Non una semplice voce, non una semplice artista, non una semplice icona. Non basta l’intera biografia per descrivere l’enorme impatto che Aretha Franklin ha dato alla musica, cambiando per sempre la storia del soul e dell’r’n’b e stregando il mondo con canzoni leggendarie diventate manifesto di libertà, uguaglianza e valore sociale. Un’icona della pop culture che oggi, a distanza di cinque anni dalla sua morte, ci manca maledettamente.

La difficile adolescenza

Aretha si innamora della musica fin da piccola, complice anche l’influenza famigliare. L’artista nasce il 25 febbraio 1942 a Memphis. Il padre, Clarence LaVaughn, è un predicatore battista, mentre la madre Barbara Vernice Siggers è una cantante gospel, genere vicino a quello che contrassegnerà il percorso artistico della futura cantante. I genitori tuttavia divorzieranno presto e, dopo la separazione, Franklin sarà costretta a seguire il padre a Detroit.

Biografia Aretha Franklin Life&People MagazineSarà proprio nel Michgain che il talento statunitense scopre la passione per il canto, entrando in uno dei cori parrocchiali della città. I pomeriggi musicali si rivelano l’unica distrazione di una giovinezza difficilissima, macchiata a soli quattordici anni da ben due violenze sessuali sfociate, purtroppo, in due gravidanze.

Il primo ingaggio

Il primo addetto ai lavori ad accorgersi del talento di Aretha fu Berry Gordy che, a metà anni Cinquanta, rimanendo rapito dalla voce dell’artista riesce a procurargli un contratto con una major, la Columbia Records: la casa discografica, pur notando il grande potenziale di Franklin, le impone però un genere specifico, lontano dal soul e più vicino alla pop music. Non stupisce dunque che i primi cinque album abbiano ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida, raddrizzata solo negli anni Sessanta con il primo 45 giri di discreto riscontro, intitolato “Rock-a-bye Your Baby with a Dixie Melody”, cover di Jean Schwartz.

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L’exploit e la crisi

Il momento spartiacque nella vita di Aretha Franklin arriva nel 1961, anno delle nozze con il suo manager Ted White. La gioia del matrimonio si contrapponeva però ad una certa insoddisfazione dal punto di vista lavorativo. Di fatto l’artista, pur mantenendosi con la musica, non trovava la giusta formula per poter sbarcare il lunario e mostrare il suo reale valore. Per questo motivo nel 1967 decide di cambiare etichetta discografica, passando all’Atlantic Records, realtà più incline al soul, genere prediletto dalla cantante.

Biografia Aretha Franklin Life&People MagazineIl cambio risulta vincente per l’artista che, su invito dei nuovi produttori, incide il primo grande successo della sua carriera, “I Never Loved a Man (The Way I Love You)”, che le consente di diventare un punto di riferimento per la comunità afroamericana, Sarà il preludio di uno dei pezzi più rappresentativi, “Respect”, inno ai diritti civili (molto ascoltato anche oggi) con cui Franklin scala le classifiche di mezzo mondo. Seguiranno poi altri capolavori come il disco “Amazing Grace”, gioiello entrato nella storia per due canzoni diventate patrimonio culturale: “Think” e “(You make me feel) a natural woman”.

Biografia Aretha Franklin Life&People MagazineMa non è tutto oro ciò che luccica; il rapporto con White, nel frattempo, si fa sempre più aspro, fino a terminare nel 1969 anche a causa di violenze domestiche. Le vicissitudini private si abbattono presto anche nel lavoro. Tutti gli anni Settanta saranno per questo motivo burrascosi, viziati da contrasti con l’etichetta e da un calo vistoso nelle vendite sia dei dischi che dei biglietti dei concerti. Dopo aver toccato il cielo con un dito, Aretha si ritrova di nuovo a fare i conti con la frustrazione.

La rinascita con John Landis 

Dopo un lungo periodo sottotono, Franklin torna di nuovo alla ribalta grazie un film. John Landis infatti la chiama per apparire in “The Blues Brothers”, lungometraggio che diventa presto un cult. La cantante presta il suo volto e la sua voce in una scena dove interpreta “Think”, brano che vive così una seconda vita. Approfittando del comeback il produttore Clive Davis propone un accordo discografico ad Aretha che, senza pensarci due volte, firma così per Artista Records, con cui pubblica “Jump to It “, tassello fondamentale della sua discografia.

 Life&People MagazineIn un clima molto stimolante dal punto di vista artistico il nome della statunitense comincia a girare nuovamente in tutta la music industry, fino a collaborare con colleghi d’alto profilo come George Micheal e gli Eurythmics. Ma, un altro spettro stava per avvicinarsi minaccioso sulla vita dell’artista: la paura di volare, fobia che, di fatto, bloccherà quasi interamente l’attività dal vivo, facendole perdere contratti importanti e ingaggi milionari.

Le ultime apparizioni

Dagli anni Novanta Aretha Franklin, pur continuando a sfornare album interessanti, apparirà raramente in pubblico, lasciando però ogni volta il segno. È il 1998 ad esempio quando, improvvisamente, si ritrova a sostituire sul palco dei Grammy Awards Luciano Pavarotti, lanciandosi senza mai avere sostenuto una singola prova in un’interpretazione de “Nessun dorma” rimasta negli annali.

 Life&People MagazineIndimenticabile poi la meravigliosa performance di “My country” eseguita nel 2009 durante la cerimonia di insediamento di Barack Obama creando un’atmosfera magica mentre gli Stati Uniti celebravano il primo Presidente afroamericano della loro storia. L’ultima volta on stage risale invece al 2017, in occasione della serata di beneficenza dell’Elton John AIDS Foundation dove la leggenda propone un altro gioiello del suo repertorio, “I say a little pray for you”. Sarà il suo ultimo regalo. Pochi mesi più tardi la cantante, a seguito di un cancro al pancreas, si spegnerà a Detroit, lasciando il mondo orfano della voce più graffiante, più lacerante, più incredibile di tutti i tempi.

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