La cucina italiana candidata a diventare patrimonio immateriale dell’Unesco. Un percorso iniziato nel 2020 che oggi diventa realtà. Il governo italiano ha infatti effettuato la candidatura ufficiale per l’anno in corso per iscrivere la cucina tricolore “tra sostenibilità e diversità bioculturale” nella lista rappresentativa dell’Unesco. Il dossier, approvato all’unanimità dalla Commissione nazionale e scritto professore della Luiss, Pier Luigi Petrillo, che ha già curato le candidature di altri importanti elementi dell’italianità come la dieta mediterranea ed i pizzaioli napoletani, ora è nelle mani dell’Onu e dovrà affrontare tutto l’iter di valutazione previsto che dovrebbe concludersi entro il 2025. Da oggi in poi per lItalia inizia un nuovo ed inteso percorso, quello che in realtà non si è mai assopito, ma che dovrà risuonare ancora più forte in tutto il mondo: la promozione di una cucina unica che non è solo gastronomia ma vera e propria cultura.

La cucina tricolore, connessioni e diversità

Un insieme di pratiche sociali, riti e gestualità che affondano le radici nel sapere collettivo, che si identica con i luoghi e le tradizioni, dove non esistono gerarchie ma solo fusioni e comunità. Così viene descritta la cucina tricolore dal professor Petrillo nel dossier. Un mix di accordi non scritti che accomunano gli italiani nel sentire i pasti e la tavola come momenti unici di condivisione e di confronto, uniti dal piacere di stare insieme.

cucina italiana patrimonio unesco | Life&People Magazine

Un’abitudine così forte ed intrinseca nel comune sentire dell’italianità che è un carattere identitario della nostra cultura che descrive uno stile di vita unico, che tutti ci invidiano e che apprezzano. Per questo si parla di diversità bioculturale del Paese senza dimenticare la sostenibilità con riferimento all’uso di materie prime semplici, povere e di stagione ma genuine, che incontrandosi danno vita a preparazioni simbolo di creatività, con un occhio sempre puntato all’ambiente. L’imperativo per la cucina italiana è non sprecare, riutilizzando anche gli avanzi.

Cibo e cultura, un legame sinonimo di inclusività

Impossibile nascondere come tutte queste pratiche non scritte ma eterne siano un chiaro segno di come la cucina italiana porta nel mondo la stretta relazione che c’è tra il buon cibo tricolore e la cultura perché per i cittadini dello Stivale cucinare significa prendersi cura dei propri ospiti, a casa come nei luoghi dedicati al food, includendo tutti, nessuno escluso. Un messaggio semplice ma potente che tramite la tavola parla anche di inclusività.

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Un “patrimonio nazionale” come l’ha definito il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che ha ricordato come la cucina italiana e lo stretto legame che c’è con la cultura riguarda non solo gli italiani che vivono nel Bel Paese ma anche i 70 milioni di cittadini che vivono fuori dai confini nazionali, senza dimenticare gli stranieri “che amano lo stile italiano e a quello si ispirano”. Per questi motivi rendere il buon cibo italiano patrimonio Unesco significa anche promuovere l’idea che sta alla base del vivere tricolore fatto di qualità, esperienze ed eccellenze.

Come è nato il progetto

Un progetto ambizioso quello della candidatura Unesco che è stato seguito e promosso fin dal 2020 dalla redazione de La Cucina Italiana, il mensile dedicato proprio all’enogastronomia tricolore, uno dei riferimenti più autorevoli del settore. Ad affiancare la rivista anche un comitato scientifico composto da influenti nomi della cultura italiana come il presidente Massimo Montanari, professore di storia dell’alimentazione all’Università di Bologna, Laila Tentoni, presidente della Fondazione Casa Artusi e Paolo Petroni, presidente dell’Accademia Italiana di Cucina.

cucina italiana patrimonio unesco | Life&People MagazineAlla promozione dell’iniziativa hanno collaborato anche nomi di rilievo della buona tavola, da cuochi a imprenditori che si fanno portavoce dell’alto e universale valore della cultura gastronomica del nostro Paese: da Massimo Bottura a Davide Oldani, da Antonia Klugmann a Carlo Cracco, da Niko Romito fino ad Antonino Cannavacciuolo. Un’iniziativa di gruppo nella quale tutti hanno creduto fortemente. Oggi se ne raccolgono i primi importanti risultati, con la speranza di arrivare presto alla meta finale.

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