L’emancipazione femminile esposta in un museo francese, per la prima volta nell’Europa continentale, dedicato esclusivamente alle creazioni di artiste donne. Stiamo parlando del FAMM, acronimo di Femmes Artistes Du Musée De Mougins, un rivoluzionaria esposizione al centro del graziosissimo borgo di Mougins. La mostra, patrocinata dal suo facoltosissimo fondatore, il collezionista mecenate Christian Levett,  ospiterà le opere di artiste del calibro di Joan Mitchell, Jenny Saville, Cecily Brown, Blanche Monet e Leonora Carrington, solo per citarne alcune. Che si presentino sottoforma di fotografia, dipinto oppure scultura, ogni opera è ben accetta: purché sia al 100% donna, ça va sans dire.

Lo spazio riservato alle opere femminili

è da sempre marginale in tutti i musei del mondo. Da qui l’esigenza, anzi, l’urgenza di presdisporne alcuni che siano assolutamente esclusivi. Lo ha capito Levitt, quando ha pensato di imbastire questa mostra per lanciare un chiaro segnale a tutto l’ambiente, ispirato da alcune esposizioni storiche come la celeberrima L’altra metà dell’avanguardia 1919-40, curata Lea Vergine al Palazzo Reale di Milano nel 1980; ma anche informato da letture innovative e rivoluzionarie come il bellissimo La storia dell’arte senza uomini di Katy Hessel. La donna è sempre stata tenuta allontanata dai pennelli, frenata da qualunque velleità artistica, sterilizzata da qualsiasi esigenza espressiva.

Artiste donne | Life&People MagazineEppure eccole lì, immortali e quantomai necessarie, le testimonianze che le artiste donne il talento ce lo hanno sempre avuto, ed anche l’esigenza di esprimerlo. L’arte è libertà e dunque anche sinonimo di emancipazione, un concetto sempre attuale e ora più che mai importante, mai scontato, che anche nell’occidente liberale e presunto “progressista” sta diventando sempre più labile. Il simbolo della lotta, quella del genere femminile, per imporsi in ogni ambito lavorativo ed essere riconosciute per il proprio valore aldilà del semplice ruolo di madri e mogli.

L’ossessione per l’arte del mecenate,

quella di Levitt, la più bella che ci sia. Come da lui stesso dichiarato:

“Spesso il collezionare si manifesta come una sorta di ossessione in una particolare persona che la spinge a ricercare e accumulare una determinata categoria di oggetti, non importa che si tratti di dipinti espressionisti astratti o figurine di una certa squadra di baseball: in ogni caso, l’emozione di trovare un nuovo pezzo perfetto per la collezione dà una sorta di scarica di adrenalina.”

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Una perversione positiva verso la bellezza, ma anche la giustizia ed il sociale. I visitatori del FAMM avranno l’opportunità di scoprire un mondo nascosto, diviso nelle quattro sezioni del museo, ognuna con la sua specifica finestra temporale. Tante artiste da scoprire e riscoprire, nella speranza che questo sia solo un piccolo passo che dia il La a tantissime iniziative analoghe. Solo tramite progetti di questo tipo si riuscirà a dare dignità all’universo femminile e alle proprie espressioni artistiche passate, oltre che a spargere i semi per il futuro, così che possano germogliare sempre più artiste donne a dare il loro prezioso contributo al mondo dell’arte.

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