Icona indiscussa del mondo della moda, Mary Quant ha rivoluzionato il concetto dello stile femminile seguendo un solo e unico dictat: la libertà. Stilista visionaria, è sua l’invenzione della minigonna, capo intramontabile divenuto simbolo della moda donna nei ruggenti anni della Swinging London. Amata fin da subito non solo dalle giovani britanniche, ma anche da dive quali Brigitte Bardot e Jackie Kennedy, con la minigonna le donne chiedevano a gran voce di poter conquistare una nuova leggerezza e poter rivendicare la propria libertà d’espressione: sono gli anni Sessanta e a Londra è tempo di rivoluzione. In ricordo della madrina della minigonna, ripercorriamo la vita di chi, della rivoluzione, ne ha fatto tratto distintivo.

La carriera di Mary Quant

All’anagrafe Dame Barbara Mary Quant, nata l’11 febbraio del 1930 a Blackheat, – tranquillo quartiere di South London -, lo spirito libero e ribelle è chiaro fin dall’adolescenza: a soli 16 anni fugge a Londra lasciando la propria confort-zone e un destino che, con ogni probabilità, l’avrebbe voluta insegnante come i genitori. Ed è qui che la stilista visionaria conosce l’aristocratico inglese Alexander Plunket Greene, che sarebbe in seguito diventato suo marito e socio in affari. Entrambi amanti di uno stile di vita tipicamente bohémien e stravagante, decidono, nel 1955, di acquistare una grande casa nell’iconica King’s Road, nella quale Mary Quant aprirà il suo primo store: Bazaar. Inizia a comprare capi d’abbigliamento all’ingrosso per poi rivenderli al dettaglio, ma presto l’attività non la soddisfa.

ricordo Mary quant | Life&People MagazineDecide allora di intraprendere gli studi come fashion designer e modellista per imparare l’arte del cucito, competenze che le torneranno particolarmente utili quando, poco dopo, deciderà di dedicarsi ad una nuova attività: dare nuova vita ad abiti precedentemente acquistati presso i grandi magazzini, riproponendoli in versione inedita. Si rivelerà, questa, un’idea vincente: nella sua boutique sono esposti capi unici e speciali, un nuovo concetto di shopping, meno formale rispetto a quello a cui erano allora abituate le donne britanniche. Ben presto King’s Road diventa punto di ritrovo di giovani artisti e socialite inglesi e insieme arrivano la fama e il successo sperato.

La stilista britannica comincia ad essere universalmente riconosciuta ed apprezzata

Seguirà l’apertura di un nuovo, secondo negozio a Brompton Road, zona ben più aristocratica rispetto a quella di Chelsea. Nel 1963 lancia la sua Ginger Group, linea più accessibile ed esportabile negli States, oltre ad una speciale linea di prodotti cosmetici. In pochissimo tempo faranno capolino nel guardaroba di tantissime giovani donne le sue creazioni più famose: attillatissimi maglioncini a coste, collant colorate, stivali con tacco largo, e, l’iconica minigonna.

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La minigonna: simbolo di emancipazione femminile

Nata dall’esigenza di vestire in modo pratico e meno serioso, la mini skirt divenne presto manifesto di trasgressione, ribellione dagli stereotipi sociali tipici della Londra post-war, del bisogno di distaccarsi da dogmi stilistici troppo formali, ai quali le giovani non sentivano più di appartenere. Ecco allora come un semplice (quanto rivoluzionario) gesto come quello di accorciare l’orlo di una gonna sarà destinato a riscrivere la storia della moda. 

Non esente da critiche, come ogni cambiamento che si rispetti

Sebbene la sua creazione fece subito tendenza nella moda anni ’70, la stilista anticonformista per eccellenza non venne risparmiata da aspre critiche: giudicata scandalosa, indecente, addirittura orribile (così la definì Coco Chanel). Ciononostante, furono subito tantissime le star dell’epoca che vollero orgogliosamente indossare l’iconico capo: Twiggy, musa di Andy Warhol, fu la prima a farne il proprio biglietto da visita. Tra le varie personalità che contribuirono a trasformare la minigonna in un vero e proprio trionfo internazionale, ci fu anche Gloria Steimen, una delle più influenti femministe.

ricordo Mary quant | Life&People MagazineConquistò, tuttavia, anche moltissime dive italiane: impossibile non pensare a Raffaella Carrà, prima in assoluto ad indossarla sul piccolo schermo, e Patty Pravo, icona del Piper. Sono davvero innumerevoli i traguardi raggiunti dalla stilista durante la sua lunga esistenza, raccontata nel suo libro autobiografico “Quant by Quant”, pubblicato nel 1967, seguito da una seconda autobiografia, uscita nel 2012. I suoi infiniti successi e il suo immenso contributo al mondo fashion la portarono a vincere, -nel 1966-, l’onorificenza dell’Ordine dell’Impero Britannico e, più recentemente, non mancò di premiarla anche Re Carlo III, con il titolo di Membro dell’ordine cavalleresco dei Compagni d’Onore.

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