Dagli esordi nell’ultimo decennio del 1800, passando per la collaborazione con l’iconico store parigino Colette, fino all’acquisizione del gruppo italiano Academy S.r.l.; la storia dei jeans Seafarer è in continua evoluzione.

Seagoing Tony e le origini di un jeans cult

L’identità del jeans Seafarer è racchiusa in un nome emblematico che vuol dire, appunto, marinaio o navigatore e, non a caso, il loro creatore, di origini italiane, servì in precedenza nella marina statunitense. Tony Anzalone, soprannominato “Seagoing”, fondò la propria sartoria nel 1896 nei pressi della Brooklyn Navy Yard, dove mise a punto un design che farà storia. I blue jeans a campana diverranno parte dell’uniforme ufficiale dalle forze navali americane. Sembra che l’ampiezza della gamba avesse una finalità ben precisa: i marinai in mare necessitano di ripiegare i propri pantaloni velocemente, specie nell’atto di lavare il ponte della nave. Una lettera leggendaria, conservata negli archivi del marchio, racconta perfino la storia di un marinaio che giura di essersi salvato dall’annegamento, grazie ad un mucchio di jeans Seafarer annodati insieme per formare una corda.

storia jeans seafarer | Life&People Magazine

Negli anni Settanta i Seafarer diventano glamour

Gli anni Sessanta vedono un’eccedenza nella produzione raggiungendo così un’incredibile popolarità. Ormai si reperiscono facilmente in qualunque store e, valicando i confini del mondo militare, divengono parte integrante del guardaroba di dive come Jane Birkin, Brigitte Bardot, Isabelle Adjani, Ursula Andress, Raquel Welch, Jacqueline Bisset e Farrah Fawcett. Grazie alla loro versatilità, comodità e prezzo accessibile, i jeans a campana diventano il simbolo dello stile libero ed eccentrico degli anni Settanta.

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Flussi e riflussi

Sul finire degli anni Ottanta, i jeans a campana iniziano però a perdere terreno; comincia l’epoca dei boot-cut e, dagli anni Duemila in poi, dei modelli skinny. Nel 2013, un rilancio dei Seafarer porta gli iconici jeans nelle vetrine e negli spazi del leggendario retail Colette a Parigi. Grazie all’allora co-proprietario Massimiliano Tabacchi, i Seafarer debuttano durante la stagione dell’Alta Moda francese, in versione aggiornata e realizzati in denim prodotto in Italia. Non più solo un jeans, sosteneva al tempo Tabacchi: “Non è tradizionale (…) È casual perché è denim, ma le donne possono indossarlo come un pantalone.” Eppure, a questa parentesi parigina seguirà un ulteriore momento di stallo.

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Manuela Mariotti e Massimo Berloni al timone di Seafarer

Si deve all’ex direttore creativo di Dondup Manuela Mariotti, ed al marito e business partner Massimo Berloni, il ritorno ufficiale in grande stile del brand nel settembre 2022, durante la settimana della moda di Milano. Il duo ha attinto al ricco heritage del marchio e ai materiali d’archivio per catturare lo spirito della generazione dei figli dei fiori, le parole di Mariotti:

“Mi piace che il marchio sia stato così forte in quel periodo di libertà e cambiamento. Partendo da quelle immagini, ho riportato alcuni pezzi iconici che ho interpretato in chiave più contemporanea, mescolando riferimenti allo stile francese e italiano”.

Le collezioni sono interamente realizzate da artigiani marchigiani; è proprio a Fossombrone, infatti, che fa casa base Academy, il progetto di Mariotti e Berloni nato nel 2019, con l’obiettivo di dar vita ad un laboratorio o hub creativo, dove sviluppare progetti di moda, lifestyle, arte e design. La designer rivela:

“Uno dei miei sogni è quello di esaltare la maestria di tutti questi artigiani creando mini collezioni che possano far parte del bagaglio ideale del viaggiatore globale Seafarer”.

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All’orizzonte

Nella strategia del marchio, ci sono piani di espansione globale. Nonostante l’approccio sia selettivo con il focus su un ristretto numero di clienti da poter seguire al meglio; dopo Germania, Paesi Scandinavi, Danimarca, Francia e Benelux, tra gli obiettivi futuri in tema di distribuzione figurano Regno Unito, Stati Uniti, ma anche Giappone e Corea; nuove tappe di un viaggio all’insegna dell’equilibrio tra tradizione e modernità alla volta dell’intersezione tra passato e futuro.

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