L’ambiente lavorativo

è quello in cui ci si trova a trascorrere la maggior parte della giornata: inevitabile dunque che diventi un’estensione della propria vita. Ma che fare quando si ha la sensazione che l’ambiente di lavoro stia diventando tossico? Innanzitutto ci sono diversi campanelli d’allarme che possono far capire come il proprio ufficio si stia trasformando in un luogo che, invece di dare la spinta necessaria a conseguire con entusiasmo gli obbiettivi prefissati, mortifica i dipendenti non mettendoli nelle condizioni di dare il meglio. Per questo può essere utile saper riconoscere i segnali e soprattutto avere un’idea di come comportarsi.

Cause e conseguenze

Molteplici sono le motivazioni che inducono i lavoratori a vivere male il proprio impiego. I rapporti non idilliaci con colleghi e superiori sono probabilmente in cima alle cause di questo disagio. Anche l’eccessiva mole di lavoro e il non sentirsi valorizzati, però, giocano un ruolo primario; le conseguenze sono facilmente intuibili. A pagarne le spese sono la qualità del lavoro prodotto e soprattutto il benessere psichico di chi si trova a respirare ogni giorno quest’aria pesante. E in un momento storico come questo in cui si pone l’accento sulla salute mentale non si può rimanere indifferenti di fronte a dinamiche simili, che toccano da vicino molte persone e finiscono per condizionarne l’esistenza. Non bisogna trascurare il fatto che tutta la frustrazione, l’avvilimento e – perché no – anche la rabbia accumulati sul posto di lavoro diventano un fardello che ci si porta pure all’interno delle mura domestiche. Il confine tra vita lavorativa e privata in questo modo si fa sempre più sottile, praticamente impercettibile, e si rischia seriamente di portare a casa preoccupazioni e ansie che vanno a inficiare anche processi fondamentali per l’equilibrio dell’organismo, come il sonno e l’alimentazione.

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Come riconoscere un ambiente di lavoro tossico?

Ma quando un ambiente di lavoro si può definire ostile e quindi tossico? Quando ci si accorge che c’è troppa competizione, ad esempio. Di per sé questa sarebbe anche un’ottima risorsa perché stimola i lavoratori a impegnarsi e dare il meglio. Non di rado, però, degenera in prevaricazione e rivalità, finendo per inquinare i rapporti umani tra colleghi. Rancori, gelosie ed invidie prendono il posto del confronto e della cooperazione, che dovrebbero invece essere vere e proprie bussole che guidano l’operato di tutti. La squadra di lavoro rischia di frammentarsi in piccoli gruppi che non sanno dialogare tra loro, ma che sanno benissimo come mettere all’angolo le persone non gradite arrivando a farle sentire persino inutili e indegne di considerazione. Anche problemi di comunicazione possono contribuire a rendere ostile l’ambiente di lavoro. Se essa risulta confusa, incompleta, o se i superiori non sanno essere chiari su come i subalterni debbano svolgere le proprie mansioni, si avranno con molta probabilità errori nell’attuazione dei compiti e insicurezza e demotivazione in chi deve portarli a termine.

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Quando vita privata e lavoro si confondono

Altra spia piuttosto inequivocabile è la mancanza di un equilibrio tra vita lavorativa e privata. Se anche al di fuori dell’orario di lavoro ci si trova a dover controllare continuamente la casella di posta elettronica o si è tampinati da chiamate e messaggi sul cellulare, allora c’è qualcosa che non va. Quando si viene messi nelle condizioni di sacrificare il tempo da dedicare ai figli, al partner o semplicemente a se stessi vuol dire che è arrivato il momento di riconsiderare le priorità e chiedersi se quel lavoro non stia portando più svantaggi che benefici.

Come comportarsi in un ambiente di lavoro tossico

Nel momento in cui tutti questi segnali sono presenti, come muoversi? Innanzitutto bisogna avere la lucidità di capire qual è la fonte del disagio e farla presente a chi potrebbe cambiare le cose. Si può trattare di un collega piuttosto maleducato, ad esempio, o direttamente il proprio responsabile. Avere il coraggio di mettere dei paletti, che vuol dire sia decidere qual è la soglia entro la quale ognuno sa di riuscire a gestire la situazione, sia delimitare in maniera chiara il confine tra vita d’ufficio e vita privata. Una volta smaltite le ore di lavoro nulla – o quasi – è così urgente da non poter aspettare di essere affrontato l’indomani. Anche perché, è cosa nota, mostrarsi troppo disponibili porta le altre persone a spostare ogni volta un po’ più in là l’asticella delle richieste.

Riconsiderare le priorità

Fondamentale, in questo senso, ritagliarsi dei momenti in cui il lavoro non può proprio entrare. Il che può tradursi nel coltivare un hobby, trovare il tempo per ascoltarsi e prendersi cura di se stessi, o dedicarsi ai propri affetti. Si tratta di creare una scala di valori e priorità. Bisogna lavorare per vivere, non il contrario, poiché il rischio è di condurre una vita infelice non solo in ufficio ma anche lontano dalla scrivania.

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