Rocco Barocco, stilista napoletano di alta moda e prêt-à-porter, 3 anni fa ha festeggiato i suoi 50 anni di fulgida carriera. Ha sfilato nei più suggestivi luoghi romani: la scalinata di Piazza di Spagna, Piazza del Popolo, il Campidoglio, Fontana di Trevi, i Mercati Traianei, ma anche alla Milano Fashion Week. Oggi il marchio si è industrializzato in oltre 10 licenze tra borse, calzature, profumi, kids, home design e occhiali; apprezzati modelli di orologi da polso per donne e uomini.

rocco barocco stilista intervista esclusiva Life&People Magazine LifeandPeople.it

Lo stilista Rocco Barocco, in viaggio verso il “buen retiro” della sua villa a picco sui Faraglioni, si racconta in esclusiva a Life&People

  • Ischitano verace, settimo di nove fratelli, inconsapevolmente designato a vestire il mondo, malgrado la strada già tracciata dalla famiglia. Ci racconta l’affascinante storia dei suoi inizi, quasi da romanzo?

Ho iniziato adolescente, al mattino andavo a scuola, all’Istituto nautico di Procida; al pomeriggio lavoravo come commesso al Rino’s Shop di Ischia, a due passi dalla spiaggia, in estate tutto il giorno. Una mia amica e turista francese, comprese la mia passione per la moda e mi presentò a due stilisti connazionali che lavoravano a Roma. Era il 1962, loro si chiamavano Patrick de Barentzen e Giles; avevano un famoso atelier a Roma in via San Sebastianello, mi convinsero a trasferirmi nella capitale. Partii con loro con uno stage che non ero ancora maggiorenne e non tornai più.

  • Per la famiglia, avrebbe dovuto solcare il mare?

Sono un marinaio mancato, ho studiato per questo; lo desiderava mia sorella, fidanzata con un capitano di lungo corso. Ma ho scelto di navigare in altri mari, non era la mia rotta, la mia famiglia mi ha comunque e sempre sostenuto. Le scelte che si fanno per passione sono quelle che ti daranno felicità per tutta la vita.

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  • Nel 1964 dà vita con Giles ad un sodalizio che durerà dieci anni e nel 1974 apre il suo atelier a Roma. E’ da lì che nasce Rocco Barocco stilista?

Da autodidatta, ho avuto mentori che mi hanno instradato, ma era giunto il momento di percorrere la mia strada, di diventare artefice del mio brand. La notorietà e il successo sono arrivati dolcemente, è stato un passaggio del quale non mi sono neanche reso conto. La mia celebrità è cresciuta di anno in anno, sono stati tempi indimenticabili e unici. Il mio Atelier in Piazza di Spagna era un laboratorio di idee e innovazioni, frequentato dal jet set internazionale. A Cinecittà si giravano film italiani e produzioni cinematografiche americane, così ho avuto l’opportunità di vestire tante bellissime star e attrici. Ricordo con immenso piacere Liza Minnelli, Anna Magnani, Ute Lemper, Jacqueline Bisset, Elsa Martinelli, Mariangela Melato, Claudia Cardinale, Virna Lisi, Anita Ekberg e tante altre splendide muse che venivano per le mie creazioni charmant e fuori dagli schemi. Alla fine degli anni Settanta, diedi anche vita alla mia prima collezione di prêt-à-porter femminile.

  • Ci racconta dell’incontro con Anna Magnani?

Andai a consegnarle un capo nel suo hotel, quando aprì la porta della stanza indossava una sottoveste nera. Mi chiese come si sarebbe dovuta vestire e io le dissi che le sarebbe bastata la sottoveste; capo che poi divenne simbolo della mediterraneità ed emblema della sua carriera.

Nel ’96 venne scelto dalla produzione americana della serie “Beautiful”, per impersonare il ruolo di stilista italiano. Un segnale inconfutabile di ciò che Lei rappresenta a livello internazionale.

  • Ci racconta di questa esperienza e se c’è qualche aneddoto che merita di essere raccontato?

Fu un’esperienza molto piacevole. Fui contattato dalla produzione per girare alcune puntate della serie, nelle quali dovevo impersonare me stesso in un atelier sul Lago di Como. Ovviamente come le tipiche trame di Beautiful, ho vissuto una sorta di spy-giallo di intrighi e furti di idee che è finito con il tuffo di Sally Spectra gettata nel lago di Como. Mi sono divertito; nella vita non bisogna mai prendersi troppo sul serio, da buon partenopeo mi piacciono anche la leggerezza e l’ironia.

  • Napoletano, ischitano, ha una villa a Capri, adora Procida, vive e ama Roma. Che cosa rappresentano per lei questi luoghi e come si rispecchiano nella sua visione creativa?

Sono molto legato a tutti questi luoghi che riflettono una visione solare e mediterranea della moda e dell’eleganza, ma sono e mi sento anche molto cosmopolita. Ho avuto la possibilità di viaggiare moltissimo e di aprirmi ad orizzonti molto più ampi, la mia sfida è sempre stata creare uno stile italiano adatto a tutte le donne del mondo.

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  • Qual è il segreto del suo successo?

Il lusso misurato: è un valore interiore che azzera il tempo. La mia è una moda femminile ma lontana dagli eccessi, aristocratica ma ancorata alla concretezza. L’eleganza senza sforzo, il senso dell’unicità che nasce dal dialogo tra l’expertise artigianale e le più moderne tecnologie.

  • Ha sempre esaltato una donna sensuale, ironica e non conformista. La sua è un’aristocratica visione della bellezza, i canoni della femminilità sono cambiati?

E’ cambiato il modo di vivere e quindi anche di vestire. Corriamo e andiamo di fretta, tutti. Le donne un tempo si vestivano naturalmente in modo elegante, oggi rifuggono l’idea di apparire adulte imitando le figlie adolescenti. Siamo cambiati, assolutamente. E’ un mondo voracemente consumistico che ha abbassato il livello qualitativo, al quale non tutti appartengono. Siamo in pochi a proporre qualità sfuggendo alle logiche della globalizzazione del fast fashion… Ma io ci credo.

  • Sandra Milo, una sua carissima amica ha indossato uno sfolgorante abito rosso con bustino al David di Donatello. La dimostrazione vivente che l’eleganza e la femminilità non hanno età?

Lo stile sta nell’equilibrio del proprio essere e Sandra è una donna meravigliosa dentro e fuori. Forte e fragile nello stesso tempo, una vera professionista, colma di ironia e gioia di vivere. Ha scelto un abito che rispecchia la sua personalità, indossandolo con naturalezza ed è per questo che ha solo esaltato ciò che è già in lei.

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