La BBC ha annunciato un nuovo tributo alla vita del frontman dei Queen intitolato “Freddie Mercury: A Life in Ten Pictures” un documentario su Freddie Mercury diretto dall’amico e giornalista David Wigg. Un punto di vista inedito e rivelazioni shock che ci lasciano a bocca aperta.

Scomparso nell’ormai lontano 1991 Freddie Mercury ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica ed ad oggi riesce ancora a far parlare di sé.

Questa volta lo fa grazie all’ultimo cortometraggio prodotto dalla BBC.

Un percorso a puntate che rivela i dettagli più intimi della sua vita attraverso dieci fotografie e le testimonianze di coloro che sono stati ritratti in esse.

Fra le persone interrogate, compaiono i nomi di Elton John e quello di David Wigg che si è anche occupato della direzione del documentario stesso.

Giornalista del Daily Express, Wigg fu un grande amico di Freddie, nonché l’unico membro della stampa britannica a cui quest’ultimo permetteva di potersi avvicinare.

Il cantante era molto restio a parlare di se stesso e del suo privato, ma riponeva estrema fiducia nell’amico, infatti, gli confessò dei dettagli segreti riguardanti la sua malattia che gli chiese di tenere per sé e non pubblicare mai.

Egli mantenne le confidenze tali, fino ad oggi.

«David, sei mio amico e voglio dirti le cose come stanno, ma non devi scriverlo nel tuo articolo»,

cosi disse Freddie Mercury a David Wigg, 18 settembre 1987

La vita inedita di Freddie Mercury: tra malattia e speranza

Secondo quello che viene confessato dal giornalista, presente al celebre compleanno svolto ad Ibiza nel 1987, Mercury al tempo da mesi sapeva di aver contratto l’AIDS.

Proseguendo nel racconto ci rivela che la decisione di nascondere il malessere fisico alla stampa non era solamente dipeso dalla sua estrema riservatezza, ma anche da un disperato desiderio nei confronti dell’avvento di una possibile cura.

Ciò che rattrista maggiormente è che le speranze riposte si sarebbero potute esaudire, se quel “grande mostro” non lo avesse divorato così velocemente e gli avesse concesso qualche anno in più.

I primi farmaci per trattare il virus dell’HIV vennero scoperti e sperimentati verso il 1995 e la terapia antivirale divenne standard dal 1996.

Fu testato che i trattamenti erano in grado di abbassare sensibilmente la mortalità di chi aveva contratto l’AIDS.

Freddie, ha proseguito con la scelta di non dichiarare ai giornali la sua condizione, anche se, già durante l’esibizione dei Queen ai Brit Awards svolta nel 18 febbraio 1990, lo mostrava in condizioni drammatiche.

L’annuncio ufficiale venne pubblicato solo il giorno prima della sua morte, accaduta il 24 novembre 1991.

La partecipazione dell’amico Elton

David Wigg

non era l’unico a conoscere la condizione dello showman.

Un’altra persona molto vicina ne era conscia, stiamo parlando del famosissimo Elton John.

Egli ha accompagnato Mercury fino agli ultimi istanti.

Durante l’intervista ci descrive un uomo genuino, solare che nonostante la condizione non perdeva occasione per ridere e scherzare.

«Non poteva più alzarsi dal letto, ma era sempre Freddie, irriverente, spiritoso e determinato più che mai a non permettere che niente gli impedisse di essere sé stesso»

E continua

«Mi guardava e mi diceva: “Hai sentito l’ultimo album della Signora Bowie, mio caro? Pensi che lei se la stia cavando bene?” Era incredibile, assolutamente straordinario»,

le parole di Elton John.

Quei tratti di un persona così autentica e simpatica vengono condivisi anche dal fotografo e stretto collaboratore Richard Young:

«Freddie ha affrontato la malattia con grande dignità e senso dell’umorismo. In nessun momento voleva sentire di essere in una situazione disperata».

Documentario Freddie Mercury Life&People Magazine LifeandPeople.it

Bohemian Rhapsody: un film che ripercorre la storia della band

Se la curiosità è molta e dopo aver visionato le tappe più celate della vita del frontman dei Queen non siamo ancora soddisfatti, non ci resta che vedere, se non lo abbiamo ancora fatto, la biopic ‘Bohemian Rhapsody‘ di Bryan Singer.

Un omaggio alla carriera di una delle band più impattanti del ventesimo secolo.

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