Lewis Hamilton, un predestinato in vetta al mondo

//Lewis Hamilton, un predestinato in vetta al mondo

Chi vive oggi ha la fortuna di assistere a un’epoca storica, anche in Formula Uno.

Non saranno più i tempi di campioni come Mansell, Prost, Lauda, Senna e Schumacher, ormai lontani. Ma che Lewis Hamilton sia uno dei grandi del circus mondiale e ormai faccia parte della storia di tutti gli sport motoristici, non c’è più dubbio. In pochi anni ha scalato tutte le classifiche e di lui si parlerà ancora per decenni.

Forse i tifosi italiani non sanno apprezzarlo del tutto, per via della sua rivalità con la Ferrari e le vittorie conquistate negli anni a scapito della Rossa di Maranello, ma tutti i veri sportivi vedono in lui un campione vero, che può fare affidamento su una vettura che è sinonimo di sicurezza.

Già da giovane Hamilton ha fatto capire di essere un predestinato, uno che se si pone un obiettivo poi fa di tutto per raggiungerlo, e alla fine ci riesce. Tutto grazie ad una grandissima forza di volontà che fin da piccolo ha messo in mostra.

All’età di sei anni scoppia l’amore per i motori e soprattutto per le auto. La curiosità? Il merito è di suo padre, che gli regala un automodello elettrico. Già a 10 anni incontra una delle persone più influenti del circus, che lo porterà poi in cima al mondo. Ron Dennis, grande capo della McLaren che nel 1998 lo inserisce all’interno del Young Driver Development Program, un progetto voluto dalla scuderia inglese per far crescere giovani piloti di talento. E Ron Dennis ci aveva giusto: arriva in Formula Uno a soli ventidue anni, esordisce il 18 marzo 2007. E’ il pilota più giovane ad arrivare nel campionato motoristico più importante al mondo con la McLaren. E subito rischia di entrare nella storia come il più giovane vincitore di un campionato mondiale. Non ce la fa per un soffio: all’ultimo Gran Premio, sul circuito brasiliano di San Paolo, il titolo se lo aggiudica il ferrarista Kimi Raikkonen. Secondo in classifica il debuttante Hamilton, terzo Fernando Alonso. Ma il titolo mondiale arriva l’anno seguente: a soli 23 anni, 9 mesi e 26 giorni è il campione più giovane di sempre in Formula 1.

Passano ben sei anni prima di rivederlo conquistare il titolo di campione del mondo: nel 2014, al suo secondo campionato con la Mercedes, colleziona trecentottanquattro punti, classificandosi davanti al compagno di squadra Nico Rosberg. 2015, altra stagione, stesso finale: il titolo arriva in anticipo, già nella gara sul circuito texano di Austin. La stagione 2016 gli riserva una delusione: Lewis viene battuto dal suo compagno di squadra Nico Rosberg che annuncerà il suo ritiro poche settimane dopo. Hamilton però da questa sconfitta riparte, per andare a conquistare l’ennesimo titolo nella stagione appena conclusa, battendo la Ferrari di Vettel, il compagno di squadra Bottas e le Red Bull di Ricciardo e Verstappen.

E’ nella storia, e non solo per il numero di campionati mondiali conquistati: quattro fin qui, ma la lista potrebbe allungarsi ancora per molto, dato che a giorni compirà trentatré anni e avversari più forti di lui non si intravedono all’orizzonte. E’ vero, ci sono i Vettel, i Verstappen, piloti di grandissimo valore e talento, ma Hamilton ha dalla sua anche un ottimo feeling con la sua auto, la Mercedes, e il suo team, guidato in maniera magistrale dall’austriaco Toto Wolff. E’ nella storia, si diceva, anche per il numero di Gran Premi vinti,  sessantadue (secondo solo a Schumacher), e sono ben centodiciasette le volte in cui è salito sul podio. Ormai la notizia non è più quando vince o arriva tra i primi tre al traguardo, ma quando non ce la fa, magari per problemi meccanici o errori alla guida molto rari per un campione come lui.

Ora la domanda che tutti si fanno non è “qualcuno riuscirà a batterlo quest’anno?”. Piuttosto sarebbe meglio chiedersi per quanto tempo lo vedremo ancora in cima alle classifiche mondiali. In fondo le novantuno vittorie ed i sette mondiali di Schumacher, pilota più vincente di tutti i tempi, non sono poi un traguardo così lontano da raggiungere per Lewis, partito da Stevenage e ora in vetta al mondo.

Giovanni Bruscia

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