Arriva alla Triennale di Milano “Metafore”, la mostra dedicata a Roberto Capucci, il celebre stilista italiano conosciuto come “lo scultore della seta”. Il prossimo 2 dicembre il designer spegne 91 candeline e la Fondazione Cologni celebra l’antesignano della modernità e l’instancabile sperimentatore con l’exhibition “Roberto Capucci: le meraviglie della forma”. Visitabile fino al 9 gennaio e parte del ciclo di quattro esposizioni sulle arti applicate contemporanee, prevede la collaborazione di Gian Luca Bauzano con la Fondazione Capucci. La collezione degli abiti esposti, disegnati dal couturier, trova la sua ispirazione nella ceramiche Rometti di Umbertide.

Mostra Roberto Capucci Life&People Magazine LifeandPeople.it

La mostra celebra un doppio anniversario: 70 anni dalla prima sfilata di moda italiana e 70 anni dal debutto di Roberto Capucci.

Il suo debutto internazionale avviene a Firenze nel 1951, quando, – anche se in via non ufficiale data la sua giovane età -, partecipa alla sfilata fiorentina organizzata da Giovanni Battista Giorgini. Gian Luca Bauzano immagina per l’allestimento un racconto che narra e riassume i numerosi anni di attività del designer. Su una parete viola, compare una quadreria dedicata ai bozzetti e alle illustrazioni dello stilista. Tangibile è l’inesauribile ricerca di forme, che si serve tanto di tessuti regali e preziosi come la seta, quanto di inediti materiali poveri, come la corda, il bambù, la plastica, i sassi, l’ottone. La creatività degli abiti dialoga con i disegni e con la collezione di venti coloratissime sculture in ceramica, realizzate da Capucci per la Manifattura Rometti. Le forme ardite delle sculture in tessuto sfidano le convezioni dell’abbigliamento borghese; l’abito approda, altresì, in una dimensione onirica, in cui la presenza materica lascia stupefatti.

Mostra Roberto Capucci Milano Triennale Life&People Magazine LifeandPeople.it

Il designer lamenta la fine di un’epoca in cui le donne dell’alta società hanno gusto, denaro e voglia di stupire con abiti unici e originali.

La sperimentazione di tecniche e materiali è multiforme ed imprevedibile. Dai minerali impiegati per “Diaspro”, si passa al plissè in seta plastificata di opere, come la marsina rossa, che vengono definite da Carlo Bertelli come “esplosioni di forme liberate”. Gli abiti visionari di Capucci pongono un particolare accento sul sublime artigianato del Made in Italy, che, nelle opere dell’artista, sfiora particolari accezioni di glamour. Martin Margiela, Rei Kawakubo, Yohji Yamamoto sono soltanto alcuni dei nomi di stilisti per i quali l’ispirazione dal mondo Capucci si è rivelata fondamentale, nelle evocazioni e nelle sperimentazioni.

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L’artista, dalla personalità autonoma, negli anni ‘80 decide di ritirarsi dalle passerelle proprio per allontanarsi da un sistema moda sempre più commerciale.

“Il vestito è un habitat in tessuto, una forma elaborata da abitare che si ispira alle grandi sculture, al barocco romano, all’ombra e alla luce di certi frontoni, di certe volute dell’architettura, alla natura, a una bouganville della Certosa di Capri.”

Con queste parole, l’artigiano dello stile, definisce la sua personale visione dell’abito. Capucci rivela di possedere, sin da bambino, un istinto naturale per il colore.

“Ad esempio dopo aver fatto i compiti prendevo i fiori, li tagliavo e li mettevo tutti in fila e mia madre mi diceva: “non si tagliano i fiori” e io le dicevo: “mamma guarda che belli”.

C’era sempre un’attrazione nei confronti del bello dei colori, della forma, ed è importante perché chi fa questo lavoro di creazioni deve essere sempre attento al bello, alle forme. Capucci è un “mangiatore d’arte”.

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Il couturier è solito creare la proporzione sempre addosso al corpo e prediligere i tagli verticali a quelli orizzontali.

Convinto della natura assolutamente libera della forza creativa, trova le sue ispirazioni in paesi lontani ed esotici. È affascinato dalle cromie tipiche dell’India, e le adotta nella tintura delle sue creazioni. Le influenze, in realtà, provengono da tutto l’Oriente: Cina, Giappone, Sikkim, Birmania, Cambogia e Afghanistan. Tra le linee di modello d’abito da lui inventate, celebri sono la linea a scatola, a colomba, optical e a colonna. Iconiche creazioni di seta plissettata sono, poi, l’abito fuoco, il modello oceano, quello a ventaglio e l’abito bruco. Capucci trova, da sempre, la sua ispirazione nella natura, ovunque si posi il suo sguardo: uno stormo di uccelli, gli agenti atmosferici, i cerchi concentrici formati dal lancio di una pietra nell’acqua. Una creatività nata dalla sensibilità di un visionario che guarda oltre e vede l’arte in ogni frangente laddove la natura si manifesta.

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