L’elenco dei marchi moda che abbandonano le attività in Russia si è allungato nelle ultime settimane. Gli acquisti di lusso, più di altri, sono guidati emotivamente, in modo da suscitare emozioni positive; le azioni del settore devono essere quindi più che mai all’altezza dei valori sociali ed etici della clientela e della società. E’ di pochi giorni fa la notizia che Tiffany & Co, azienda più che mai legata ad emozioni positive, ha interrotto l’approvvigionamento di diamanti di estrazione russa che rappresentano circa un terzo della sua fornitura generale. Tiffany & Co. che è leader nella promozione di pratiche di approvvigionamento etico da oltre 20 anni, è il secondo gioielliere ad aver intrapreso questa posizione, dopo quelle messe in atto all’inizio di questo mese da Signet Jewelers Ltd. , il proprietario di Zales e Kay Jewelers.

In risposta alla guerra il mondo della moda è unanime e unito: i marchi del lusso abbandonano la Russia.

Mentre le conseguenze geopolitiche ed economiche del conflitto si riverberano in tutto il mondo, anche l’industria del lusso si sta cimentando con la sua risposta ad un settore che, anche se rappresenta solo una frazione delle vendite globali, ha impiegato anni per essere coltivata. Il primo negozio Louis Vuitton indipendente in Russia è stato aperto in Stoleshnikov Lane a Mosca nel 2003, parte di un boom del commercio al dettaglio che ha segnato i decenni successivi alla fine dell’Unione Sovietica. Le scorse settimane, LVMH, la società madre di Vuitton, che possiede anche marchi come Christian Dior, Givenchy e Bulgari è stata di nuovo all’avanguardia, nel mezzo della devastante invasione dell’Ucraina da parte della Russia; questa volta però annunciando che avrebbe chiuso i battenti, a tempo indeterminato, delle sue 124 boutique.

Fall/Winter Prada 2022 Life&People Magazine

“Non consegneremo più in Russia, chiuderemo le nostre boutique e abbiamo già sospeso il nostro e-commerce”,

ha scritto Chanel in un post su Linkedin e, con un comunicato molto simile, hanno fatto quasi tutti i marchi moda che abbandonano la Russia. Hermès e LVMH si sono mossi per primi, seguiti a ruota da Chanel, Kering, Prada, Richemont e altri, unendosi ad altri importanti marchi di consumo occidentali come Apple, Nike e McDonald’s. Richemont che possiede marchi di lusso come Azzedine Alaïa, Cartier, Chloé, Jaeger-LeCoultre, Montblanc, Piaget, Vacheron Constantin e Van Cleef & Arpels, oltre ad aver sospeso le attività commerciali in Russia, ha interrotto temporaneamente anche le attività in Ucraina per ovvi motivi di sicurezza. Etichette di alto livello come Dior, Fendi, Gucci, Louis Vuitton e Prada hanno rapidamente fatto i bagagli, lasciando dietro di sé negozi stranamente vuoti.

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“La nostra preoccupazione principale è per tutti i colleghi e le loro famiglie colpite dalla tragedia in Ucraina e continueremo a sostenerli”,

ha affermato Prada. Anche i player dell’e-commerce come Net-a-Porter e MyTheresa hanno interrotto le spedizioni. Tutti hanno espresso in qualche modo il loro sostegno all’Ucraina. Per quasi tutti la preoccupazione è anche rivolta ai loro dipendenti che attraverso questa decisione rimarranno improvvisamente senza lavoro. Molte aziende infatti continueranno anche a pagare le loro squadre sul territorio. LVMH per esempio ha affermato che i suoi dipendenti in Russia potranno beneficiare dell’assistenza del suo “Heart Fund”, il fulcro dei suoi sforzi di responsabilità sociale.

La Camera Nazionale della Moda Italiana: le chiusure, atti volontari

“La chiusura temporanea dei negozi retail in Russia non è prevista dalle norme sanzionatorie attualmente in vigore in Europa; è una scelta volontaria che è stata presa da molti brand nazionali ed internazionali che dispongono di una rete di distribuzione retail diretta. Ricordiamo però che molti brand vendono le collezioni in Russia attraverso distributori o concessionari e non sono nella possibilità anche dal punto di vista contrattuale, di chiudere gli spazi di vendita in stagione, avendo già consegnato negli scorsi mesi la collezione primavera/estate”.

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I grandi marchi dei settori moda e bellezza abbandonano la Russia ma si mobilitano anche per la pace e per raccogliere risorse utili.

Giorgio Armani ha annunciato una donazione di 500.000 euro all’UNHCR “, per l’assistenza e la protezione di coloro che sono stati costretti a fuggire dalla guerra in Ucraina.” Il marchio sta inoltre donando abbigliamento essenziale ai rifugiati attraverso l’organizzazione no profit italiana Comunità di Sant’Egidio, che è già presente ai confini dell’Ucraina. Gucci, attraverso la sua campagna di beneficenza globale “Chime for Change”, ha donato 500.000 dollari all’UNHCR. Valentino ha donato 500.000 euro all’UNHCR, per fornire un aiuto immediato ai rifugiati ucraini; Louis Vuitton ha fatto una donazione di un milione di euro all’UNICEF, per fornire aiuti ai bambini e alle famiglie ucraine. E, anche Balenciaga ha donato una somma non rivelata al “Programma alimentare mondiale” (WFP). LVMH ha donato cinque milioni di euro per sostenere il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).

chanel sfilata Firenze 2022 Life&People Magazine

L’Oreal Paris, il gigante della cosmetica collabora con una serie di organizzazioni no profit locali e internazionali (tra cui UNHCR , Croce Rossa e UNICEF);

per sostenere il numero crescente di rifugiati e persone sul campo in Ucraina con una donazione di un milione di euro, attraverso il suo Fondo L’Oréal per le donne.

“Condanniamo fermamente l’invasione e la guerra in Ucraina, che sta causando così tanta sofferenza al popolo ucraino. I nostri pensieri vanno ai nostri 326 dipendenti ucraini, alle loro famiglie e al popolo ucraino le cui vite sono state cambiate in modo così drammatico negli ultimi otto giorni. Sebbene alcuni siano riusciti ad attraversare il confine, la maggior parte dei nostri dipendenti rimane nel Paese in circostanze sempre più difficili. Siamo preoccupati per loro e temiamo per la loro incolumità”.

Tiffany Blue box storia | Life&People Magazine LifeandPeople.it

Anche il settore dei motori con Ferrari e Lamborghini si è mobilitato.

Lamborghini ha interrotto la produzione sul territorio russo e ha sospeso le relazioni nel mercato e Ferrari oltre a ciò si è anche adoperata con una donazione di un milione di euro. La mobilitazione dei marchi moda e non solo, che scaricano la Russia e che contribuiscono attivamente con aiuti concreti di fronte a questa immane tragedia è compatta. Eppure queste decisioni, assolutamente volontarie, non sono prive di complicazioni. Sebbene la Russia rappresenti solo una fetta del settore, le azioni minacciano di invertire decenni di investimenti nel mercato. Malgrado ciò, di fronte a questa assurda guerra il mondo del fashion mantiene una posizione compatta e di netta condanna.

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