“La bellezza è nell’imperfezione” diceva Leonard Cohen. Un’affermazione che potrebbe sembrare quasi provocatoria all’interno di un mondo sempre più rivolto al design standardizzato, e che ricerca la sua massima espressione di bellezza nella perfezione assoluta. Qui, si fa sempre più spazio una filosofia senza tempo, il Wabi Sabi: uno stile di arredo che esalta il bello dell’imperfezione e l’eleganza della semplicità.

Wabi Sabi: cos’è e da dove deriva?

Questa nuova tendenza affonda le sue radici nella cultura giapponese. Il termine “Wabi” rappresenta l’idea di vivere in armonia con la natura, apprezzando la semplicità e l’umiltà. “Sabi”, d’altra parte, riflette sullo scorrere del tempo e sulla bellezza che emerge con l’invecchiamento. Insieme, questi concetti ci invitano ad accettare l’impermanenza della vita e a trovare valore nelle imperfezioni che essa comporta. Lontano dagli eccessi e dalla sovrabbondanza, l’ambiente si spoglia dai dettagli superflui per lasciare spazio all’essenza. Un mobile segnato dal tempo, un piatto in ceramica con una venatura irregolare, una parete volutamente ruvida: tutto racconta una storia, e sta proprio a noi carpirne la bellezza.

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Materiali naturali: la scelta consapevole per un design autentico

Il dècor design basato sulla filosofia del Wabi Sabi predilige – poiché strettamente connesso con la terra – materiali naturali e grezzi, capaci di raccontare la loro origine. Il legno non viene trattato per sembrare nuovo, ma lasciato invecchiare per mostrare le sue venature più belle. La terracotta, la pietra, la carta grezza e il bamboo sono scelte predilette per creare ambienti in cui l’artificio non trova spazio. Anche l’argilla modellata a mano, con le sue forme imperfette, è una presenza ricorrente. La lavorazione artigianale è centrale in questo tipo di estetica: si celebra il gesto umano, il savoir faire degli operai che garantisce maggiore qualità ai prodotti di design. Per questo, ogni pezzo è unico e irripetibile, e aggiunge un ulteriore valore all’oggetto acquistato.  In questo senso, il Wabi Sabi è anche una forma di resistenza contro la produzione in serie e la cultura dell’omologazione.

Colori soft e luce soffusa: creare atmosfere accoglienti

Fondamentale è ricordarsi che il colore non serve a colpire, ma a calmare. Dunque, i colori scelti sono tendenzialmente tenui e polverosi, mai sgargianti. Si prediligono infatti sfumature neutre: beige caldo, bianco sporco, grigi naturali, toni della terra. Amatissimo è anche verde menta! Invece, se non siete amanti delle palette troppo terrose, si possono utilizzare tonalità pastello come il rosa antico o carta da zucchero, ideali per le pareti e gli arredamenti tessili come cuscini e coperte.

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Per quanto riguarda la luce, in una casa Wabi Sabi che si rispetti prevalgono gli ambienti in penombra e le luci calde, un pò soffuse, che aiutano a creare un’atmosfera calda e accogliente. Lampade in carta di riso, candele, lanterne: tutto contribuisce a costruire un’atmosfera raccolta e serena.

La sostenibilità come parola chiave

Tra palette terrose, richiami alla natura, materiali grezzi e mobili antichi dalle superfici imperfette, la sostenibilità si rivela il cuore pulsante dell’estetica Wabi Sabi. Oggi ciò che è vintage o vissuto viene percepito come più affascinante, proprio perché porta con sé una storia, un’impronta del tempo che lo rende unico. È il fascino dell’imperfezione, delle cose usurate, che acquistano valore e significato agli occhi di chi le osserva. In questo senso, il Wabi Sabi promuove un interior design etico e consapevole, che abbraccia l’autenticità e il passare del tempo. Il recupero e il riutilizzo degli oggetti diventano scelte estetiche ma anche politiche, in netta opposizione alla logica consumistica dell’obsolescenza.

wabi sabi lifestyle Life&People Magazine LifeandPeople.itUn ultimo consiglio? Non dimenticatevi di inserire un elemento nella stanza che richiami la natura: qualche pianta (rigorosamente vera) sarà perfetta per incorniciare l’atmosfera e completare l’equilibrio visivo e sensoriale dell’ambiente.

Esempi di WS design in giro per il mondo

Se la filosofia del Wabi Sabi vi affascina, lasciatevi ispirare da chi l’ha saputa tradurre in spazi iconici. Axel Vervoordt, ad esempio, è considerato uno dei principali interpreti contemporanei del Wabi Sabi in Occidente, ed ha progettato il Greenwich Penthouse a New York: un rifugio sospeso dove materiali naturali, luce morbida e linee essenziali evocano un profondo senso di calma e connessione con la natura.  Di origini giapponesi, invece, è Koichi Futatsumata, designer e architetto giapponese, fondatore dello studio Case-Real. I suoi progetti  incarnano alla perfezione l’estetica Wabi Sabi con grande sensibilità: uso di legni grezzi, spazi silenziosi e imperfetti, e un forte legame con la tradizione artigianale nipponica.

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