La psicologia della moda si occupa da sempre di chiarire il rapporto tra gli abiti e la mente. Per troppo tempo la moda ha vissuto nello stereotipo della superficialità. Talvolta sembra un settore patinato distante dalla normalità sociale di cui può occuparsi e preoccuparsi solo chi fa parte di questo mondo dei balocchi. In realtà il modo di vestire e le tendenze riguardano tutti perchè influenzano direttamente il nostro stato d’animo. Allo stesso modo, il modo in cui ci sentiamo avrà una diretta conseguenza sui vestiti che scegliamo.

la psicologia della moda | Life&People Magazine

Cerchiamo di chiarire il concetto con qualche esempio.

Quando il nostro umore è basso, ci sentiamo stanchi o poco inclini a emozioni felici sarà più probabile che la scelta del nostro outfit possa cadere su vestiti comodi, scuri, di tessuti morbidi e probabilmente informi. Cerchiamo così di confortarci, ci coccoliamo nel morbido e nel bisogno di rimanere più anonimi che in vista. Se invece sceglieremo consapevolmente di indossare vestiti che valorizzano la forma del corpo, che rispecchiano ciò che siamo e il modo in cui vogliamo sentirci, osserveremo che anche il nostro umore migliorerà.

A volte questo processo può essere forzato e avere una vera e propria valenza terapeutica.

Provate a indossare il vostro vestito migliore, una scarpa che amate e che utilizzate solo in rare occasioni, un make up diverso e accessori in linea con l’outfit: a questo punto dite addio al malumore. Il modo in cui vi siete presi cura di voi avrà una diretta conseguenza su quello che sentite e la giornata prenderà una piega diversa.

Non è magia ma è la teoria dell’enclothed cognition che spiega come lo scegliere abiti, make up o acconciature significa prendersi cura di sé. L’insieme di questi elementi diventa un’unica percezione che condiziona sia i propri comportamenti che quelli degli altri e gli studi di psicologia della moda ce lo confermano.

La teoria dell’enclothed cognition spiega cosa succede ogni volta che, ad esempio,

conosciamo qualcuno: il modo in cui è vestito influenza anche il nostro approccio alla persona. Ad esempio se dobbiamo fare la conoscenza di un uomo con i capelli verdi e un abito rosa ci avvicineremo con curiosità e magari pensando: “Wow, che tipo originale!” e questo influenzerà di molto la prima –fondamentale- impressione e il modo di avvicinarci alla persona.

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Un altro esempio che arriva dalla psicologia della moda e che dimostra quanto gli abiti influenzino il nostro modo di comportarci viene dimostrato dal power dressing.

Il power dressing è quel modo di vestire che fa sentire potenti.

È fatto di scelte e bisogni. È sapere che quel vestito, quella maglietta o quei pantaloni non sono solo stoffa ma rappresentano i propri valori e ideali. Questo sarà il caso in cui l’immagine che abbiamo di noi rispecchierà l’immagine che vogliamo mostrare all’esterno. È la modalità attraverso la quale il nostro Io Reale e quello Ideale si avvicinano così tanto da avvertire un profondo benessere dato da come ci siamo vestiti.

Attraverso gli abiti mostriamo quello che siamo ma anche quello che vogliamo che gli altri leggano di noi.

Lo sanno bene le First Lady che hanno fatto la storia: Lady D. con il suo revenge dress e il suo stile inconfondibile, Kate Middleton che utilizza lo stesso abito più volte e dona visibilità agli stilisti emergenti ma anche le attiviste che scelgono materiali vegan e cruelty free per onorare le proprie scelte.

La domanda che tutti dovremmo farci è: perché le persone indossano ciò che indossano?

Weber e Mitchell hanno sottolineato come gli abiti offrono “un metodo di indagine sui processi legati all’identità e alla personalizzazione”. Quando siamo felici saremo più predisposti a indossare quella gonna che è nell’armadio da troppo tempo o quel rossetto dal colore sgargiante che tanto attira l’attenzione. Molte persone ad esempio hanno bisogno di rimanere sempre aggiornate con le tendenze del momento e le motivazioni sono legate a processi psicologici sociali come la paura di essere esclusi dal mondo o, al contrario, a volersi distinguere dalla massa. Quello che fa la differenza è legato alla storia della persona, alle variabili ambientali e comportamentali di ognuno.

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Insomma i vestiti parlano di noi.

Raccontano chi siamo, chi vogliamo essere, cosa vogliamo mostrare, quali sono i nostri valori e i nostri ideali. I grandi stilisti hanno intuito il legame tra vestiti e psiche, hanno capito quanto le tendenze siano lo specchio della società e quanto questa sia frutto di movimenti culturali e sociali. Pensiamo a Gucci che da anni abbraccia le diversità e le proclama o a Dior che si avvicina sempre più al mondo dei giovani mantenendo il suo stile inconfondibile. Non rimane altro che conoscersi. Conoscere chi siamo e cosa vogliamo, cosa vogliamo trasmettere all’altro, quali sono i nostri valori, da cosa ci sentiamo rispecchiati e a cosa siamo affini. Con una conoscenza profonda di sé si potrà usare l’abito come strumento per aumentare il proprio benessere e quella meravigliosa sensazione di autoefficacia personale.

Elisa Castellano | © Tutti i diritti riservati

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