Oggi avrebbe compiuto 52 anni colui che ha segnato la storia del ciclismo, Marco Pantani, “Il Pirata” di Cesenatico. Uno sportivo, un atleta con una vita costellata di successi ma anche diversi lati oscuri come raccontato nell’ultimo film-documentario del 2021 “Il migliore”.

Chi era Marco Pantani? Qual è stata la sua parabola dal successo fino all’abisso?

Marco Pantani nasce a Cesena il 13 gennaio 1970 sotto il segno del Capricorno e sviluppa fin da piccolissimo un’enorme passione per il mondo dello sport. Anche a costo di lasciare un po’ la scuola da parte, si mette fin da subito d’impegno con altre passioni come la caccia e la pesca, oltre all’attività che diventerà il suo punto di riferimento per il resto della sua vita. Dopo qualche timido tentativo come calciatore, Marco Pantani “svolta” grazie all’adorato nonno, Sotero, che gli regala una bicicletta inconsapevole di aver dato il via a qualcosa di molto più grande di quello che chiunque si sarebbe potuto immaginare. Negli anni ’80, così, Pantani decide di iscriversi al Gruppo Cicliistico Fausto Coppi, dove dimostrò fin da subito grandi doti da scalatore.

Il suo debutto da vincitore Pantani lo fa nel 1984,

quando trionfa nella sua prima gara, su un tracciato pianeggiante (e dunque non nella sua specialità) a Case Castagnoli di Cesena. Appena un paio d’anni dopo, per lo sportivo arrivarono però i primi problemi. Nel 1986 fu vittima di un terribile incidente, finendo in coma per 24 ore dopo essersi scontrato contro un camion. Pochi mesi dopo si scontrò contro un automobile fratturandosi diverse ossa. Serviranno poi altri anni, circa 8, per vedere Marco Pantani fra i protagonisti della gara ciclistica più importante del nostro paese.

Il primo Giro d’Italia per il ciclista arriva nel 1994, anno della sua consacrazione.

Fin da subito fu chiaro a tutti il suo talento in salita. Marco Pantani lasciò tutti senza parole per le sue doti nella scalata alla sua prima “corsa rosa”, guadagnandosi così la sua prima vittoria nella difficile tappa dolomitica Lienz-Merano. Anche il giorno successivo, il 5 giugno, stupì appassionati, commentatori e tifosi nella tappa che prevedeva l’ascesa ai passi dello Stelvio, del Mortirolo e di Santa Cristina. La strada per scrivere la storia del ciclismo italiano, insomma, sembrava essere già segnata sin dal principio.

Nel corso di tutti gli anni ’90, ci fu spazio praticamente solo per Pantani.

Proprio com’era stato negli anni per i suoi colleghi Fausto Coppi e Gino Bartali, il decennio 1991-1999 fu quello in cui, praticamente, sulle pagine dei giornali sportivi alla voce ciclismo non si faceva che parlare di lui. Il 1998, in particolare, è ricordato da tutti come l’anno in cui lo sportivo ottenne la tanto ambita doppietta, conquistandosi a pochi mesi di distanza sia il giro d’Italia, sia il Tour de France.

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E poi, che cos’è accaduto?

La storia di Marco Pantani, lo saprete bene, non è soltanto legata alle medaglie e alle coppe conquistate nel corso degli anni. Purtroppo, per anni lo sportivo è stato vittima di depressione. Il primo passo verso l’abisso Marco Pantani lo fa nel 1999, quando gli piombano addosso gravi accuse di doping dopo che alcuni test riscontrano nel suo sangue una concentrazione di globuli rossi superiore a quanto consentito. Uno scandalo, questo, che in realtà non comprometterà completamente la sua carriera, visto che il ciclista tornerà a correre nel 2000. Ma i primi anni 2000 resteranno un calvario in ogni caso, con l’umore di Pantani sempre più sotto le scarpe. Tutto questo fino al triste epilogo nel 2004, con la scomparsa del ciclista trovato morto a causa di un’overdose di cocaina all’interno dell’Hotel Le Rose a Rimini.

La storia del ciclista è simile a quella di molte altre grandi personalità; quando si arriva in cima, è spesso molto facile cadere giù. E non necessariamente è un processo che sia facile da controllare.

Non è un caso che la storia di Pantani sia diventata lo spunto per un’infinità di prodotti culturali, dalla musica alla televisione passando per il cinema.

Sono ben 14, ad oggi, le canzoni che gli artisti italiani hanno dedicato al mito immortale di Pantani. Stiamo parlando, fra gli altri, dei Litfiba, dei Nomadi, ma anche degli Stadio, di Alexia e di Francesco Baccini. Fra tutte le altre, la canzone dei Litfiba intitolata Prendi in mano i tuoi anni è l’unica scritta non postuma, ma subito dopo la prima importante squalifica del ciclista.

A Marco Pantani nel 2017 è stato dedicato un intero film per la televisione, diretto da Claudio Bonivento.

La pellicola, intitolata “Il Pirata”, racconta la storia del ciclista (interpretato da Rolando Ravello) fin dagli esordi a fianco del nonno pescatore a Cesenatico passando per il suo straordinario palmarès e infine il momento più buio di tutta la sua esistenza. Nel cast del film anche Ivano Marescotti e Nicoletta Romanoff. Una pellicola liberamente ispirata alla biografia Pantani. Un eroe tragico scritta a tre mani da Davide Cassani, Pier Bergonzi e Ivan Zazzaroni. E non è nemmeno l’unico film che si è ispirato alle vicende dello sportivo.

Il Migliore, Marco Pantani: un viaggio inedito nella vita del grande ciclista, tra materiali d’archivio pubblici e privati.

La pellicola è un flusso di coscienza e di ricordi di amici, familiari e colleghi di uno dei più grandi sportivi della storia italiana. Il film è una raccolta di immagini di repertorio e di memorie di chi gli è stato vicino, negli anni d’oro ma anche nei periodi più oscuri.

“Il Pirata”, infine, è stato anche d’ispirazione per un’opera teatrale.

Nel 2021 sbarcò a teatro l’opera teatrale Pantani prodotta dal Teatro delle Albe-Ravenna Teatro con Ermanna Montanari e Luigi Dadina, musiche in scena per fisarmonica di Simone Zanchini e per la regia di Marco Martinelli. Quali altre celebrità possono poter vantare un simile trattamento? Soltanto le vere leggende come l’indimenticabile Marco, ça va sans dire.

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