Oggi, 25 novembre, ricorre la giornata contro la violenza sulle donne. Soprusi fisici e psicologici, una sofferenza che, in alcuni casi, termina quando ormai è troppo tardi…

La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne viene istituita nel 1999

quando sono nati i centri antiviolenza. Questi, ancora oggi, non riescono a soddisfare le molte richieste che pervengono.

Le donne hanno lottato e continuano a farlo per ottenere normali diritti: la conquista del voto nel nostro Paese è arrivata solo nel 1946, mentre la “Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne” è stata approvata dalle Nazioni Unite ventisette anni fa.

Le cronache, giornalmente, riportano fatti legati a violenze fisiche, sessuali, stalking, atti persecutori di cui il gentil sesso è spesso vittima.

Una giornata per riflettere, per cambiare: i dati del 2020

Il monito di ActionAid è davvero allarmante: nel 2020 le chiamate al numero anti violenza e stalking ‘1522’, sono state oltre 15 mila.

L’aggravarsi dei numeri è da attribuire anche al lockdown, che si porta dietro l’obbligo di convivenza tra coniugi e conviventi.

Uno sguardo al passato: la donna, essere inferiore

Nell’Antica Grecia le leggi, la politica, la cultura erano materia degli uomini. Le donne erano relegate al ruolo passivo e domestico che prevedeva la totale obbedienza al padre e, successivamente, al marito.

La donna era priva di gran parte dei diritti riconosciuti ai cittadini adulti e liberi ed era giudicata come un essere inferiore. Oggetto del desiderio maschile; serva del suo uomo.

Si pensi, ad esempio, che il tradimento era punito con la morte.

Nell’antica Roma, il femminicidio riguardava soprattutto le classi medie e basse così come sostenuto dagli storici che ne hanno studiato le iscrizioni funerarie.

La morte, però, talune volte colpiva anche le donne ricche come Ponzia Postumina che, innamorata del senatore Ottavio Sagitta, venne uccisa durante una notte d’amore con il suo amante.

I casi nella moda che hanno fatto discutere

Anche la moda ha esposto la donna a commenti di ogni genere. Giudizi sessisti, spesso alimentati da frustrazioni mai risolte.

Però, va detto, che un po’ di colpe, a chi ha permesso la pubblicazione di campagne pubblicitarie alquanto discutibili, andrebbero date.

Come nel caso di Dolce & Gabbana e l’ADV più orribile della storia. Un’avvenente modella, seminuda, oltraggiata da cinque modelli che sembra facciano a gara per possederla.

Un’altra immagine disonorante è comparsa sul progetto #PhotoVogueFestival di Vogue 2016, con una modella, vestita di rosso Valentino, fermata da agenti della polizia americana che usano violenza su di lei.

L’immagine riporta alla luce i fatti di cronaca, più vicini a noi in arco temporale, delle violenze ai danni della comunità americana di colore, perpetuate dai poliziotti americani.

Un’altra campagna pubblicitaria discutibile è quella firmata dal marchio di moda giovane Relish.

Le protagoniste degli scatti, fermate da agenti della polizia, palpeggiate e maltrattate.

E a proposito di Black Friday, nel 2018 ha fatto discutere la scritta “prezzo killer” apparsa in un negozio di Philipp Plein in Corso Venezia a Milano.

L’immagine, fatta rimuovere prontamente dal sindaco Beppe Sala, citava: “Love That Hurts Feels So Goods” (l’amore che ferisce fa stare così bene).

Ricordiamoci infatti che: “La bestialità degli animali deriva da un istinto di sopravvivenza, quella degli uomini da pura crudeltà, spesso accompagnata dal gusto di fare del male.”

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