Le buche delle strade d’Europa, compresa l’Italia, diventano opere di street art grazie a Ememem: artista creativo che realizza splendidi mosaici per coprire e curare marciapiedi e strade.

Oscar Wilde scrisse: “Tutta l’arte è abbastanza inutile”.

Ovviamente si riferiva al fatto che l’arte non deve servire a nessun altro scopo se non essere se stessa. Wilde credeva che attribuire all’arte una funzione diversa dalla bellezza, ne avrebbe macchiato lo scopo, ma ai tempi di Oscar Wilde non esisteva la street art. Sarebbe interessante sapere cosa ne penserebbe ora delle bellissime opere d’arte di strada dell’italo-francese Ememem.

La street art può cambiare le città, attraverso i suoi artisti è in grado di rendere dei capolavori anche i luoghi e gli angoli più degradati.

E’ un’arte che offre molti vantaggi agli spazi urbani: abbellisce luoghi architettonici comuni ma deteriorati; attraverso la bellezza, migliora la qualità della vita delle persone rafforzando il senso di appartenenza; arricchisce culturalmente le città, aumentandone il patrimonio artistico; porta un beneficio turistico sia come attrazione in loco che portando l’immagine della città in ogni angolo del mondo.

Facciamo un esempio su tutti? Bansky.

Ma molto altri artisti, meno noti, hanno messo anonimamente a disposizione delle comunità e delle città la loro arte. Uno di questi è proprio Ememem, che comunque su Instagram vanta qualcosa come 45mila followers e su Facebook è seguito da circa 13mila utenti. Ovviamente anche il suo è un nome d’arte; la sua vera identità si ignora, anche perché i suoi interventi artistici, come quelli di tutti gli street artist, sono considerati atti vandalici. L’artista, costretto a lavorare nelle ore notturne o lontano da occhi indiscreti, è diventato noto come “il chirurgo del marciapiede” infatti la sua applicazione artistica ruota attorno a crepe, buche delle strade e marciapiedi. La notte per lui è un vero e proprio parco giochi; in sella alla sua moto, il cui rumore ha ispirato anche il suo pseudonimo Ememem, fa di Lione, sua città natale, il suo laboratorio di street art.

Dove gli altri vedono solamente una buca, un tombino o una crepa, lui vede una “tela” dove tessere le sue speciali creazioni.

Semplice, efficace, con un tocco di poesia, la presentazione sul suo sito riassume bene il suo intento artistico:   

“Nato su un marciapiede accidentato nel 2016, Ememem è uno di quei figli dell’asfalto con il disordine nel sangue. Le sue bende da marciapiede invadono lo spazio pubblico, da Aberdeen a Barcellona passando per la Scozia, Parigi o Torino. Negli eventi artistici o in incognito alla luce dei lampioni, Ememem rattoppa i pavimenti e il loro accesso al paese delle meraviglie. La sua tecnica a terra, battezzata “Flacking” fa scorrere un po’ di luce nelle croste omogenee che seppelliscono le nostre città.”

La tecnica chiamata da lui stesso “Flacking” deriva da “flaque” che in francese significa “pozzanghera“ e prevede la riparazione di difetti dell’ambiente urbano attraverso l’inserimento di mattonelle e maioliche. E’ una tecnica che prende ispirazione dalla pratica giapponese del kintsugi, di cui ne condivide la filosofia.

Ememem opere street art Life&People Magazine LifeandPeople.it

Le cicatrici che diventano bellezza da esibire

L’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la delicata lezione simbolica suggerita dall’antica arte giapponese del kintsugi. Una pratica giapponese che evidenzia le fratture, le impreziosisce, aggiungendo valore all’oggetto danneggiato. Consiste nel riunirne i frammenti rotti, dandogli un aspetto nuovo attraverso le cicatrici impreziosite. Ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile, per via della casualità con cui si frantuma e delle irregolari, ramificate decorazioni che si formano e che vengono esaltate.

Un’arte che rappresenta una meravigliosa metafora del concetto di resilienza.

Così come il “kintsugi” anche la street art del “Flacking” di Ememem, riesce a donare nuovo valore alle strade piene di buche o ai marciapiedi rovinati. Porta anche l’osservatore alla riflessione di come ogni individuo può contribuire ai problemi della comunità. Per la sua tecnica Ememem utilizza materiali diversi, come ceramica, legno e bitume; tramutando crepe, buche aperte e spazi antiestetici in vibranti mosaici, colorati e accattivanti. Per quanto possa sembrare una tecnica veloce e semplice, la creazione di questi piccoli capolavori richiede un’accurata abilità e tempo. Dallo studio del “vuoto” da colmare, alla scelta e ritaglio delle tesserine colorate; dal posizionamento degli intagli alle numerose ore di tempo richieste per l’asciugatura dell’opera.

Ememem è un artista con un acuto senso del colore, che è la caratteristica che colpisce all’istante; ma non sono solo i colori a rendere la sua arte così attraente; anche lo stile che è ogni volta diverso, per assecondare e abbracciare gli spazi da curare.

Ripara le ferite delle strade con poesia, colore e umorismo; la sua folle e minuziosa fantasia incanta.

Alcuni tracciano paralleli del suo lavoro con gli antichi mosaici romani e i classici lavori di piastrelle portoghesi e francesi. La prima città italiana nella quale l’artista ha curato le ferite è stata Terracina; lle sue opere, si trovano principalmente a Lione, ma anche a Parigi, Torino, Oslo, Scozia, Milano, Genova, Firenze o Madrid. Nella sua città, la sua arte è così apprezzata che quando la polizia lo trova al lavoro di notte, chiude un occhio e lo lascia fare. Mentre purtroppo da noi a Milano in zona Buonarroti e Sempione, hanno distrutto le sue opere, probabilmente rifacendo il manto stradale. Un gran peccato perché le maioliche colorate di Ememem parlano al cittadino con una energia dirompente carica di ottimismo; proteggono e allietano con la forza del colore, la monotonia delle tonalità urbane.

Ultimamente Ememem ha intrapreso un progetto di street art nel cantiere della nuova metropolitana Grand Paris Express.

Questo progetto è stato finanziato dalla Société du Grand Paris e le sue opere sono esposte gratuitamente fino al 31 agosto 2021. La sua arte, nata dalle strade, è arrivata fino alle gallerie e ai musei più prestigiosi: prestate attenzione a dove camminate.

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