Inattesa e sconvolgente la nascita della moda del bikini è per definizione sia esplosiva che glamour, pochi capi di abbigliamento nella storia, sono stati così rivoluzionari e audaci come il costume da bagno. Dalla copertura totale del corpo a minuscoli triangoli di stoffa, i costumi hanno vissuto infinite rivoluzioni creative e sociali. Una storia esplosiva e poco conosciuta dietro il minuscolo bikini compagno inseparabile delle nostre vacanze che questa estate celebra il suo 76esimo compleanno.

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Una bomba di design

Una delle storie più calde dell’estate del 1946 fu il nome dato alla prima bomba dell’Operazione Crossroads, chiamata Gilda in onore dell’attrice Rita Hayworth. Fu anche l’estate in cui il mondo venne a sapere per la prima volta dell’esistenza di un atollo corallino nelle isole Marshall, chiamato Bikini. Per tutta l’estate i notiziari internazionali brulicarono di dettagli sui test nucleari dell’isola del Pacifico e l’omaggio alla stella dalle gambe lunghe non faceva eccezione. Ma quando Louis Réard – ingegnere automobilistico francese e designer di costumi da bagno – lanciò la stessa estate il suo primo modello due pezzi chiamandolo bikini, quel completo succinto fu altrettanto roboante quanto quegli eventi, anzi esplosivo. Réard, che aveva rilevato l’attività di lingerie di sua madre nel 1940, era in competizione con il collega designer francese Jacques Heim.

Tre settimane prima, Heim aveva chiamato “Atome” un completo di due pezzi ridotto, ma ancora schermante l’ombelico, dichiarandolo “il costume da bagno più piccolo del mondo”. Ma l’innovazione di Réard consisteva proprio nell’esporre l’ombelico; rompendo decenni di noioso conformismo; Réard osò “spogliare” i corpi delle donne per enfatizzare meglio ciò che rimaneva vestito, anche se in minuscoli frammenti di stoffa.

Esplode lo scandalo

Quasi sempre le rivoluzioni nella storia della moda hanno provocato scandali, proprio per la loro capacità di sradicare tabù. L’audace bikini, ancora più succinto del taglio tradizionale due pezzi di allora, con i suoi shorts dal taglio più alto, non fece eccezione. Il nuovo modello a triangolo apparve così scandaloso da non riuscire a trovare una modella che fosse disposta ad indossarlo. Réard assunse quindi la ballerina esotica Micheline Bernardini, debuttando con un evento stampa in un concorso di bellezza in un resort con piscina di Parigi, il 5 luglio 1946, ora noto come Bikini Day.

Fu una vera deflagrazione, le reazioni furono immediate: fu dichiarato peccaminoso dal Vaticano e bandito, per tutti gli anni ’50, da paesi tra cui Francia, Portogallo, Italia, Spagna e Australia. Anche dopo che i bikini fecero la loro apparizione al concorso di Miss Mondo nel 1951, la maggior parte dei concorsi di bellezza decise di non consentirli.

Ci vollero delle icone universali di bellezza per lanciare il bikini nella storia della moda

Grazie alla giovane Brigitte Bardot, che ne indossò uno durante il Festival di Cannes nel 1953, il succinto due pezzi diventò popolare in Riviera. L’attrice lo esibì anche sullo schermo nel film “La ragazza in bikini” (1952) e successivamente in ”E Dio creò la donna” (1956) che lancerà nel mondo il mito Bardot e il suo look all’avanguardia. Il bikini cominciò a dare il suo contributo alla rivoluzione sessuale degli anni ’60.

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Hollywood impazzisce per i bikini

Nonostante la popolarità della Bardot, il due pezzi rimase un vero tabù in America; cominciò a prendere piede solo quando l’attrice svizzera Ursula Andress emerse dall’oceano indossando un bikini beige con cintura ormai iconico in Dr. No, il primo film di James Bond. Dopo il successo di Dr. No le attrici americane iniziarono ad indossare costumi da bagno a ombelico scoperto con crescente frequenza. La rivista Sports Illustrated pubblicò il suo primo numero di Swimsuit nel 1964 e Raquel Welch diventò famosa per il suo bikini in pelle di animale nelle foto pubblicitarie del film del 1966 “One Million Years BC”.

storia moda bikini Life&People Magazine Anche la cultura popolare cominciò ad accettare il nuovo costume da bagno, a cominciare dalla famigerata canzone “Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polkadot Bikini” di Brian Hyland; una melodia accattivante che descriveva la riluttanza di una giovane donna ad indossare il costume da bagno rivelatore. La canzone, insieme alla cultura del surf degli anni ’60 nei film e nella musica, portò il bikini nel mainstream. Persino la star della Disney Annette Funicello apparve in un bikini blu e bianco che rivelava l’ombelico.

Accettando il bikini come abbigliamento popolare da spiaggia, le donne cominciarono anche a pensare in modo diverso al proprio corpo.

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Si insinuò un ideale di perfezione rafforzato dall’apparizione di star in bikini che accentuavano i contorni gloriosamente sinuosi e scattanti. Durante gli anni ’70, i bikini divennero ancora più scandalosi, poiché si fecero strada modelli con fianchi stetti da stringhe. Fu negli anni ’80, però, che il bikini ricevette un vero scossone. Ispirandosi agli stili osé brasiliani, i costumi americani diventarono più rivelatori che mai, attraverso sgambature molto accentuate e perizoma. Nel 1994, il bikini diventò l’uniforme ufficiale del beach volley olimpico femminile decretando l’ascesa del bikini atletico.

storia moda bikini Life&People Magazine Contrariamente ad ogni altra tendenza moda nella storia del bikini, gli anni ’90 e 2000 videro il bikini iniziare a coprire più pelle; è indimenticabile l’immagine di Yves Saint Laurent nel 1999 con Laetitia Casta in un romanticissimo bikini floreale. Le tendenze odierne, con l’emergere delle silhouette retrò, hanno rilanciato i bikini a vita alta, riportando in auge la femminilità e la sensualità sofisticata di icone come Brigitte Bardot e Romy Schneider.

La body positivity, la nuova felice corrente di pensiero che si oppone all’imposizione di uno standard univoco e universale di bellezza sta realizzando una vera rivoluzione che rilancia il bikini in tutte le sue più sfaccettate declinazioni.

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