data in cui ho deciso un cambio di percorso professionale. 

Così ho creato ALV, che è l’acronimo di ALV, “Andare Lontano Viaggiando”.

Ho creato una texture con tutti i timbri dei miei passaporti, avendo visitato oltre 96 paesi nel mondo.

Fu accolta molto bene  e si replicò il successo in tutto il mondo.

Nel frattempo era cambiata l’economia, ormai si stava entrando in crisi economica, dunque i risultati erano ben diversi dagli anni ’90.

Oggi, poi, con la pandemia, tutto va ridisegnato, intendo il sistema, non solo quello della moda.

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Alviero Martini, quali sono i suoi progetti per il futuro?

Alviero è un sognatore e, come recita l’aforisma di Edgar Allan Poe che apre la mia autobiografia: “Chi sogna di giorno conosce molte più cose di chi sogna soltanto la notte!”

Il libro che ho scritto nel 2007 viene considerato un testo motivazionale, ed è indicato soprattutto per i giovani, che tendono a scoraggiarsi più facilmente.

Nella mia autobiografia racconto di  quel  ragazzino nato nelle campagne piemontesi, che sognava Hollywood.

E’ stato da sempre il mio motto, insieme ad altri aforismi che ho creato nel tempo:

Più importante della moda è lo stile, ma più prezioso dello stile è un sorriso”.

Infine ho dato ad ALV un altro significato: “amare la vita”.  

Infatti da oltre 20 anni mi occupo di Dicare&Share, associazione dedita a problematiche legate all’infanzia: ai tanti bambini abbandonati in India.

Sono 2.500 i ragazzini di cui l’associazione si occupa ogni anno: io sono il testimonial italiano (Kabir Bedi è il nostro Ambasciatore Mondiale).

Gli eventi creati grazie al mio sostegno servono per raccogliere fondi. 

Un lavoro parallelo, che vale tanto quanto il mestiere di stilista, perché se le clienti mi premiano con la loro fedeltà, i bambini dispensano sorrisi e gratitudine sincera.

Li accompagno dall’infanzia all’università e sono il “daddy” di una  quindicina di bambini-bambine adottati a distanza, con i quali ho un rapporto di costante affetto.

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