Miuccia Prada e Raf Simons

, per la collezione primavera estate 2022, si interrogano sul perché la moda, ad oggi, si esprima ancora con corsetti, strascichi e abiti da sera; elementi anacronistici, usati dalla donna, per apparire elegante e seducente, in un’epoca storica passata, che sa di antico. Intendono, per cui, rappresentare un tipo di seduzione contemporanea, basata su un processo di riduzione e di sottrazione. L’abito non deve ripetersi e non deve né occultare né abbellire la realtà, ma raccontarla per quello che effettivamente è.

sfilata prada primavera estate 2022 Life&People Magazine LifeandPeople.it

La collezione Prada primavera estate 2022 presenta degli abiti “urgenti”, pensati per il ventunesimo secolo, abiti che siano rilevanti per le donne di oggi.

Miuccia Prada è in disaccordo con l’idea di tornare alla “normalità”, alla realtà pre-covid, idealizzandola, come se questa fosse priva di conflitti di potere, problemi irrisolti e scontri interpersonali. Non si può ignorare una così lunga situazione pandemica e fingere che non sia mai successo nulla. La pandemia ci ha cambiati e non si può tornare indietro nel tempo. Sarebbe sbagliato, illusorio e controproducente.

La sfilata, infatti, conserva proprio un elemento digitale: la trasmissione in diretta dell’evento simultaneo, tra Milano e Shangai.

Il medesimo evento va in scena nel Deposito della Fondazione Prada, a Milano, contemporaneamente alla sfilata nel Bund 1 della Prada Rong Zhai, nella metropoli cinese. Ogni istante dello show è scandito sincronicamente, gli stessi look, lo stesso ordine di uscita, la stessa musica, lo stesso allestimento della location; l’unica differenza è costituita da 6 ore di fuso orario. Gli schermi video hanno fatto dialogare i due show, unendo realtà fisiche e virtuali in un unico posto. Questo è il potere della tecnologia, di unire le distanze e trascendere i confini.

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La moda, a detta della direttrice creativa, ripropone, in maniera continua e superficiale, i soliti concetti di femminilità, eleganza, consapevolezza della donna. Questi temi, però, sono ancora relativi a uno stereotipo di bellezza e di sensualità femminile dettato dal potere maschile, in una società in cui le decisioni sono prese dall’uomo. E, rispetto a quello che nel mondo succede alle donne, questi concetti si riferiscono ad una realtà che, di fatto, non esiste. Non ha senso, quindi, una moda cieca che ignora la verità in cui nasce e che limita l’abito ad un fatto di lunghezze, lavorazioni e colori.

Il processo logico di ragionamento di Miuccia Prada rende chiaro che, se la moda non ha un compito di costruzione sociale e culturale, ha quello di riflettere in sé ciò che la circonda nel momento in cui nasce.

I due direttori artistici esaminano il significato, storico e attuale, degli abiti considerati tipicamente femminili: non è possibile che, a distanza di centinaia di anni, siano valide ancora le stesse idee sul concetto di seduzione. Concetto, secondo Miuccia Prada, sopravvalutato. La moda deve essere specchio del presente, non può rimanere ancorata ad un passato lontano, ormai fuori dalla realtà. Non si può fingere, nel ventunesimo secolo, che la donna possa ancora accettare di essere associata visivamente, all’ornamento, alla superficie, all’apparenza delle cose. O, addirittura, alla costrizione di chi non chiede il suo parere per le questioni importanti.

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In quest’ottica, prendono forma i capi della collezione: sono gli abiti a dire in quale mondo vogliono vivere.

L’obiettivo è, quindi, un cambiamento attivo delle cose, dal loro interno. Da qui, parte un processo di riduzione che avviene per sottrazione.  Il corsetto diventa, in passerella, un lontano ricordo; di esso, interamente sbottonato sulla schiena, rimangono solo le stecche e le allacciature. Non è inteso come elemento costringente ma come capo che, rivisitato e indossato in maniera diversa, libera e valorizza le architetture del corpo. Le innumerevoli gonne sono estremamente corte, in nuance metalliche dal giallo limone al lavanda; sul retro della minigonna, un fiocco piatto da cui scende una coda minimal in seta, in memoria del lungo strascico tipico degli abiti da sera.

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Le coppe del reggiseno diventano parte integrante di un maglione; i soprabiti e i giacconi in pelle nera hanno un taglio maschile oversize. Gli shorts prendono le dimensioni delle culotte, il coprimutanda femminile che Miuccia Prada, nel corso degli anni, ha proposto e rivisitato in mille modelli e tessuti diversi. Un lungo e aderente abito in pizzo rosso scarlatto diventa un look da giorno e per la sera, una moderna petite robe in raso bianco dalla linea ad A.

Si tratta di un cambiamento di punti di vista: bisogna liberare prima la mente e poi il corpo dall’abitudine alla “normalità” e al pensiero pigro.

Vi sono molti capi bifronti: bon ton, ampi e coprenti sul davanti, completamente aperti sul retro. Tra gli accessori, risaltano all’occhio le immancabili scarpe a punta in vernice colorata e le borse rigide dal taglio geometrico; ci sono anche le cinture-fascette da portare simmetricamente sulle braccia.

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La signora Prada, smontando questi abiti-simbolo, li semplifica, ne modifica l’uso, donando loro quell’allure sofisticata e rigorosa, intrinseca all’heritage del marchio. Senza dimenticare la mano fondamentale di Raf Simons, il quale conserva, come riferimento estetico, il minimalismo urbano dell’Helmut Lang degli anni ‘90. Se gli abiti continuano a vivere nel rifugio della continuità, sostiene in conclusione la stilista, l’essenza stessa della moda svanirà.

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